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Madre Teresa, quando voleva costruire una casa, faceva una piccola buca nel terreno, ci metteva una medaglia della Madonna e diceva “Lei mi preparerĂ il terrenoâ€?. Ed andava sempre bene.


Padre Matteo Ricci ha avuto una grande intuizione: un cinese che diventa cristiano non deve diventare europeo. Ăˆ stato un profeta. Ha lasciato alla Chiesa il messaggio che, bisogna inculturare la fede in tutti i linguaggi e in tutte le culture. Il suo esperimento per secoli non ha avuto seguito. Ulderico Lambertucci ha voluto riprendere in qualche modo il filo che si è spezzato con la sua morte e ci ha costruito sopra uno straordinario pellegrinaggio.


Ho conosciuto Ulderico quando ero delegato pontificio presso la Santa Casa di Loreto. Mi ha colpito subito per la sua semplicità, per il suo entusiasmo e per la sua gioia di vivere. Alcuni anni

autorità. Eravamo tutti in piazza. Era stato annunciato: “Sta per arrivare!”. Tutti pronti per andargli incontro e quando arriva nella piazza… non guarda nessuno, non saluta nessuno, ma sfreccia dentro al santuario e va ai piedi della Madonna a dirle un’Ave Maria. Poi esce, tutto sudato e trafelato, e saluta tutti noi scusandosi: “Prima la Madonna, poi voi!”. Nel mese di gennaio del 2006, Ulderico mi ha chiesto di ricevere una benedizione in San Pietro, perché intendeva andare a piedi in Cina, fino alla tomba di Matteo Ricci di Macerata, come lui stesso è di Macerata. fa, partì a piedi da Loreto per Quando mi espresse questo raggiungere Lourdes e Fatima. desiderio, questo progetto di Dopo molto tempo, io lo atten- andare in Cina, gli dissi: “Uldedevo a Loreto perché mi era stato rico, la cosa mi sembra esagerata, preannunciato il suo ritorno. mi sembra eccessiva”. E lui: “Ce Chiamai il sindaco e varie altre la faccio! Vado in Cina e parto

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S.E. Card.

Angelo Comastri


da San Pietro, perché so quanto sono difficili le relazioni tra la Cina e il Papa, la Chiesa cattolica, il centro della Chiesa cattolica che è Roma. Io posso far poco”. “Un grande viaggio a piedi mi sembra già qualcosa”, aggiunsi io. E lui: “Cosa posso fare?”. Io gli dissi: “Ulderico, Madre Teresa di Calcutta quando voleva ‘occupare’ un luogo, quando voleva costruire una casa da qualche parte, faceva una piccola buca nel terreno e ci metteva una medaglia della Madonna e diceva: ‘Lei mi preparerà il terreno’. E andava sempre bene. Io ho dodici medagliette miracolose della Madonna, che era tanto cara a Madre Teresa, te le do. Quando arrivi al confine cinese tu lasci la prima e poi le lasci via via andando avanti. L’ultima la lasci alla tomba di Matteo Ricci”.

Padre Matteo Ricci è stato un missionario coraggioso, che è andato in Cina sull’onda dell’entusiasmo suscitato da San Francesco Saverio, che ha aperto delle strade straordinarie al cattolicesimo in Asia. Il missionario maceratese ha seguito quelle orme ed è morto nel 1610. Arrivato in Cina, lui ha avuto una grande intuizione: ha capito che un cinese che diventa cristiano non deve diventare europeo, come un africano che diventa cristiano non deve diventare europeo. Ha diritto di esprimere l’unica fede nella lingua cinese e nella cultura cinese. L’intenzione dunque era rettissima, poi nell’attuazione ci sono stati dei problemi, forse anche delle esagerazioni. Per cui quell’esperimento ha infuocato la discussione per tutto il 1600 e la prima parte del 1700, e pur-

troppo è stato fermato. Oggi nessuno ha dubbi sull’inculturazione della fede. Allora forse non eravamo pronti. Matteo Ricci è stato un profeta. E ha lasciato alla Chiesa questa intuizione: bisogna inculturare la fede, bisogna dire l’unica fede in tutti i linguaggi e in tutte le culture. E’ questa la grande eredità di Matteo Ricci e Ulderico, uomo semplice, sa chi è Matteo Ricci perché è nato a Macerata ed è la gloria della sua città. Ha voluto riprendere in mano il filo che si è spezzato con la morte di Matteo Ricci. E con la sua semplicità ci ha messo sopra un grande e incredibile pellegrinaggio da Roma a Pechino, perché diventasse una preghiera per riattaccare quel filo: perché la Cina ritrovi la strada che porta a Gesù Cristo. 7

Vicario Generale del Santo Padre per la Città del Vaticano


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Franco Capponi


Quando, da Sindaco di Treia, ad Ulderico Lambertucci, reduce da uno dei suoi tanti pellegrinaggi mariani, consegnai un libro su Padre Matteo Ricci non immaginavo certo che, quello che i media definivano maratoneta di Dio, sarebbe un giorno arrivato a piedi a Pechino ripercorrendo i suoi passi. Ulderico già meditava da tempo un’impresa epica e sapeva che non avrebbe potuto compierla da solo o con il semplice aiuto di familiari ed amici. Pensò di coinvolgermi: siccome ero stato io, involontariamente, ad accendere la scintilla mi parlò del suo progetto, chiedendomi aiuto per realizzarlo. Provai a dissuaderlo prospettan-

do difficoltà fisiche, economiche, organizzative: niente da fare. Nel giugno del 2005 costituimmo l’Associazione Il Maratoneta, cui aderirono in molti, e cominciammo a cercare sponsor, contattare le associazioni Italia-Cina e Marche-Russia, l’agenzia Romana Socialtur, Antonio Cosimo De Biasio, profondo conoscitore della realtà cinese. Tante le riunioni, tanti i viaggi, i contatti compreso quello con Daniele Morini, giornalista, che ci assicurò la copertura televisiva. Ulderico, nel frattempo, si preparava. Aveva già deciso la data della partenza ed ipotizzato di arrivare a Pechino entro ottobre, in modo da poter ritornare in tempo per raccogliere le olive del suo campo. Aveva scelto, come compagni di avventura Zamir Dekavelli e Ferdinando Stacchiotti. Per fortuna avevamo già provveduto

a camper, attrezzatura per riprese e comunicazioni, visti. Il resto è storia: Ulderico ha percorso in soli sei mesi circa 12.000 km da Macerata a Pechino. Questo volume, che lui e Ferdinando hanno voluto a ricordo dell’impresa, ne è la prova. A me, come presidente dell’Associazione l’onore ed il piacere di ringraziare Ulderico Lambertucci e tutti coloro che hanno reso possibile la sua impresa, entusiasta del risultato ottenuto, che ha premiato le sinergie e dato lustro a tutte le componenti, all’intero territorio provinciale e regionale. L’attività dell’Associazione non si è chiusa a Pechino: per tutto il tempo che Ulderico vorrà dedicare ancora ad imprese di questo valore sportivo e morale noi ci saremo. Ad maiora!!! 9

Presidente dell’Associazione Il Maratoneta


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Luigi Santalucia


ogni barriera di lingua e credo religioso. Di solito sono schivo e cerco di limitare al minimo la partecipaL’unico modo giusto di superare zione alle cerimonie, fatte salve il limite è quello di farlo attraverso quelle protocollari. l’esaltazione dei valori umani e In ambasciata a Pechino, quella morali di fondo: questo insegna fascia tricolore indossata per l’impresa di Ulderico Lamber- accompagnare Ulderico, mi ha tucci. fatto sentire come se a tutta la città Quando nell’agosto del 2006 di Treia, che rappresentavo, fosse ci è corso incontro in Piazza stata consegnata una medaglia Tiananmén ho provato un’emo- al valore. Il valore umano. zione grandissima nonché tripla. Da amico, ho condiviso con lui Come sindaco di Treia, sua città la realizzazione del sogno. natale, sono stato più che fiero In quanto modesto podista della di quest’uomo che portava un domenica, di quelli per cui due pezzo della nostra storia in un sgambate sono soprattutto sinolembo di mondo dalle tradizioni nimo di relax insieme agli amici, e dalla cultura completamente ho provato grande ammirazione diverse da quelle occidentali per l’atleta. dove di un altro maceratese ec- Ho sentito tanti ragazzi, e non cezionale, oltre 400 anni, fa solo di Treia, dire nel linguaggio avevano apprezzato intelligenza tipico della loro età che Ulderico e valori umani andando oltre è un mito: hanno ragione.

Nel mito Ulderico ci è entrato piano e, come è suo costume, discretamente, senza clamori, solo in virtù di fatica, entusiasmo, fede. Quando noi dell’Associazione Il Maratoneta, giustamente preoccupati dalla portata dell’impresa, pensavamo che avremmo avuto il tempo per lavorare al meglio, Ulderico, proprio come quando si corre insieme sulle strade della provincia o in qualche maratona, ci ha spiazzato tutti. Aveva già scelto itinerario, compagni di viaggio, data della partenza. La sua voglia di fare ha trionfato su tutti i possibili ostacoli organizzativi e tecnici: un esempio di grande determinazione e sacrificio di cui mi piace pensare i ragazzi facciano ogni giorno tesoro. Grazie Ulderico. 11

Sindaco di Treia


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Renzo Galassi


L’uomo che non sente la fatica. “La vita - diceva il mio Maestro messicano Proceso Sanchez Ortega - è un susseguirsi di fatti e di eventi. I fatti rappresentano il normale scorrere della vita quotidiana e normalmente passano inosservati. Gli eventi sono situazioni straordinarie che precipitano sul normale andamento della quotidianità lasciando un’orma, un ricordo, un’impressione e determinando un cambiamento nella precedente struttura psichica del soggetto.Un evento può essere un’emozione piacevole o spiacevole, luttuosa etc, ma sempre emotivamente forte.” Ulderico Lambertucci con la sua

semplicità nel compiere imprese erculee dovrebbe avere la vita costellata di “eventi”, invece grazie alle sue doti naturali, riesce con la sapienza della semplicità a trasformare situazioni epiche in fatti di ordinaria vita quotidiana. Costeggiare la Grande Muraglia cinese o arrivare ai piedi della basilica di Santiago de Compostela dopo mesi di fatica da girone dantesco per lui è come aver raccolto una manciata di olive da uno dei suoi numerosi, preziosi alberelli del suo podere. È per questo che, quando mi definisce il suo medico, aiutante nelle sue imprese, mi fa sorridere perchè, al di là di un pò di aiuto che la straordinaria medicina omeopatica può dare, lui con i suoi “talenti” naturali riesce a fare tutto da solo.

Il messaggio che ci può arrivare dalle sue imprese è che la tenacia, la passione (che Carl G. Jung definiva Libido) e la fede nelle proprie idee può realmente spostare le montagne. Ulderico è un esempio da seguire, non tanto nella corsa perchè per ognuno di noi sarebbe “letale”, ma nella PERSEVERANZA che è la sua più grande caratteristica psicologica e che lo ha reso capace di compiere le imprese finora portate a termine. Auguriamoci che soprattutto i bambini ed i ragazzi troppo spesso cresciuti con i falsi miti delle spazzature mediatiche tipo “Isola dei Famosi”, possano apprezzare questo Piccolo Grande Uomo che, nello sforzo e nel sacrificio, ha forgiato il suo temperamento di Vincente e Realizzatore della sua progettualità. 13

Segretario generale Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis. Direttore Accademia Omeopatica Hahnemanniana Marchigiana.


