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L LABORATORIO ILLUSTRATORI Roberta Vanali Vito Ansaldi e l'amore per l'editoria || 34 L COSE Valentina Tanni Selfie volanti et. al. || 38 L ARCHUNTER

ROBERTA VANALI [critica d’arte e curatrice]

VITO ANSALDI E L'AMORE PER L'EDITORIA

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vitoansaldi.com

Siciliano di nascita e torinese d’adozione, Vito Ansaldi, classe 1981, attinge dal web ma soprattutto dai social network per esplorare il mondo, quel mondo che ama tradurre in pixel. Perizia e capacità di sintesi sono congeniali a elaborare una lucida e attenta