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Nazzareno Rocchetti


Un fisico asciutto dal duro lavoro di tutti i giorni e da una grande passione, un volto semplice su cui risplende sempre un tenero sorriso, due occhi in cui ci si può rispecchiare vedendosi meglio di ciò che si è realmente. Una grande passione per la corsa e una fede “granitica”. L’ascoltare, sicuramente, non è la sua dote migliore, ma la sua forza ha dell’incredibile. Peccato che la scienza non abbia ancora potuto studiare le sue potenzialità, una macchina davvero straordinaria. Ulderico, un libro bianco, come se la sua verginità fisica sia stata preservata da una vita correttissima, priva del minimo stravizio. Nella mia carriera di massaggiatore ho visto e conosciuto tantissimi atleti e grandi campioni; Ulderico è uno di loro. 15

Fisioterapista, ex massaggiatore della Nazionale Italiana di Atletica Leggera


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Daniele Morini


E’ stata un’avventura davvero incredibile. Per Ulderico, ma anche per tutti quelli che gli sono stati vicini in questa impresa. Con una punta di orgoglio mi ci metto anch’io, con lo spirito di chi può dire il fatidico “Io c’ero!”. Non ero al fianco di Lambertucci, come lo sono stati Zamir e Ferdinando, lungo tutti e 12 mila i chilometri percorsi. Ma ho avuto il grande piacere, grazie alle immagini dell’ottimo telecineoperatore Federico Borghesi, di poter raccontare in tv (nel diario di viaggio trasmesso da Sat 2000 e nella rubrica “A Sua immagine” di Rai Uno) tutti i dettagli di un pellegrinaggio davvero insolito. Cui è sempre piacere riandare con la memoria…

Ulderico ha lasciato l’Italia, portando con sé Marco Polo, Odorico da Pordenone e, soprattutto, Matteo Ricci. Tutti legati a doppio filo con la meta del suo viaggio: la Cina. Ricordo con emozione gli ultimi chilometri lungo le strade di Pechino. Per Ulderico una passeggiata e allo stesso tempo una parata trionfale, in solitudine come tutto il resto del viaggio. Sembrava un’impresa folle, ma chi Ulderico Lambertucci lo conosce bene avrebbe scommesso qualsiasi cosa. Lui – hanno detto – in Cina ci arriva prima con la testa e poi con le gambe. Dopo l’incontro con gli amici arrivati dall’Italia, un gesto intimo e personale nella chiesa che più di ogni altra è legata alla figura di padre Matteo Ricci. Nella Cattedrale sud di Pechino, edificata dove Ricci aveva costruito

la sua casa, ha lasciato la piccola statua della Madonna di Loreto. L’immagine che lo ha accompagnato per tutto il viaggio dall’Italia alla Cina. Chissà quali pensieri – mi sono chiesto più volteo – ci sono nella testa del maratoneta, nel cuore dell’uomo, che con tutti i suoi limiti ha offerto a Dio, a Matteo Ricci e alla Vergine di Loreto questa sua impresa. Eccezionale e umanissima al tempo stesso, che da solo forse Ulderico non avrebbe concluso, come ha fatto invece con l’aiuto e il sostegno di tanti amici e concittadini. Per sei mesi, ha lasciato tutto – famiglia, lavoro e ogni scampolo di vita quotidiana – per inseguire una meta lungo un tragitto che forse ricorderà come un sogno. Un sogno così reale da essere quasi incredibile… 17

Giornalista


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Ulderico Lambertucci


Molti mi hanno chiesto di lasciare un ricordo della mia impresa. I giornali sono stati prodighi di notizie. La radio, con la seguitissima trasmissione di Radio 2 Caterpillar, mi ha intervistato con cadenza quotidiana. Le televisioni hanno dato ampio risalto, soprattutto Rai Uno nel palinsesto di A sua immagine e Sat 2000 con 10 puntate monografiche realizzate da Daniele Morini. Il sito www.incinaapiedi.it è ancora oggi frequentatissimo. Ma un libro è tutt’altra cosa: non hai bisogno di nessun supporto al di fuori dei tuoi occhi e, quando come questo, è ricco di immagini, il messaggio che lascia è immediato. Ecco perchè pubblico questo volume.

Quando, con Paolo Bartoloni e Lorella Sampaolo di empatia comunicazione che hanno curato l’ edizione, ho rivisto migliaia di fotografie per scegliere le più significative, mi sono reso conto che la mia impresa è stata talmente un tutt’uno con me che mi ricordo ancora oggi la perfetta cronologia del percorso, i nomi delle località, dei monumenti, dei personaggi riprodotti da ciascuna foto Con il ricordo nel cuore di ciascuno dei centonovanta giorni che hanno contrassegnato il percorso e con la gratitudine verso il Cielo e verso gli Uomini che hanno consentito questo successo, mi accingo, ora, ad intraprendere una nuova avventura, quella di percorrere, sempre a piedi, il cammino che porta da Roma a Gerusalemme: partirò da Piazza San Pietro il giorno di Capodanno del 2008 confidan-

do di arrivare a Gerusalemme il 14 aprile. Da buon cristiano, intendo compiere uno dei pellegrinaggi che dovrebbero contrassegnare la vita di ogni credente in Cristo, quello di raggiungere la Città dove si è conclusa la vita terrena di Gesù ed è iniziata la vita eterna di ciascuno: la Santa Gerusalemme, con la consapevolezza di poter fare ben poco per eliminare guerra e violenza, ma con la certezza della grande importanza del messaggio di pace di cui sarò portatore. Nella semplicità di una comune persona di sessant’anni, vorrei accendere una speranza di pace a Roma, nel cuore del cattolicesimo, e portare quella flebile fiammella fino a Gerusalemme e Betlemme, dove la storia della speranza e della pace è cominciata, oltre duemila anni fa. 19

Maratoneta


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Ferdinando Stacchiotti


Questa mia esperienza di vita l’ho vissuta con tale condivisione dei valori testimoniati attraverso il nostro viaggio da volerla dedicare ai miei straordinari nipoti. Ai miei tesori Alessandra e Ruggiero, attraverso cui ho capito che nemmeno la disperazione può e deve scalfire la fede. Ai miei tesori Costanza e Tobia, che sono molto divertenti e fanno della mia vita una splendida avventura. Mi auguro che quando saranno abbastanza grandi da leggerlo e capirlo, il libro contribuisca non solo a mantenere vivo il ricordo del loro nonno, ma anche ad ascoltare, attraverso il racconto della mia esprienza la voce del cuore, la sola che ha la virtù di abbattere qualunque confine. A voi nipoti grazie di cuore. Con voi l’esistenza è un dono d’amore. 21

Accompagnatore


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Zamir Dekavelli


Che i valori testimoniati da Ulderico Lambertucci siano valori di fondo con cui affrontare le sfide di un mondo sempre più globalizzato lo sperimento sulla mia pelle. Sono albanese, quindi immigrato che fa i conti quotidianamente

cartelli sempre più incomprensibili e gente eccezionale che ho vissuto un pezzo di storia e ho messo importanti tasselli nel mio puzzle di vita. Io, che da oltre 10 anni costruisco l’omologazione alla quotidianità, ho vissuto per così tanti giorni della dimensio-

con la diffidenza e i pregiudizi. Ogni cosa mi è costata sempre almeno il doppio: trovare lavoro, farmi degli amici, trovare casa. Quando Ulderico mi ha proposto di segurilo, ho accettato con entusiasmo perché li condivido. L’esperienza è stata straordinaria e non solo perché ho visto una gran parte di mondo, ma soprattutto perché è in quei pochi metri quadrati di camper, nella neve e nella polvere, tra

ne dello straordinario che ho avuto ulteriore conferma di una cosa importante: è bene avere un fine verso cui dirigersi, ma quello che conta è il cammino. Grazie Ulderico.

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Accompagnatore


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La tua missione è il sentiero luminoso che stai percorrendo. Non importa quanto sia buia la notte che ti circonda. Richard Bach


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4 febbraio - 12 agosto L’ITINERARIO


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Sono le 9.10. Don Natale Branchesi fa suonare le 28 campane a distesa. Il sindaco Luigi Santalucia e Franco Capponi, presidente de Il Maratoneta, motore e supporto organizzativo della spedizione, rifiniscono gli ultimi dettagli. Ferdinando Stacchiotti e Zamir Dekavelli, compagni di viaggio sistemano il carico del camper che farĂ da campo base. Ci siamo, si parte.


sabato 4 febbraio TREIA Fa freddo e le mani se ne accorgono anche se il calore della mia famiglia e degli amici mi circonda. Delia, mia moglie, ed i miei figli, Lucilla e Leonardo, mi hanno fatto un grande regalo: condividere con me questo sogno. Li lascio alle prese con il lavoro e la preoccupazione di sapermi in capo al mondo, ma non mi negano la possibilità di realizzarlo. Lo stretching mi serve soprattutto per trovare la concentrazione. Alcuni amici podisti correranno con me fino a Macerata. Da qui, nel 1577 è partito per la Cina Padre Matteo Ricci.

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Ci siamo. Ulderico Lambertucci, quasi 60 anni, imprenditore edile, maratoneta per passione, va in Cina. A piedi.


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In Cina come Padre Matteo Ricci Padre Matteo Ricci, maceratese, gesuita, cartografo, astronomo e letterato, parte da Roma nel maggio del 1577 per evangelizzare la Cina. Il suo nome figura tra i pochi stranieri presenti nell’Enciclopedia Nazionale Cinese. Ha carisma e capacità di entrare in empatia con il prossimo fuori dal comune oltre ad una moderna visione degli effetti negativi del colonialismo nel rapporto tra i popoli. Impara il cinese così bene da scriverlo correttamente. Per vincere la diffidenza si rasa barba e capelli, veste l’abito dei bonzi buddisti e cambia il nome in Li Madou. Più tardi i cinesi, conquistati, gli daranno l’appellativo di Xitai, Maestro del Grande Occidente. Padre Matteo Ricci, da uomo e

religioso di grandisima cultura qual è, introduce in Cina teologia, filosofia, letteratura, scienze e arti occidentali, componendo opere incluse nella selezione dei capolavori universali della letteratura cinese di tutti i tempi. La prima è Discorso sull’amicizia, in cui presenta il pensiero dei principali autori dell’Occidente. Quindi rinnova il suo contributo a quella che oggi viene definita integrazione traducendo in latino i principali scritti confuciani. Nel 1601 l’imperatore gli apre la Città Proibita e, con lui, entrano opere e manufatti sconosciuti: carte geografiche da cui si vede che la Cina è solo una parte del mondo, quadri ad olio, orologi meccanici, clavicordo, libri dalle splendide rilegature, prismi, stoffe, monete e cristalli d’Europa.

Vive dieci anni alla corte Ming, con il titolo di mandarino, sostenuto dal pubblico erario. Alla sua morte, l’imperatore, per la prima volta nella storia della Cina, concede il terreno per la sepoltura dello straniero all’interno della Città Proibita. Cosa ha permesso a padre Matteo Ricci di entrare così profondamente in sintonia con l’anima cinese? La capacità di riconoscere la Cina come un altro mondo e non una mera estensione geografica con organizzazione socio-politica. La sua è una grande opera di apertura resa possibile dalla forza persuasiva e travolgente del suo umanesimo filosofico e scientifico. Un percorso, detto di inculturazione, su cui la Chiesa molto si confronterà per tutto il XVII secolo senza riuscire a ripetere la straordinaria esperienza di questo religioso di provincia.

I cinesi lo chiamavano Xitai, Maestro del Grande Occidente. Padre Matteo Ricci, gesuita, maceratese, aveva la capacità di entrare in empatia con culture diverse in virtù del rispetto proprio della moderna integrazione.

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Macerata, pochi minuti prima della partenza. Lambertucci dichiara che spera di arrivare entro il 2006 e che, certamente, si impegnerà al massimo per farlo. “Credo fermamente in Dio e spero che mi dia una mano” conclude. Chi lo conosce bene ne è convinto.


Gli amici podisti, gente che ti sta vicino anche quando, sotto sotto, pensano “Ulderico è proprio un sognatoreâ€?: insomma... compagni di strada. Alcuni, con cui ho corso anche qualche maratona, sono venuti per accompagnarmi fino alla mia prima tappa, Loreto. Ulderico

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34 mi sono sempre messo nelle mani del Signore. Con l’aiuto sabato 4 febbraio suo e della Vergine Maria, cui MACERATA sono molto devoto, ho corso fino ai santuari di Fatima e Santiago Le tante persone che incontro mi de Compostela, Czestochowa, augurano buona fortuna. Lourdes. Siccome ho la grazia di essere Per tutte queste mete ho percorso un uomo di fede, io la parola la la metà dei chilometri che mi traduco in Provvidenza: in ogni aspettano per andare in Cina. mio impegno, sportivo o di vita, Pensare che tanti hanno ritenuto

le mie maratone imprese straordinarie magari perché ne ho corse 46 in un anno! Quando e se sarò a Pechino, magari ci riderò sopra, ma senza quelle esperienze di sport e di fede non cercherei, a quasi 60 anni, di raggiungere un traguardo che per secoli è stato il simbolo del limite invalicabile: la Grande Muraglia.


35 Vorrei dimostrare, come fa la storia anche recente, che se a nulla servono i muri, certo nessun tipo di credo può e deve dividere gli uomini. Con il nostro stesso team lo testimonieremo giorno dopo giorno, strada dopo strada: due cattolici ed un musulmano a condividere mesi di chilometri, sacrifici e fatica.

Ferdinando Stacchiotti è un caro amico: l’entusiasmo nei confronti della vita (nonostante gli abbia assestato colpi davvero terribili) ne fa un brillante, dinamico e risoluto pensionato di 65 anni. Conto molto sulla sua capacità di affrontare serenamente e sdrammatizzare ogni problema nonché sulla sua grande capacità di empatia con il prossimo.

Zamir Dekavelli l’ho conosciuto in cantiere: 25 anni, albanese, gran lavoratore, ha un senso del dovere e della responsabilità che è sempre più difficile trovare in persone ben più mature. Questo ragazzo ha affrontato un’impresa forse più difficile della mia: arrivare in Italia a 15 anni per lavorare sodo e crescere da solo come un galantuomo.


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giovedĂŹ 9 febbraio VENEZIA


37 zione ricevuta alla partenza da Loreto. Legame forte quello con Loreto, per la grande devozione alla Vergine e la comunione con quella sorta di padre spiriturale Cosa sono 408 km percorsi fino che è per me il cardinal Angelo a Venezia difronte a quelli che Comastri, già arcivescovo di Loreto mi aspettano? Tanto. ed ora Vicario Generale del Santo La distanza tra il quotidiano e lo Padre per la Città del Vaticano. straordinario. Nei precedenti viaggi mi è stato Mi conforta l’eco della benedi- sempre spiritualmente vicino.

Se un’ incertezza, seppur lieve, l’ho avuta, lui l’ha subito fugata. A Venezia è d’obbligo un omaggio a Marco Polo, per un europeo sinonimo stesso di Cina. Arrivo alla sua casa natale nel pieno dello struscio pomeridiano. Qualcuno mi guarda un po’ incuriosito, ai più sembro uno dei tanti fanatici del jogging. Ulderico


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lunedì 13 febbraio SLOVENIA

Storicamente, più di una grande impresa in terra slava è naufragata per gli assalti del temibile Generale Inverno. Ulderico, in anticipo di due giorni sulla tabella di marcia, da quando ha lasciato il confine italiano è costretto a rallentare. Le temperature più che rigide amplificano la fatica: a 6 km da Lubjiana fa -8 gradi.

Nel camper, che lo tallona da vicino con Ferdinando e Zamir pronti a prevenire e risolvere qualsiasi inconveniente, ogni paio d’ore, si preparano una bevanda calda ed un po’ di miele e frutta. Ulderico sale per qualche minuto, giusto il tempo di togliersi i guanti, scambiare due parole, riprendersi dal freddo intenso. Poi, di nuovo la strada.


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Nel camper, stracarico di pasta biologica Amica, prosciutto, olio e parmigiano, dieta base di Ulderico, anche 400 paia di calzini, 400 canotte, 400 slip e 12 paia di scarpe da running.


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martedì 19 febbraio UNGHERIA

Becsehely segna il mio arrivo sulle pianure ungheresi. Pianura: un terreno veloce se non fosse che il freddo, anche qui, spinge non poco. Storia e tradizioni, città e villaggi splendidi dai nomi impronunciabili: Nagykanizsa, Miklosfa, Iharosbereny, Ink, Vese, Bohonye, Nagybaiom. La lingua è davvero ostica, non

c’è una vocale per... chilometri, ma dal tono e dai gesti capisco che la gente mi incita. Dopo aver doppiato il km 1.000, passo da Kaposmero, Kaposvar, Bate, Dombovar, Kaposszekcso. A fine giornata, report ai tutori della mia salute: il dottor Remo Galassi, omeopata, e Nazareno Rocchetti, fisioterapista. Ulderico


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Difficoltà con la lingua? No, solo che all’inevitabile “Dove siete diretti?” la decisa risposta “A Pechino a piedi” sembra sempre una boutade.


42 testualmente detto: “Non posso venire perchè accompagno un caro amico, Ulderico, a Pechino. Andiamo a piedi. Anzi, lui a piedi, io dietro col camper” Ferdinando ha declinato l’invito Il viaggio avrebbe sicuramente alla Corrida per presentare “La un sapore diverso senza questo storia di Ferdinando, povero amico partito lancia in resta al contadino”, canzone di cui è seguito del suo Don Chisciotte. autore ed interprete. All’esterre- Scherza con i giornalisti che cofatta produttrice di Canale 5 ha minciano ad interessarsi all’av-

ventura: “Ulderico comanda quando corre, io sono il comandante del camper. A quelli che incrociamo racconto che viaggiamo verso Oriente, spiego le motivazioni, mi godo le facce prima perplesse, poi sorprese ed ammirate, quando lo vedono effettivamente arrivare di corsa. Organizzo il pranzo, faccio la spesa, lavo la biancheria, faccio


43 43 foto e video. Poi, se non devo correre, neppure devo stare immobile, se posso vado a ballare e... faccio la mia figura” E la morigerata vita da atleta? “Quella è d’obbligo per Ulderico, io devo occuparmi soprattutto dei contatti, cioè di... predicare. Siamo o no sulle orme di Padre Matteo Ricci che era un gran predicatore?”

Accompagno Ulderico, a Pechino. Andiamo a piedi. Anzi, lui a piedi, io dietro col camper. Ferdinando


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45 piacerebbe poter dimostrare che pace e convivenza tra popoli di lunedì 27 febbraio diversi credo e cultura sono posROMANIA sibili”. Dove, come, perché, quanto, Ribalta rumena di prestigio. con chi, che pensano, chi sentono, A Deva giornalisti di stampa e TV come resistono a stare insieme nazionale vogliono conoscere 24 ore su 24 tra freddo e fatica, “gli italiani sognatori”. Mappe vivendo nei pochi metri quadrati alla mano, Ulderico spiega e del camper, qualche volta senza risponde con entusiasmo: “Mi riuscire a comunicare con l’Italia

per imprevisti black out del web e del satellite: le domande proprio non finiscono più. “È importante che in tanti sappiano di noi, di quello che pensa Ulderico, così il messaggio si amplifica” dice un entusiasta Ferdinando, deus ex machina dell’incontro e traduttore ad honorem grazie alle sue frequentazioni rumene.


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Da Deva a Sebes, in Romania: la media è di 65 km al giorno, ma la neve comincia a cadere ininterrottamente. In Italia, l’inverno non accenna ad arrivare.


47 quel minimo di assistenza per le martedì 28 febbraio piccole noie del camper, pezzi di ricambio compresi. ROMANIA È inverno, nevica e non si corre certo con le catene. Come si In Romania, come in Ungheria, possono fare una media di 65 km determinanti sono il supporto e al giorno in queste condizioni?. la collaborazione dell’azienda “È del caldo che dovrò preoccudi logistica Francesco Prioglio. parmi - risponde Ulderico via Grazie a loro reintegriamo le blog - il caldo disidrata. Dal scorte e, soprattutto, abbiamo freddo mi riparo al rientro nel

camper, dove c’è un piacevole calduccio e, mentre corro, qualche volta con il colbacco che mi ha dato l’amico Fernando. Pensare che ci abbiamo pure scherzato su dicendo che mi avrebbero scambiato per l’orso russo. Comunque, quando fa molto caldo queste medie non si potranno reggere. Dal freddo ci si protegge, il caldo disidrata”.


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sabato 3 marzo ROMANIA

Vasile e Radu, rumeni, padre e figlio, ci hanno visto in televisione. Passavamo tra Brasov e Buzau quando ci hanno invitato a casa loro: Liliana ha preparato un ottimo pasto caldo e comodi letti per farci passare la notte al tepore di una vera casa. Zamir scatta la foto d’obbligo: adesso che ci penso, ecco perché i suoi ritratti scarseggiano.

I suoi occhi registrano tutto, con particolare attenzione alle cose positive. Come questa cena che ci ha fatto ritrovare il focolare domestico in terra straniera. Straniera, ma non ostile nè indifferente: gli uomini sono più grandi delle loro paure. Quando ripartiamo la mattina successiva ci sembra di lasciare amici di vecchia data. Ulderico


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Zamir continua a dare consigli, Ulderico ad ignorarli. Quando l’ombrello si schianta sotto i colpi del vento ha gia percorso 55 Km.


51 mentari per comprare il pane, ma non c’era l’ombra non dico venerdì 10 marzo di un’insegna, ma di un cartelloUCRAINA ne come quelli che fanno i nostri negozi italiani con il pennarello. Stavamo a Tatarbunary, 145 km Finalmente abbiamo incontrato da Odessa. un gruppetto di donne e abbiamo Dopo aver incontrato solo tanta cominciato a parlare, cercando povertà e desolazione ecco un di spiegarci con grande fatica paese di 50-60 case. finché il... potere dello sguardo Cercavamo un negozio di ali- ha funzionato. Abbiamo mo-

strato loro il poco pane rimasto e la più giovane ha capito subito: ci ha portato una fila di pane. Naturalmente volevamo pagarlo. Non l’avessimo mai detto, i gesti di diniego sono stati più che eloquenti. L’ospite è sacro ed il pane uno dei segni più tangibili di questa convinzione. Poveri sì, ma con un cuore grande così. Zamir


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La tappa è a Odessa, dopo aver attraversato un tratto di Ucraina sufficiente a maturare qualche impressione: distese immense di terra non coltivata e cielo punteggiato di corvi.


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martedì 14 marzo UCRAINA

L’Ucraina sembra un altro continente. Il primo impatto con la lingua, parlata o dei cartelli stradali, è stato fortissimo. Mettici pure che la fitta pioggia rende tutto più tetro, ma ettari e ettari di terra non coltivata come unico orizzonte della giornata in più punteggiato solo di corvi a volte ti lasciano un po’ scorato. E dire che il deserto è ancora

di là da venire! Corro con due passamontagna e una sciarpa per ripararmi dal gelo: ci sono momenti della giornata in cui il colbacco è davvero pesante. Si gela perfino l’acqua del camper nonostante durante la notte sia acceso il riscaldamento. Correre si fa sempre più dura, ma resisto. Resisto. Ulderico


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La poca gente che incontriamo è grande, generosa e ci incoraggia: la povertà è ad ogni angolo. Il camper, con le sue scorte italiane integrate da uova e pane, è un giardino di Bengodi. Ulderico


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venerdì 17 marzo UCRAINA

Siamo al bivio per Melitopol. L’unica strada asfaltata è quella principale e la gente si muove attraverso vere e proprie paludi. Prendi ieri: fermi ad una piazzola, arriva un autobus e ne scende una signora con tacchi a spillo che, prontamente, estrae dalla una borsa stivali di gomma e si avventura così verso i 4-500 metri che la separano da casa.

Ferdinando ricorda che in Italia “manco nel dopoguerra, quando strade e case erano da ricostruire, ma c’erano però”. Per fortuna seguo solo la strada principale, altrimenti, come non si stancano mai di ripetere i miei compagni, avrei dovuto montare i cingoli per fare i 62 km di oggi tra fango e schizzi dei camion che passano. Ulderico


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“Primavera d’intorno brilla nell’aria” diceva Leopardi, un altro provinciale maceratese A Melitopol brilla è una parola grossa: la primavera ha solo il colore blu del cielo. Gli alberi sono di là da fiorire, al posto delle rondini ci sono i soliti corvi.


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martedì 21 marzo UCRAINA

“Primavera d’intorno brilla nell’aria” diceva un altro grande provinciale maceratese celebre nel mondo, Giacomo Leopardi, che ad un altro grande sportivo treiese, Carlo Didimi, campione del gioco del pallone col bracciale, ha dedicato una delle sue canzoni civili. A Melitopol brilla è una parola grossa, però ci si vede meglio.

Lungo la strada c’è persino un bar in cui rifocillarsi. La proprietaria parla italiano e ha un marito podista. Nota l’abbigliamento a suo dire tecno e chiede ad Ulderico dove va. “In Cina - risponde serafico - a piedi”. Lei non dubita neppure per un attimo che dica la verità: si complimenta e chiede pure l’autografo.


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mercoledì 22 marzo UCRAINA Gli onnipresenti corvi sembrano volermi far compagnia anche solo per brevi tratti. Oggi mi è capitata una curiosa avventura. Un uomo mi ha visto in marcia da solo e si è fermato

per offrirmi un passaggio in auto. Naturalmente ho rifiutato: allora ha voluto a tutti i costi che prendessi almeno pane ed acqua come conforto per il mio viaggio della giornata. Le case hanno il tetto di eternit, non ci sono marciapiedi, tutte le strade sono malridotte, ma la gente è straordinaria. Lo racconto a Franco Capponi e

Gabriele Cameranesi dell’Associazione Il Maratoneta, i miei riferimenti organizzativi quotidiani in Italia. Ogni giorno di marcia rafforza sempre di più le mie motivazioni. Dico loro anche di un nuovo ruolo di Zamir: con la primavera si è scoperto ottimo barbiere. È lui l’autore del nuovo taglio mio e di Ferdinando. Ulderico


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mercoledĂŹ 22 marzo UCRAINA


61 A Melitopol l’ennesima troupe televisiva aspetta di incontrare quello che sta sempre più diventando “Ulderico Lambertucci, grande e temerario italiano”. A domande di ogni genere e richieste di guardare in camera Ulderico non riesce ad abituarsi. Fin dai primi giorni di marcia una trasmissione cult della radio italiana come Caterpillar, roba

per cui chiunque farebbe carte false, lo contatta via telefono con una certa frequenza. Lui qualche volta non risponde, perché, dice, gli tolgono ritmo e concentrazione. La realtà è che, schivo com’è, spesso non vede la ragione di tanto interesse mediatico. Quello a cui tiene è il contatto giorno dopo giorno con la gente che incontra.


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Dicono che i corvi portino sfortuna. Preferisco pensare che questi sulla strada per Mariupol mi incoraggino a volare al pi첫 presto verso un nuovo confine: quello russo. Ulderico


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venerdì 24 marzo UCRAINA

Ci siamo lasciati alle spalle i bei viali alberati e le ottime strade di Melitopol. Fuori, l’ormai consueto scenario di povertà sconfortante, non mi fa dimenticare che la gente che abbiamo incontrato fino ad oggi ha una cortesia ed una disponibilità che in molte delle nostre città ce le sognamo. Proprio come quella della signora dell’hotel dove abbiamo pernot-

tato, entusiasta di aver ospitato, dopo un gruppo di francesi che stanno andando in giro in bicicletta, addirittura degli italiani che vanno in Cina a piedi. Sono sempre più convinto che questa mia pazzia colga nel segno giorno dopo giorno: grazie alla convivenza pacifica con gli altri, possiamo solo crescere. Ulderico


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domenica 26 marzo CONFINE RUSSO


65 Soliti controlli (tanti) e discussioni (tante), insolita velocità nel risolvere le difficoltà con i documenti del nostro Zamir. Naturalmente sono in regola, ma è albanese e questo sembra essere impossibile per i doganieri prima ungheresi, rumeni, ucraini e, adesso, russi. Diffidenza e preconcetti seguono le stesse dinamiche ovunque.

Mi metto pazientemente in fila. Più che confine dovrei dire valico: nei due giorni precedenti di nuovo neve e corsa in colbacco. Puntiamo in direzione Rostov-na-Donu dove ci aspetta un grande benvenuto organizzato dall’associazione Marche-Russia che ci è stata di prezioso supporto nella fase organizzativa del viaggio. Ulderico


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mercoledì 29 marzo RUSSIA “Questa prima parte di Russia mi ha fatto l’impressione di un déjà vu. Si vede che è un paese che sta crescendo, queste sembrano le nostre città negli anni ’70 con sempre più villette e

nuovi fabbricati al posto delle case coloniche e dei palazzoni popolari”. A parlare con l’occhio clinico di chi di edilizia se ne intende è un Ulderico in forma smagliante che si concede “un po’ di riposo di sera dopo i 65 km di ieri ed i 68 di oggi. Puntiamo dritto su Rostov: là ci sono gli amici dell’Associazione Marche-Russia

che ci aspettano per farci un po’ di festa”. Non sono i soli però, Ulderico è sempre più riconosciuto mentre corre per strada. “Beh qualcuno in effetti mi chiede l’autografo, ma io stento sempre un po’ a credere che ci tengono sul serio. Certo, mi pare che, soprattutto i poliziotti dei posti di controllo e di frontiera,


67 di gente ne vedono passare ben poca. Allora, per passare il tempo, qualche volta sparano per gioco a bersagli improvvisati. Io per loro, se non famoso, sono quantomeno una figura singolare: vengo da Treia (che, per quello che ne sanno nonostante le spiegazioni di Ferdinando, potrebbe essere un villaggio come questi) e

vado in Cina (una nazione sterminata) a piedi”. I fans in effetti aumentano di giorno in giorno: alcuni, rumeni, intervengono sul blog con quasi la stessa costanza di don Natale e dei suoi parrocchiani di Passo di Treia le cui mail recano spesso un orario antelucano, segno che Ulderico e compagni sono tra i loro primi pensieri.

Ci sono quelli che domenica mattina si sintonizzano su RAI UNO per seguire i reportages trasmessi dal magazine A Sua Immagine. “Adesso dirigiamo su Batagec e se continua così non mi lamento”. Dopo 53 giorni di marcia di gran carriera perché non prendere una pausa? “Appena sono veramente stanco”.


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venerdĂŹ 31 marzo RUSSIA


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Qualcuno in effetti mi chiede l’autografo. Io stento sempre un po’ a credere che ci tengano sul serio. Mica sono famoso per qualcosa di importante, vado solo da Treia in Cina. Ulderico


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sabato 1 aprile RUSSIA Nazzareno Rocchetti, piglio da generale, cuore da grande amico, ha un curriculum come fisioterapista della nazionale italiana di atletica leggera che fa invidia a grandi nomi del suo settore.

Sotto le sue mani, tra gli altri, Mennea, Dorio, Bordin Simeoni e campioni stranieri come Sebastian Coe. Poi ha conosciuto Ulderico e per lui sono cominciati, si fa per dire, i problemi. In Ulderico si esaspera una costante dei campioni: la determinazione. Rocchetti ha chiesto di posticipare la partenza per ultimare la preparazione? Ulderico ha fatto

a modo suo. Rocchetti gli ha intimato dall’Italia qualche giorno di stop? Ulderico ha fatto un nuovo record di percorrenza giornaliera passando da 65 a 73 km. Rocchetti corre a Rostov per vedere in che condizioni fisiche è? Ulderico è in forma smagliante. Il che non significa che, tecnicamente, Rocchetti non avesse ragione.


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Una grande impresa è fatta da grandi mezzi che a volte si vedono, a volte si sentono. Quelli che si vedono sono diretti, come la capacità innata di percorrere grandi distanze.


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Quelli che si sentono possiamo solo lasciarli emergere, non necessariamente condividerli. Come insegnare a bere ad animali che vivono nell’acqua?


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martedĂŹ 4 aprile ROSTOV


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Rostov è il primo traguardo ufficiale. La signora Daria Karelina di Marche-Russia, che ha coordinato la logistica, ha mandato ad accoglierci suo fratello Seva ed una troupe televisiva. Sono emozionato. Ulderico


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Eccolo il Don, il fiume dei cosacchi. Lo avevo visto solo negli sceneggiati in bianco e nero della nostra TV tratti dai capolavori dei grandi scrittori russi. Il porto fluviale è di vitale importanza per Rostov e il suo territorio: passano da qui grano, carbone, legname. Ulderico


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Grande l’accoglienza di Rostov. Il giornale locale (120.000 copie vendute al giorno) dedica la prima pagina all’evento. Ci riceve il Ministro Distrettuale per lo Sport accompagnato da figu-

ranti in costume tipico. Ci sommergono letteralmente microfoni e taccuini dei giornalisti. Sul momento penso che il falò acceso faccia parte della scenografia. Mi spiegano che, da 10 anni, si accende solo per registrare incontri con persone straordinarie trasmessi dallal TV: l’ultima volta l’avevano acceso per Yuri Gagarin, primo uomo ad andare

nello spazio proprio 45 anni fa, il 12 aprile del 1961. Mi tremano le gambe. Guardo i miei compagni: sono emozionati anche loro, persino Rocchetti che di grandi ne ha visti davvero a bizzeffe. Io, che già non riesco a credere alla notorietà di questo periodo, mi trovo a stare nel novero di personaggi di fama planetaria! Ulderico


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Il museo di Rostov ha pezzi di valore inestimabile ed è uno dei più importanti del distretto meridionale russo. Scherzo sul fatto che c’è anche un pezzetto della nostra storia di marchigiani: la fisarmonica è nata a Castelfidardo. Allora mi chiedono di ballare sulle note della loro musica tradizionale. Ulderico


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venerdì 7 aprile RUSSIA

Quest’anno, a Pasqua, l’agnello si... indossa.

La marcia verso Astrakan di chi crede alla convivenza civile e pacifica tra gli uomini, lontana da qualsiasi massacro ideologico, procede, tanto per cambiare, a tappe forzate. Oggi sono stati percorsi 72 km per poi fermarsi a 190 km dalla meta in piena steppa: intorno al camper, niente, niente e ancora niente. Dentro, un’energia che

sprizza da ogni poro. Non lo si prevedeva ad inizio viaggio (siamo in anticipo sui tempi), ma dove dirigersi nell’immediato avvicinarsi della Pasqua se non ad Astrakan, patria degli agnelli di griffe? Astrakan, nella Russia meridionale, è universalmente nota per dare il nome ad una delle pellicce più ambite, quella confezio-


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nata con agnelli Karakul (agnelli persiani) che forniscono una pelliccia dai caratteristici riccioli neri o grigi lucenti. Una pelliccia che è stata bandiera per gli animalisti in quanto si tratta di agnello appena, ma proprio appena nato: una quindicina di giorni al massimo, altrimenti il ricciolo caratteristico si apre, l’ondina e la lucentezza sfumano.

Come per tante brutture di questo mondo, tutto viene considerato quasi eticamente controllato. Come per i capi in montone, anche l’agnello, per essere mangiato, sarebbe comunque macellato. Il fatto è che la più pregiata è la pelliccia del feto, quella in cui la particolarità del riccio si esalta al massimo.

“Penso - dice Ulderico - ai tanti agnelli della nostra storia anche recente, e a quelli che versano il sangue ogni giorno per la nostra caparbia volontà di combattere l’uno contro l’altro. Penso ai bambini che pagano per questo più di tutti” Quale agnello dunque più simbolico per la Pasqua di chi si è immolato come capro espiatorio per l’uomo?


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domenica 9 aprile RUSSIA

Per Ferdinando candeline e torta al ciauscolo.

Oggi in tavola maccheroncini di Campofilone, ciauscolo, prosciutto e formaggio made in Salumificio Vito, Brunello di Montalcino. La torta è un bel pezzo di ciauscolo, le candeline due


91 fiammiferi. Ferdinando, commosso, ringrazia pensando Costanza, la sua nipotina, che lo abbraccia via blog. Vulcanico questo nonno che, invece di stare in pantofole, in tuta e scarpe da tennis supporta con le sue “prediche” la marcia di Ulderico in tandem con Zamir, quello che lui definisce “un ragazzo d’oro che ne

deve veder tante , speriamo tutte bone”. Se c’è uno per cui vale la pena di citare il numero degli anni e farlo seguire dal canonico “ma non li dimostra” è proprio Ferdinando, protagonista non di secondo piano di questa avventura. Festeggia nella steppa con il consueto, tetragono spirito positivo che gli ha permesso, come dice scherzando “di superare

prove ben peggiori di 13.000 km con Ulderico”. Ai compagni di viaggio non fa mancare storielle e canzoni (una delle quali, sulla storia della sua vita, mai più a proposito recita perché la vita è bella, sappiamola campa’), e neppure i saggi consigli e la sua grande capacità di mediazione e di minimizzare qualsiasi problema.


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In questa interminabile steppa del Caucaso, al posto della fitta vegetazione delle nostre verdi colline spuntano esemplari moniti alla prudenza. Ci spiegano che sono queste auto incidentate, invito ad andare piano come ci spiega chi ci ha visto in TV e non rinuncia alla foto ricordo. Zamir


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venerdĂŹ 14 aprile KAZAKISTAN


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venerdì 21 aprile KAZAKISTAN

700 km oltre il confine kazako e non abbiamo visto altro che steppa e laghetti: di piante neanche l’ombra. Ogni tanto, incrociamo mandrie di mucche e di cammelli. Un pastore a cavallo è l’unica anima viva in quasi un intero giorno di marcia. La costante sono i poliziotti. Il primo controllo è stato particolarmente accurato, poi, come ci fosse una spe-

cie di tam tam, sono stati più tifosi che poliziotti: hanno chiesto l’autografo e ci hanno permesso di fare foto per mostrare con quali armi sono equipaggiati. Nei piccoli villaggi che incontriamo, la gente pensa che il camper sia segno di grande agiatezza: ha comfort che le case non hanno mai avuto. Ferdinando


Ai più scettici che dicevano “Col cavolo che ce la fai. È un progetto più grande di te” dico che si sbagliavano. Qui è tutto grande, anche i cavoli: mica per questo non proviamo a coglierli seguendo i consigli dell’ amico pastore, l’unica anima viva che abbiamo incontrato per chilometri e chilometri di steppa desolata e desolante. Ulderico

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Con 73 km al giorno provo a... togliermi il Kazakistan di torno. Fisso come traguardi progressivi le rare e curiose torri con l’aquila che sbucano dal terreno. Ulderico


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giovedì 27 aprile KAZAKISTAN

Tanto fango, pallottole e spose.

Impantanati fino ai finestrini, i nostri tentano faticosamente di tirar fuori il mezzo quando si ferma una macchina da cui scendono due sposi: lei, vestita con l’abito nuziale, incinta, è la prima a mettersi a spingere. Solo il provvidenziale passaggio di un camionista però riesce a risolvere definitivamente la questione.


Percorrere la strada meglio segnalata sulla cartina non mette il camper al riparo da imprevisti come il fango che crea non pochi problemi. Per fortuna c’è Alonso, amico kazako che con il suo autocarro ci tira fuori in un attimo. Ferdinando

101 Gli sposi vogliono assolutamente una foto con l’equipaggio come tutti quelli che incrociano Ulderico, siano camionisti o viaggiatori su (testuale) “grandi macchinoni”. Si riparte, quindi sosta per un po’ di spesa a Qandyaguash: qui è il camper che tira fuori dal fango un’auto. Il conducente ha al suo fianco una bellissima ragazza “Se non

fosse stato per lei - scherzano saresti ancora bloccato”. Lui ride di gusto: una reciproca pacca sulla spalla ribadisce, dove la difficoltà della lingua non aiuta, che in certe circostanze ci si sente sulla stessa barca e si lascia emergere senza remore tutto lo spirito di solidarietà che si ha dentro. Anche la polizia è su questa lun-

ghezza d’onda: il successivo controllo sembra più un incontro di vecchi amici. Vista la condizione delle strade principali, nella migliore tradizione del podismo amatoriale, Ulderico decide di scegliere un percorso alternativo. Trattandosi di territori le cui mappe non brillano per chiarezza, non sempre è una buona idea.


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Nei pressi di Baykonur, fiancheggio il cosmodromo kazako la piÚ vecchia base di lancio al mondo ancora utilizzata. Il Kazakistan è stato a lungo utilizzato per gli esperimenti nucleari russi. Ulderico


105 trascinati fuori, quindi trainato per 10 km e scortati per altri mercoledì 3 maggio 100 circa. KAZAKISTAN Nel frattempo, sembra impossibile, non abbiamo incontrato Da Aral a Zhangagzaly è stata nessuno. a dir poco impossibile. Ulderico ha per forza abbassato A 40 km da Aral siamo rimasti la media a 62 km giornalieri: per 6 volte letteralmente intrap- quello che non hanno potuto polati nel fango e solo un carro pareri tecnici, consigli e raccoattrezzi con tre assi motrici ci ha mandazioni l’ha fatto la sua

Provvidenza. Scherzi a parte, l’aver deviato dopo 1.400 km in terra kazaka dalla strada stabilita gli sta sì facendo risparmiare giusto alcuni chilometri, ma al prezzo di tripla fatica! Queste strade di solito le percorrono cammelli come quelli che incontriamo a Zalagash. Ferdinando


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Mancano 1.000 km ad Almaty e la desolazione del paesaggio è tale che per un attimo, solo per un attimo, questo sidecar quasi mi tenta. Pensare che, per non fregare neanche un metro, di sera conficco un paletto sul punto di arrivo e da lÏ riparto la mattina dopo. Ulderico


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domenica 7 maggio KAZAKISTAN Due splendidi incontri, uno dei quali propiziato dal “solito� Ferdinando: degli operai tedeschi e altri tre temerari che stanno facendo lo stesso viaggio in moto. La racconta meglio lui. Zamir


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Galeotto fu Gianni Morandi: tedeschi, kazaki e torinesi all’inseguimento del mitico Ulderico.


Diventiamo sempre più… famosi in Cina, mentre Mark Stowe, inglese, va verso New York. Mica male, no? Li precedevamo di pochi giorni e abbiamo lasciato in giro tracce inconfondibili. Si fermano per una sosta di ristoro: il barista ascolta musica di Gianni Morandi. Morandi? In Kazakiqualche bar lungo la strada per stan? Chiedono dove se l’è procurata e questo risponde che a fare amicizia con i locali. Ai gestori di uno di questi bar, regalargliela sono stati “tre particolarmente gentili e interes- grandi italiani che vanno in Cina sati alla nostra missione, ho re- a Piedi”. galato un CD di Gianni Morandi Stessa scena più avanti, complici i racconti degli avventori che li che è stato molto apprezzato. È grazie a questo che ieri, quan- hanno guardati storcendo il naso do eravamo ormai all’altezza di difronte al fatto che quello in moZhangaqorghan, ci si sono fatti tocicletta è sì un viaggio avvenincontro altri tre temerari che turoso, ma comodo. Vuoi mettestanno facendo il viaggio in moto. re ”Ulderico Lambertucci, un Jacopo Balestra e Francesco Liore, italiano che in Cina ci va a piedi?” torinesi, sono anche loro diretti Non vedevano l’ora di inconQuesta foto è stata scattata poco dopo Baykonur e l’hanno inviata sul nostro blog tre ammiratori tedeschi che avevano sentito molto parlare di tre italiani tanto pazzi da andare in Cina a piedi. È più facile fare incontri adesso. Nonostante il vento fortissimo e contrario, non fa freddo e c’è

trarci. “Tutti ci dicevano che siamo matti, mai avremmo pensato di incontrare chi è più matto di noi - hanno detto ammirati - sei un grande, davvero un grande!” Loro, dopo Urumqi, proseguono verso India-Pakistan-Nepal; noi, a 20 km dal Tagikistan, facciamo un altro incredibile incontro. Come al solito precedevamo con il camper Ulderico che correva col solito ritmo (66/67 km al giorno nonostante il vento gli faccia fare il doppio della fatica). Si ferma una mercedes con una coppia a bordo. Scendono, e gli chiedono subito l’autografo poi l’uomo tira fuori un mucchio di banconote e lo invita a prenderne per quanto ne ha “bisogno per il viaggio”. Ulderico che fa? Rifiuta col solito “No, no, niente soldi, per carità!”. I due se ne vanno molto sorpresi dal rifiuto: ci rivedremo qualche giorno dopo, a Shimkent. Ferdinando

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113 6.600 km per andare a conquidomenica 14 maggio stare il confine cinese. La steppa sembra essere un riKAZAKISTAN cordo. Si corre all’ombra di grandi piante secolari. Sulle 100 giorni dalla partenza. In montagne all’orizzonte la neve 100 giorni Napoleone si stava è ancora al suo posto, ma qui quasi per riprendere il suo im- l’erba è, finalmente, rigogliosa. pero che si estendeva dal Man- Si approfitta del momento di rezanarre al Reno. Ulderico, mo- lax della pausa pranzo per fare desto come sempre, ha fatto un po’di stretching: di solito con

occhio vigile Ferdinando dà il ritmo, ma con il bel tempo è particolarmente in forma e si unisce ad Ulderico, o, almeno, dice lui, ci prova. L’ultimo pranzo da grandi occasioni è stato l’8 maggio per i 25 anni di Zamir: anche stavolta banchetto a base di leccornie marchigiane infilate previdentemente tra le scorte.


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mercoledÏ 17 maggio KAZAKISTAN Ferdinando continua a vigilare sulla marcia di Ulderico senza smentirsi. Siccome lui non è tenuto a farsela a piedi ed il camper è costretto ad affiancare il podista solo per brevissimi tratti


115 pena il ko del motore, approfitta alla grande del mezzo di trasporto dei contadini locali: il buon vechio somaro. Con la sua lingua universale (un fluente gesticolare) si fa prestare tutti quelli che incontra. Ai poliziotti, gentilissimi e molto collaborativi nel segnalare i rifornimenti d’acqua per il camper, che chiedono un ricordo

dell’Italia (anche solo bustine di caffé e tè o pagine di giornali) promette le t-shirt con lo scudetto appena vinto dalla squadra di pallavolo maschile di Treia, la Lube Banca Marche. Intanto, raccoglie idee e gadget per fare una degna figura alla festa organizzata ad Almaty da Claudio Bortolotti, titolare della ditta di logistica che tanto ha suppor-

tato il viaggio in terra kazaka. Sono gli ultimi chilometri da selfmade men: al confine cinese dovranno obbligatoriamente salire su un altro camper e farsi scortare da polizia e interprete fino a Pechino. Le autorità cinesi hanno l’abitudine di vigilare su turisti sui generis che viaggiano principalmente con finalità umanitarie.


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Salire sui carretti dei contadini, per i miei compagni sfiancati da giorni e giorni di camper a lenta marcia, è quasi un gioco. Se penso che questi ragazzi lavorano la terra con meno mezzi dei pochi che avevamo quasi 100 anni fa non posso trattenere un moto di ammirazione. Ulderico


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Arrivo ad Almaty rilassato tanto da scherzare un po’ davanti all’obiettivo. La mela è un po’ il logo della città: Almaty in kazako significa “posto delle mele”. Ritrovo l’ormai consueta cortesia dei poliziotti e, soprattutto, la Messa. Ulderico


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La chiesa è quella della missione francescana. Padre Guido Trezzani si occupa dei bambini senza famiglia o portatori di handicap nonché di quelle che da noi si definiscono famiglie difficili. Il lavoro è tanto, l’atmosfera serena è palpabile. Ulderico


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125 fazzoletto di terra che ci separa dalle ultime migliaia di chilomegiovedì 1 giugno tri in direzione Pechino che ci KAZAKISTAN stiamo a fare fino a lunedì? Burocrazia. È già una fortuna, Siamo a Korgas, davanti al con- considerato che ci aspettavano fine: il nuovo equipaggio è pron- per settembre. “Siamo leggerto a darci man forte. Della Cina mente in anticipo”, dice Ulderico, sentiremmo il profumo se non emozionatissimo. “È perché siamo fosse per il vento che ci soffia gente all’avanguardia” chiosa alle spalle. Difronte a questo Ferdinando con una delle sue

proverbiali battute. “Gente strana, pazza, fissata ci dicevano prima di partire. Sembrava dovessimo crollare un giorno sì e l’altro pure: Invece eccoci qui, con Ulderico che dopo due giorni con media 63/67 km non ne poteva più ed è tornato a quota 75. Adesso Cina: vi sapremo dire com’è, da lunedì prossimo”. Zamir


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Alle 11.30 ora di Pechino (le 5.30 in Italia), a quattro mesi dalla partenza da Treia, ormai lontana quasi 8.000 chilometri, Ulderico è al posto di frontiera cinese a Korgas, e posa il fatidico piede, provato da qualche vescica, sul suolo della Cina.


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ti si carica il nuovo camper, si fa un pasto veloce e via. Ci si lascia lunedì 5 giugno alle spalle Korgas, Qingshuihe CINA (Fiume dalle acque limpide), per fermarsi dopo 40 km. La sera, Al cancello del posto di frontiera, brindisi con Cabernet Sauvignon a fatica trattenuti da due giovani di Turpan e spiedini di montone soldati, attendono la spedizione alla brace. Per Ferdinando doppia Antonio “Toni” De Biasio, che af- razione di patatine fritte. fiancherà Ferdinando e Zamir Prima impressione: la Cina è nel fare da supporto a Ulderico, molto più moderna del Kazakie Wang Yunzheng (Ricky per gli stan, e i cinesi si danno da fare amici in difficoltà  col suo nome ottenendo risultati tangibili. cinese) che scorterà  la carova- Si corre lungo una delle diramana per due settimane, presumibilmente fino all’oasi di Turpan. Un paio di ore più tardi, con una mole considerevole di pacchi e pacchettini, ecco Ferdinando e Zamir. Sbrigate le pratiche di controllo passaporti e visti, entra in Cina pure il prosciutto crudo che è parte importante della dieta di Ulderico. Fra la meraviglia dei tanti presen-

zioni della Via della Seta che attraversava le Tianshan (Montagne del Cielo), e che transitava per Alimali capitale (ai tempi di Marco Polo e Odorico da Pordenone) del Khanato di Chagatai e dei suoi successori. È la valle del fiume Ili, quello che ha dato il nome di Il-khan ai mongoli che governavano questa parte dell’Asia Centrale. Nei pressi di Alimali, c’è la tomba di Telug Timur, il primo khan mongolo ad abbracciare la religione islamica.

Ulderico varca il confine cinese con un anticipo di 3 mesi sul previsto, emozionato come forse mai durante il viaggio. Il pensiero va alla sua famiglia ed ai tanti amici che hanno condiviso il suo sogno.

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130 e di cinesi Toni De Biasio, forse quotidianamente più aduso di noi martedì 6 giugno alle basse temperature (abita a CINA Pordenone) o, semplicemente, più temerario e ancora affatto Primi incontri e prime curiosità provato dal viaggio, si rilassa facendo un bel bagno in acqua dalla Cina. Mentre Ulderico corre tra le perfettamente limpida la cui greggi sulle rive di un laghetto temperatura però pare si attesti tanto simile ai laghi alpini, il sui 7°. Lo guardano perplessi nostro prezioso esperto di Cina anche i turisti turchi, in viaggio di

gruppo, che ci fanno tantissime domande sul nostro itinerario, su Treia e l’Italia, sulle nostre impressioni in questo primo approccio con una terra che tanto abbiamo faticato a raggiungere e, inevitabilmente quanto cortesemente ci chiedono autografo e foto con il “grande italiano”. Zamir


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In Italia sono le 15.00. Per me è ora di andare a letto. Prima, come ogni giorno, satellite permettendo, chiamo Delia e i ragazzi, regolo l’orologio su sveglia e spengo la luce: non senza prima aver detto le mie preghiere. Ulderico


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domenica 18 giugno

Tra Urumqi e Turpan incontriamo il titolare dell’agenzia cinese cui ci siamo affidati per camper, autista e interprete. In segno di benvenuto ci regala dei fiori e‌ una nuova guida, Chen. Ulderico

CINA


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Passare da Turpan è immergersi in un’atmosfera di secoli fa. Siamo nella zona delle Montagne Fiammeggianti. Le chiamano così perché da loro si alzano impressionanti turbini di sabbia rossa che ricordano le eruzioni vulcaniche.


135 Toni dice che siamo nella regione autonoma dello Xinjiang Uygur, che Turpan ne è la capitale e che è la città più lontana dal mare tra quelle che toccheremo. Ha due milioni di abitanti, ma io sono molto colpito soprattutto dall’area archeologica. Visitiamo la moschea e noto come ci sia da tempo apertura verso il culto islamico in un paese dove

qualsiasi culto religioso è guardato con sospetto. Toni mi spiega che siamo vicinissimi al Kazakistan, paese islamico: i rapporti di vicinato lo impongono. Ritrovo i segni di una civiltà ultra millenaria anche in una strana costruzione come l’essiccatoio dell’uva. Ulderico


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mercoledì 14 giugno CINA

Un decimo del tragitto cinese è già stato percorso.

Il sole, che ha preso a scottare per lunghe ore, genera i primi miraggi: mostra meno lontana la lontanissima meta finale. Ulderico dice che sparerà tutto negli ultimi mille chilometri: si spera non intenda sprintare. Il team ha fatto sosta all’ Aobao della Pace, piccola altura in roccia viva che Mongoli e Tibetani onoravano lungo la strada, e

che ora è luogo sacro del buddismo vajrayana (professato in Tibet e in Mongolia). Qui il decimo Panchen Lama, nel 1984, ha impartito benedizioni per un giorno intero alla miriade di fedeli giunti dai dintorni. Un tempo in questi luoghi sacri si faceva una sosta per rendere omaggio alle forze divine e per assicurarsi una propizia prose-


137 cuzione del viaggio. Si fermavano le dirompenti orde mongole ed i terribili guerrieri tibetani. Ulderico non lo ferma niente e nessuno. Lui prega mentre corre. La mattina ci si alza presto ed è già caldo anche se, sullo sfondo, si vede la neve. Qualche centinaio di chilometri è stato obbligatorio percorrerli sulla statale 312, superstrada

che, come un’autostrada, non permette di andare a piedi o in bicicletta. I poliziotti, con cui si giustifica la scelta con l’assenza di segnalazione di strade alternative, sono molto comprensivi. Ferdinando è impressionato dai lunghissimi camion: 16 metri di sola motrice, gli fanno dire che sono infiniti. Zamir si dedica allo studio del cinese. Wang passa

ore con Ulderico e si è pure messo a fare un’ora di corsa in compagnia di Toni a giorni alterni, seguendo i consigli per principianti della rivista Correre. Pan, l’autista, fatica a capire che non deve mettersi al volante per ore e ore, ma far compiere al camper brevi intervalli di strada al servizio di un Ulderico sempre più bruciato dal sole.


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Il rischio di disidratazione è alto: Ulderico, vittima del clima che gli procura una fortissima dissenteria, non intende andare in ospedale. Seguace della medicina omeopatica, si fida solo del suo medico Renzo Galassi.


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Le distanze tra i luoghi abitati non sono grandi:

il pranzo e la cena si riesce sempre a farli seduti a un tavolo, con spiedini di montone alla brace e birra leggera e fresca.


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sabato 1 luglio CINA

Controllo alla fine del deserto del Gobi. Toni mi ha seguito in bicicletta. Terribile il deserto, ma grazie a Dio ci sono state risparmiate le tempeste di sabbia che in questa stagione disfano e ricompongono il panorama in una sola notte. Ulderico


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La spedizione sta lasciando la regione autonoma dello Xinjiang (che significa Nuovi Confini). Hami, la sua grande oasi più orientale, la porta dello Xinjiang, è già alle spalle.


Come fa Ulderico a non addormentarsi? Fra centocinquanta chilometri inizia la provincia del Gansu. Ne mancano altri 2.700 scarsi per lo striscione d’arrivo a Pechino. Le sconsolanti pietre miliari della strada statale 312 stanno scandendo a ritroso i chilometri percorsi. Ulderico è appena passato dal numero 2.600. I cinesi, fra le tante invenzioni che vantano e sono ancora sinonimo della superiorità, in passato, di questa civiltà rispetto a quella europea, avevano un carro che misurava le distanze e indicava il sud. Era un odontometro con incorporata una bussola. Impostata la direzione, la bussola (l’ago che indica il Nord) manteneva sempre diritte le ruote del carro. Contemporaneamente, le ruote

scandivano la distanza percorsa con un contagiri. A che velocità procede uno che fa regolarmente oltre 60 chilometri al giorno? Cronometrato dalla bicicletta, con il gran caldo, parte con quasi 8 km/h per le prime tre ore, poi cala e si mantiene sui 6 km/h fino ad un massimo di 5 km/h nelle due ore finali. Promette di “dare tutto” quando sarà a -1000 km da Pechino. Azzarda che farà un tentativo di battere il record della strada percorsa in un giorno in questa impresa: vuole fare 78 km (“77 non bastano?”, gli ha chiesto Toni, visto che ora il record è di 76). Le strade sono diritte e interminabili. Non deve essere facile rimanere svegli quando si è alla guida. E infatti si sono visti diversi incidenti.

Come fa Ulderico a non addormentarsi? Standogli accanto si possono perfino intuire i suoi pensieri. Pensa alle sue imprese (quella edile che ha in Italia, e quella podistica che sta affrontando), alle grandi buche sulle strade del Kazakistan, ai giorni di sofferenza dopo aver sbattuto la caviglia contro il guard-rail sulla Romea, ai quattro chilometri in più per aver sbagliato strada due o tre mesi fa, ad alcune gare alle quali ha partecipato (come la Maratona del Cielo, con 5.600 metri di dislivello), alle maratone alle quali si iscriverà (“quando torno, dieci giorni di riposo, e poi riprendo gli allenamenti seri”), alle vicende del calcio, al suo dottore ed alla medicina alternativa che gli hanno permesso di essere così in forma, a quanti chilometri mancano alla fine. Prega.

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Piacere! Ferdinando, Italia.


149 break quotidiano delle ore più calde, sceglie personalmente. domenica 2 luglio Naturalmente qui non ci sono CINA negozi, solo dei piccoli chioschi all’aperto. Ulderico ha bisogno di reinte- Questa è una zona molto povegrare i sali persi durante la corsa ra in cui il contrasto tra le condie mangia frutta sei volte al giorno. zioni di vita di città e campagna Da buon sportivo preferisce me- è più che stridente. loni e banane (ricchi di potassio) Ulderico approfitta di quattro che, se la sosta coincide con il chiacchiere (Toni e l’interprete in

questa occasione lavorano a pieno, pienissimo ritmo) per fare intanto un po’ di stretching. L’atmosfera rilassata si deve a Ferdinando che ad ogni incontro si presenta a nome di tutta la comitiva con un caloroso “Piacere! Ferdinando, Italia!” distribuendo come santini biglietti da visita di un bel giallo, colore cui i cinesi associano buoni significati.


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lunedĂŹ 3 luglio CINA


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La gente che vedo lavorare ai bordi delle strade, anche donne, è equipaggiata con pale e picconi. Stanno costruendo un’autostrada in vista delle Olimpiadi. Ho personalmente constatato, passando nelle prime ore del mattino, che di notte dormono lì, uno accando all’altro, perché non c’è tempo di tornare a casa. A tavola, penso “ma che fanno qui i sindacati?” Ulderico


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martedì 4 luglio CINA Ritmi e teorie di Ulderico per me e Ferdinando sono state pane quotidiano a partire dal 4 febbraio scorso: la concentrazione quasi maniacale non ci lascia sconcertati. Mi ha meravigliato (e ormai ce ne vuole) che, proprio quando passato il temibile deserto pensavamo fosse tutta strada, diciamo così, in discesa abbiamo avuto una giornata terribile. Salita ripida, forte vento contrario e tanta sabbia e tanta polvere. Impossibile percorrere la strada: è in costruzione. Migliaia di persone con pale e picconi lavorano in condizioni estreme: uomini e ragazzi, ma anche donne e ragazze che con sciarpe, cappello, pantaloni e maglietta con

lunghe maniche sembrano tanti guerrieri Ninja della TV. Vogliono proteggersi dalla tanta polvere gialla (da cui il nome Fiume Giallo) e, soprattutto, dal sole. Se sei abbronzato qui sei uno dei più umili nella scala sociale. Il venditore di frutta da cui ci siamo fermati ha detto che sarebbe meglio mi coprissi: ho già preso troppo sole. Spiego che da noi c’è chi paga per fare le lampade e mi prende per matto. Non è il solo: tanti mi chiedono perché io, giovane, vado in bicicletta e Ulde a piedi. Spiego che veniamo da Macerata e che lì, ogni 500 anni, uno decide di farsi sta’ strada come più gli aggrada: Matteo Ricci con vari mezzi, Ulde a piedi, il prossimo (tra altri 500 anni) chissà come. Mi guardano sconcertati, poi Ulde ride, una pacca sulla spalla e via con Pechino sempre più vicina. Zamir

Se sei abbronzato sei uno dei più umili nella scala sociale, qui dove ogni 500 anni un “matto” di Macerata si mette sulla strada dei… guerrieri Ninja. Zamir

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mercoledÏ 5 luglio CINA Verso Yumenshi, una chiesa cristiana, visibilissima nel suo arancione, ha finalmente permesso a Ulderico di raccogliersi in preghiera. Solo davanti al cancello, però: alle sei del mattino era

ancora chiusa. Le chiese sono ben lontane dall’essere quel luogo di aggregazione che in Italia rappresentano da secoli. Portoni aperti dalla primissima mattina e fino a tarda sera, oratori pieni di ragazzi, qualcuno sempre a disposizione per un aiuto spirituale e materiale. Qui, chi va in chiesa, fino a pochissi-

mo tempo fa rischiava grosso. La diocesi piĂš estesa della Cina durante la dinastia Qing (16441911) comprendeva le zone percorse finora e, a cavallo del XVIII secolo, era retta dal gesuita italiano Silio Brollo (o Brolo) da Gemona del Friuli, cui va il merito di essere stato il primo a compilare un dizionario cineselatino utilizzando il sistema di


155 ordinamento degli ideogrammi voluto dall’imperatore Kangxi (1662-1722) basato sui “radicali”. Questo sistema è uno dei più utilizzati ancora oggi. Con polvere e sabbia è difficile tenere gli occhi aperti. I lavori della nuova autostrada obbligano Ulderico a correre su strade in mezzo al deserto del Gobi tra folate di vento e autotreni che

rendono irrespirabile l’aria. Lungo la strada, anche un centinaio di pale eoliche di una ditta italiana. A questa sabbia deve il proprio colore il Fiume Giallo (secondo grande fiume della Cina) che, fra una decina di giorni, sarà parte essenziale del panorama. Tanti chilometri sono sinonimo di sempre meno scarpe.

È noto che gli atleti le abbandonano malvolentieri: Ulderico non fa eccezione. Incolla che ti incolla la suola proprio lì, sotto il tallone, arriva il momento di dover abbandonare quelle esauste. Ulderico le fa riporre rigorosamente nelle loro scatole originali: sono cimeli e, in più, buone per il lavoro.


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giovedì 6 luglio CINA La vittoria della nazionale di calcio italiana ai mondiali ha costretto Ulderico, gran tifoso, a dormire due ore in meno e, causa tempi supplementari, a partire con un’ora e mezza di ritardo. Il team è sugli scudi, anche se, stavolta, non per la fatica immane di Ulderico, ma per i piedi d’oro di Cannavaro & C. I cinesi seguono accanitamente il calcio, e soprattutto quello italiano che ritengono il migliore del mondo. L’euforia per la vittoria in semifinale con gli avversari storici della Germania, il sonno, la scarsa attenzione alle parole di Qian che indicava la direzione giusta, la pervicacia propria del podista veterano che le strade le “fiuta”

hanno comportato per Ulderico 7 km in più, che nel computo totale non sono nulla, ma che nel suo computo personale “allontanano Pechino di 75 minuti almeno”. Una vita! Ieri pranzo a Jiuquan, in italiano Fonte del Vino, il cui nome si deve ad un episodio storico che risale alla dinastia Han (206 a.C.-220 d.C.). Al generale vittorioso contro gli Unni, l’imperatore fece dono di una grossa quantità di vino che questi fece versare in una vasca perché ne bevessero i suoi uomini. Già a Turpan si erano visti quasi 1.000 ha di vigneti il cui raccolto diventa per un terzo vino (che ai cinesi piace dolce), per un terzo uva da tavola e per un terzo uva sultanina. Il vitigno più coltivato è il bianco senza semi, quello più antico il capezzolo di puledra, con acini lunghi fino a 4 cm che pesano fino a 7 gr. Metodo di coltivazione: dopo la

vendemmia, le viti sono tolte dai pergolati e sepolte fino a primavera, quando riprendono il loro posto. Così le proteggono dal freddo quando le temperature scendono ben al di sotto di 0°. La statale 312, è fiancheggiata anche da coltivazioni di luppolo. La birra si trova comunemente, costa meno dell’acqua ed è mediamente buona, con punte di imbevibilità e di ottimo livello. È più leggera delle birre europee: la gradazione si attesta sui 3,7°. I cinesi hanno appreso la tecnica di fabbricazione dai tedeschi che, nella seconda metà del 1800, in una concessione a Qingdao, avevano fondato una birreria ancora oggi tra le migliori. Il deserto lambisce la carreggiata, la temperatura si è abbassata, è pure piovuto un poco. A Sud si vedono le prime cime della catena dei Monti Qilian, 3.000 metri s.l.m.

A Jiuquan, che in italiano significa la Fonte del Vino, un brindisi con la birra al calcio italiano, amatissimo dai cinesi.

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Tra Zhangye e Wuwei, nel Corridoio del Gansu

Gli agglomerati urbani sono uno dietro l’altro: dalle porte della città, raccontano i viaggiatori del passato, si vedono quelle della successiva. Il Corridoio del Gansu è una stretta fascia di ter-

ritorio abitato con il deserto di Badain Jaran a Nord e le montagne di Qilian subito a Sud. La catena è brulla (alcune cime superano i 5.000 metri s.l.m.) e produce un’ottima giada scura usata per farne bicchieri che in Cina sono molto famosi per una poesia del periodo Tang (dal 618 al 907), Canto di Liangzhou, che fa parte di Trecento poesie


Buono il vino di uva nei bicchieri che riflettono la luna! Mentre suona il pipa ecco che vengono a chiamarci a cavallo… Non ci deridere, signore, se giaciamo brilli sulla sabbia: dalla battaglia quanti sono coloro che hanno mai fatto ritorno? Canto di Liangzhou

161 Tang, volume pubblicato anche in Italia. Ci si rende conto sempre di più che le mappe stradali cinesi, anche recentissime, non sono affidabili. Non segnalano tutte le località né le distanze tra loro, neppure sulle strade statali. Questo crea difficoltà per i rifornimenti e per programmare soste per i pasti dell’equipaggio.

Qualche volta si fanno incontri positivi (in uno di questi luoghi fantasma, il team pranza a base di lepre), altre meno. E per dormire? L’autista, Ulderico e Zamir (che lo accompagna in bicicletta fin dalla partenza all’alba) usano i letti del camper. Gli altri tre cercano una sistemazione da qualche parte, il più

vicino possibile. Di sera piove talmente a dirotto che acqua, sassi e fango invadono la strada in un attimo. Piantare la tenda è impossibile. Meglio fare qualche chilometro ed alzarsi prima per tornare sul punto esatto in cui è arrivato nel giorno precedente per far ripartire Ulderico che non deroga neppure di un metro.


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venerdì 14 luglio CINA

La statale numero 312, che va dal confine a Shanghai, dopo 2.397 km è stata abbandonata per imboccare una strada distrettuale che porta fino al Fiume Giallo. Ulderico, sulla strada da oltre 5 mesi con ogni condizione atmosferica, sta facendo da 150 giorni una media di 68 km al giorno e non è ancora stanco.

Da quando ha stabilito il record della strada percorsa in un solo giorno (80 km), sta aumentando la media a 70 km. Sta andando avanti senza sosta, pronto a scambiare qualche parola con chi incontra, sempre sereno e sorridente. Il nome Pechino è già apparso su di un cartello stradale. Le torri di guardia segnalano


163 che ci si sta avvicinando al cuore della Grande Muraglia, quella che si è abituati a vedere nelle icone turistiche o classiche della Cina. L’intera costruzione è inevitabilmente, vista l’imponenza, di epoche diverse e presenta caratteristiche differenti nei materiali e nelle tecniche. Intanto, scandiscono la strada

le basse colonnine che segnalano i cento metri percorsi tra una pietra miliare e l’altra, il paesaggio agreste, una ininterrotta fila di autofficine malridotte. Appaiono grandi scritte sui muri delle case che orchestrano una campagna perché sia ben accettata la nascita di femmine. In Cina vige ancora, ed è una convinzione più radicata nel

mondo contadino, il desiderio di avere un figlio maschio che porti avanti il cognome del clan. Colpisce in particolare una che recita: “Aver cura di una bambina è come aver rispetto per la propria madre!” In Cina i maschi sono più numerosi delle femmine e questo sta cominciando a creare non pochi problemi sociali.


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mercoledì 19 luglio CINA

Nella Mongolia Interna, attraversato il Fiume Giallo (seguito per 300 km), nella periferia dell’antica città di Yingchuan, un tassista racconta che il nuovo presidente si è dato da fare per migliorare le vecchie strutture ed i risultati si vedono dopo due soli anni. Il resto della regione è invece una grande zona agricola ricca di acqua.

Ecco le prime, consistenti risaie. La Cina coltiva riso da 7.000 anni: chicchi di riso non selvatico sono stati rinvenuti in molte località nel corso di scavi archeologici. In Cina non si fanno risotti amalgamati e ci sono decine di tipi di riso (nero, rosso, glutinoso, dolciastro, ecc.). La regione autonoma Hui del


165 Ningxia è ricca di monumenti storici. Alla fine della Dinastia Tang (618-907), un capo tribù aiutò a contrastare una grande rivolta contadina contro l’imperatore. Questi lo nominò sovrano di un territorio che comprendeva anche la regione attuale. Nel 1037, crollata la dinastia Tang, ne fondò una propria, la

Xi Xia, cioè Xia dell’Ovest. I Mongoli la distrussero nel 1227, dopo vent’anni di dure battaglie e assedi. Ci morì pure Gengis Khan. Un comodo percorso per arrivare dall’Europa alla capitale dell’Impero Mongolo, quindi, passava da queste parti. È questo che padre e zio di Marco Polo seguirono per andare a

Karakorum, e, successivamente, insieme con Marco, per recarsi a Dadu (Capitale del Gran Khan), la Pechino di Kubilay Khan. Anche Odorico da Pordenone, altro missionario che raggiunse questi luoghi nel Medioevo, la percorse a ritroso. Matteo Ricci, invece, andò a Pechino da Sud.


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A tappe forzate per non mancare l’appuntamento a Pechino.


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venerdì 21 luglio CINA

Ulderico ieri l’altro ha percorso 74 chilometri, ieri 73. Sta forzando le tappe. Non vede l’ora di riabbracciare famiglia e i più cari amici. E di andare tutti insieme a rendere omaggio a Padre Matteo Ricci. Il clima di religiosità che ormai si respira ha propiziato l’incontro a Huinong, ultima cittadina del Ningxia, di una chiesa cristiana.

La chiesa era purtroppo chiusa, e non gli è stato possibile arrivare all’interno. Ci è però poi arrivato Ferdinando, che con la sua solita cordialità se l’è fatta aprire dal chierico. La Mongolia Interna, una pastura a perdita d’occhio, se da un lato consente di concentrarsi solo sulla strada, dall’altro rende queste giornate interminabili.


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ed è molto interessata a collaborare per opere di ricostruzione o La pratica religiosa in Cina di ammodernamento. Un lama, monaco buddista, delLa chiesa cristiana di Huineng no: la furia delle guardie rosse la stessa scuola del Dalai Lama, (la terza in 2800 km) ha festeg- ha infierito anche su di essi, ed il incontrato nella Mongolia Interna, giato il decimo anniversario di nuovo clero taoista è ancora ha illustrato le caratteristiche dei costruzione. Le 250 sedie all’in- poco numeroso per riuscire a in- rapporti religiosi in Cina. terno confermano le parole del traprendere i lavori di restauro. “Con i cinesi - dice - non c’è nulla chierico: circa 700 i praticanti in L’unico tempio confuciano visita- da fare. Non riescono proprio a città che si dividono tra le tre to, pure con i segni del turbolen- comprendere. Per struttura menmesse domenicali. Dagli anni to passato, è più frequentato de- tale, perché la lingua cinese non si presta a concetti astratti e tranovanta sono permesse di nuovo gli altri. la pratica religiosa cristiana I templi di Confucio erano un scendentali, per un radicato come quella di altre religioni. tempo propagandati dal gover- senso di ineluttabilità delle viLe altre due chiese viste in prece- no, non fanno parte della cultu- cende della vita che è fatta solo per il duro lavoro e non per godenza erano anch’esse di recente ra popolare. costruzione. Le moschee islamiche sono pro- dere dei suoi frutti” Uno scoglio insormontabile per i I monasteri buddisti visitati, spere e numerose. molto più numerosi delle chiese I musulmani, dopo grandi guerre francescani ai tempi dell’impero cristiane, sono anch’essi in fase negli ultimi secoli, hanno spesso mongolo, per i gesuiti, per i dodi ricostruzione o di restauro, a preso le parti del potere del mo- menicani, per chi oggi si sgola testimonianza che le persecuzio- mento e ne sono stati in qualche per dire che in chiesa non si vieni dell’ultimo secolo hanno pe- modo ricompensati. La Cina ne se non se ne sente la motivasantemente lasciato il segno. confina con tanti stati islamici zione nel profondo del proprio I collegi taoisti sono in abbando- con i quali non vuole problemi cuore. Ulderico

La situazione religiosa della Cina è troppo complessa per essere esaurientemente descritta in poche parole. Ma alcuni fatti dei quali siamo stati testimoni ne possono però far comprendere il clima. Ulderico

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taoista dell’acqua, che va sempre verso il basso, dove nessuno vuole Mappe e pastori non parlano cinese andare, che prende la forma di ogni recipiente dove va a finire, La Mongolia Interna è un pae- dei cinesi ricchi. Hanno un mi- che sembra il più umile e duttile saggio con larghe chiazze di gliaio di capre, ognuna vale 50 degli elementi. Ma che dà la vita verde brucate da rade greggi di euro. Un patrimonio consistente, e che può avere una forza dicapre da lana. Una famiglia di che non c’è modo di spendere, rompente. pastori vive praticamente isola- se non un euro al giorno per Anche noi troviamo qualche difta: i vicini distano in linea d’aria ubriacarsi e fumare e qualche ficoltà per la presenza cinese in spicciolo per integrare la sem- regioni autonome. Le mappe non meno di 10 km. Chiacchieriamo un’intera serata plice dieta. È il destino di tanti stradali, per esempio, indicano i con una coppia di pastori venuti nomadi, non solo mongoli, ma nomi delle località sempre con ad ubriacarsi, fumare decine di anche tibetani, kazaki, kirghisi, ideogrammi cinesi, ma chi forsigarette e vedere gente nell’uni- tajiki, che lasciano ai cinesi gli mulandoli in base alla pronuncia ca casa lungo la strada con cucina, affari redditizi delle città costrui- locale, chi secondo la traduzione negozio, televisore, due camere te ovunque, tutte desolatamente o il nuovo nome dato dai cinesi. in affitto, officina meccanica, uguali l’una all’altra spesso sen- Un autobus che va a Donseng due maiali, otto galline. Dopo za le insegne bilingui a uso an- (Vittoria in Oriente), sulle mappe tre ore se ne sono ripartiti bar- che della etnia del luogo. I cinesi in realtà va a Ordos secondo la collanti con un camioncino sco- Han, la stragrande maggioran- pronuncia mongola. perto per andare a dormire. Il za della popolazione della Re- Chiedendo informazioni ad un reddito che ricavano dalla ven- pubblica Popolare Cinese, dove passante, se è mongolo - e sa dita della lana per il cachemire arrivano fanno discretamente e parlare il cinese - risponderà e del preziosissimo sottopelo per in poco tempo piazza pulita del- comunque Ordos, se è cinese la pashmina è molto alto e ne fa le culture del luogo. È la virtù dirà Donseng. Toni

Le mappe stradali indicano i nomi delle località sempre con ideogrammi cinesi, ma chi secondo la pronuncia locale (con la parola comunque traslitterata in ideogrammi), chi secondo la traduzione o il nuovo nome dato dai cinesi.

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Pechino, alzandomi in punta di piedi la potrei quasi vedere. È lì, in direzione del sorgere del sole. Ferdinando ne è certo: “Non vedi che l’unico... cane che incontriamo è pechinese?” Ulderico


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mertedĂŹ 25 luglio CINA

Oggi compio 60 anni e sto quasi a Pechino. Posso dire che ce l’ho fatta? Per carattere tendo ad essere molto prudente, ma questo brindisi oggi per me vale doppio. Ulderico


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venerdì 28 luglio CINA

Negli ultimi tre giorni è accaduto di tutto.

Il ponte sul Fiume Giallo della statale 109 è crollato e Ulderico ha dovuto fare un largo giro per passare sull’altra sponda. La statale sulla riva sinistra del fiume è sterrata per oltre 50 km,

tortuosa e a saliscendi. A metà circa dello sterrato trova ospitalità in una casa ricavata da una grotta, con il tetto sotto il pendio della montagna. Ci abita una squadra di responsabili della manutenzione stradale. La notte piove che Dio la manda, e la mattina la strada è chiusa. Il loess forma uno strato di fango rosso scivoloso e appiccicoso quando


181 piove. Il camper rimane bloccato per un giorno e mezzo. Ulderico scavalca il muro del cortile e riparte. Quando il camper lo raggiuge, ha giĂ oltrepassato la Grande Muraglia che, per lunghissimi tratti, fa proprio da confine fra la Mongolia Interna e la provincia dello Shanxi (letteralmente A Ovest delle Montagne). Dopo un paesaggio mon-


182 tuoso, con rilievi assolutamente privi di vegetazione di alto fusto, fra profondi crepacci e pericolosi calanchi, su una strada che segue tutti i crinali serpeggiando, percorsa da miriadi di neri autotreni sporchi di carbone che chiedono strada strombazzando, la spedizione supera il Fiume Giallo dopo averlo costeggiato per decine di chilometri di scar-

pata selvaggia e scoscesa. Con le colline, ecco di nuovo, finalmente, gli alberi. Le abitazioni qui sono grotte intonacate con facciata in mattoni di fango o in pietra, fresche d’estate e calde d’inverno. Il letto, che è anche salotto, è cavo e fatto in mattoni: il camino della cucina che gli è accanto passa sotto la sua superficie e

gli permette di restare caldo. Il team ci dorme per più notti: è molto ampio, anche se molto duro. Passata la Grande Muraglia, di epoca Ming (1368-1644), con un’infinità di torri per le segnalazioni sparse sulla sommità di quasi ogni collina all’interno e all’esterno, l’ondulazione delle alture si fa più dolce, con radi


183 spiazzi coltivati a patate, mais vernino, lavanda, legumi. Betulle, pioppi, conifere sono di nuovo macchie consistenti. Villaggi piccoli sono incastonati nel verde dei pascoli e nel giallo del loess. Asini, vacche, pecore in greggi poco numerosi pascolano tranquillamente sui tetti delle case, che restano cosĂŹ sempre ben rasati.


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sabato 29 luglio CINA Sulle strade dello Shanxi si sente ormai l’aria della capitale I baluardi difensivi messi in atto da Zhu Yuanzhang, primo imperatore dei Ming, sono sempre più visibili.

Un uomo e i suoi tre bambini guidano la visita ai ruderi di una cittadella con quattro torri agli angoli ed una centrale per le segnalazioni con il fuoco: la parte esterna era riservata al quartier generale, quella interna alle residenze private. La Grande Muraglia era ripartita in 10 regioni militari, e questa provincia era una delle più importanti.

Subito dopo, le grotte buddiste fra le più belle e antiche della Cina. In prossimità di Dadong, capitale per oltre vent’anni della dinastia Wei del Nord, sorge un complesso religioso con migliaia di statue scolpite nella roccia. La religione buddista predica la tolleranza e più di una dinastia con la sua diffusione intendeva rendersi più accetta.


Sto entrando a Yinchuan: ieri ho battuto ogni record personale percorrendo in un solo giorno la distanza di due maratone, 83 Km. La mia marcia prosegue senza intoppi fra torri per le segnalazioni e cittadelle militari che risalgono alla fine del 1300. Ho cambiato un po’ la dieta e, dopo cinque mesi e mezzo di pasta all’olio, mi concedo pasta con sugo di pomodori che Zamir ha subito imparato a fare nel migliore dei modi. Anche Ferdinando gradisce molto l’innovazione. E in mancanza d’altro l’apprezzano pure Pan e Chen.

Ulderico 185


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lunedĂŹ 31 luglio CINA

Piove. Siamo nella provincia dell’Hebei, che significa A Nord del Fiume Giallo.

Ieri visita ad un villaggio di 3.000 anime che risale a 600 anni fa come testimoniano i ruderi della cittadella militare. Lo abitano contadini che coltivano mais, sorgo, patate.


187 Le vecchie porte, le torri, le abitazioni mostrano la struttura in mattoni cotti della dinastia Ming, quei mattoni che il fondatore della dinastia commissionò a ogni prefettura dell’Impero per utilizzarli in tutte le costruzioni: Città Proibita, Grande Muraglia presso Pechino, mura delle città. Molti portano ben visibile il marchio di provenienza, con il nome

del responsabile della partita: nel caso di cattiva qualità della consegna era facile individuarlo e punirlo. Un trentenne, che quale ringraziamento accetta, dopo lunga contrattazione con ripetuti tentativi di pagarlo, solo stretta di mano, bibita e un pacchetto di sigarette, ci accompagna al vecchio mercato, alle torri d’angolo,

ad una chiesa cristiana che permette ancora una volta di raccogliersi in preghiera. La funzione della domenica pomeriggio è in pieno svolgimento. Sono molto fermi nel negare l’ingresso a Zamir, musulmano, ed a Toni, buddista. La fede cristiana in Cina è, almeno in apparenza, vissuta molto dogmaticamente.


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Ferdinando ha rinunciato a mangiare cinese dopo essersi spazzolato un’anatra speziatissima. Ha pure rinunciato a dormire fuori dal camper (i kang, per lui, sono decisamente troppo rigidi). Non ha invece rinunciato a fare telefonate fiume che fanno la gioia delle compagnie telefoniche. Rischio di perdermi nel caos di cittĂ con strade chiuse o in riparazione: le indicazioni sono scritte solo in ideogrammi. A pensarlo sorrido ricordando che Ferdinando, per sdrammatizzare, dice spesso che qui “anche la gente ha il vizio di parlare in cinese quando si chiedono informazioniâ€? Ulderico

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mercoledì 2 agosto CINA

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Inesauribili risorse, e l’arrivo imminente, hanno fatto battere ad Ulderico il suo ultimo record: tra le 4.08 di mattina e le 18.46 di sera, con in mezzo la pausa pranzo e le veloci fermate ai ristori, ha percorso 83 chilometri di saliscendi con salite molto dure e molto lunghe. Adesso deve rallentare. Potrà arrivare “ufficialmente“ il 9 agosto quando i tanti treiesi partiti alla volta di Pechino per accoglierlo lo aspetteranno a piazza Tienammen. Infatti siamo a

-100 Km da Pechino


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mercoledÏ 9 agosto PECHINO, PIAZZA TIANANMÉN

Finalmente le mie due famiglie riunite: quella naturale con Delia, Leonardo e Lucilla (che sono arrivati in aereo con alcuni amici), e quella adottiva con Ferdinando e Zamir che, per sei mesi, hanno condiviso con me fatica e privazioni. Senza di loro non sarei qui. Ulderico


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Clemente Contestabile, console italiano a Pechino riceve Ulderico, Ferdinando e Zamir e la delegazione ufficiale con il sindaco di Treia Santalucia e il consigliere comunale di Macerata delegato allo sport Canesin, Capponi, presidente de Il Maratoneta e il consigliere comunale di Treia Bertini.


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giovedĂŹ 10 agosto CINA


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sabato 12 agosto PECHINO, TOMBA DI PADRE MATTEO RICCI


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Macerata e Pechino, in nome della convivenza pacifica tra i popoli, si sono di nuovo incontrate a distanza di 400 anni. Ulderico ha inteso piantare un piccolo seme che potrĂ svilupparsi per le generazioni future.


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Korgas

Urumqi

Jiayguan

Donseng

Turpan

Wuwei

Datong

Hami

Zhangye Pechino Piazza TiananmĂŠn

Yinchuan Pechino Tomba di Padre Matteo Ricci


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Ho dodici medagliette della Madonna che erano tanto care a Madre Teresa. Te le do. Quando arrivi al confine cinese, tu lasci la prima poi, via via andando avanti, l’ultima la lasci sulla tomba di Padre Matteo Ricci. S.E. Card. Angelo Comastri


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Mentre Delia si gode il giro turistico finalmente rilassata dopo mesi di tensione, Ulderico approfitta di ogni momento per riposare o per trovare il modo di fare un po’ di stretching. Abitudine acquisita o preparazione già iniziata?


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Lascio Pechino. Torno a casa e in tempo per raccogliere le olive. Il Signore e la Madonna sono stati ancora dalla mia parte. Sono sicuro che dalle medagliette di Madre Teresa germoglieranno i giorni della pace. Ulderico


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Io non confido nella fortuna, ma nella Provvidenza. Penso si debba ad Essa se il vescovo che ha benedetto la mia partenza da Macerata e quello che mi benedice all’arrivo a Loreto sono la stessa persona: monsignor Luigi Conti. Ulderico


217 simi Gabriele Cameranesi e domenica 27 agosto Franco Capponi, senza il cui prezioso aiuto avrei avuto tanti LORETO problemi in più. Recito le mie preghiere, come Siamo di nuovo al punto di par- d’abitudine, in solitaria. tenza: Loreto. Pochi chilometri L’abbraccio, invece, è corale. mi separano da casa, ma la mia Nel viaggio di ritorno, fatto non prima tappa non può che essere in aereo, ma con il camper, stavolta da passeggero, ho riperla Santa Casa. Tra i tanti , mi aspettano i caris- corso con gli occhi tante delle

mie giornate. Il fatto che il clima estivo di alcune località al posto del freddo polare dell’andata mi abbia emotivamente quasi disturbato può dare l’idea di quanto intensa spiritualmente sia stata la mia avventura. Di questi giorni mi mancherà tutto, fuorché un ricordo struggente. Ulderico


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7 giugno 2007 ROMA


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Il presidente Giulio Andreotti ci riceve a Roma in occasione della consegna a me del premio Marchigiano dell’Anno. Oltre all’onore dei suoi complimenti, ho trovato una conoscenza profonda (da uomo di grande fede ed altrettanto grande cultura qual è) del percorso di vita di Padre Matteo Ricci e l’incoraggiamento ad andare avanti con il mio prossimo sogno: Gerusalemme, nel 2008. Ulderico


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7 giugno 2007 ROMA


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Il Centro Studi Marche Giuseppe Giunchi mi fa il grande onore di consegnarmi il Picus del Ver Sacrum come Marchigiano dell’Anno, premio per cui ricevo anche i complimenti di S.E. Cardinal Angelo Comastri. Ci vedremo piÚ spesso: ho deciso, il primo gennaio parto per il pellegrinaggio a Gerusalemme. A piedi, naturalmente. Ulderico


Progetto grafico e impaginazione: empatia comunicazione Testi: Gabriele Cameranesi, Lorella Sampaolo Fotografie: Zamir Dekavelli, Daniele Morini, Paolo Bartoloni Si ringraziano per gli indispensabili contributi: Antonio Cosimo De Biasio, Daniele Morini Finito di stampare nel dicembre 2007 presso Officine Grafiche Bordoni Ancona


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In corsa per la pace  

Ulderico Lambertucci 12.000 Km di corsa da Treia a Pechino per pregare sulla tomba di Padre Matteo Ricci.

In corsa per la pace  

Ulderico Lambertucci 12.000 Km di corsa da Treia a Pechino per pregare sulla tomba di Padre Matteo Ricci.

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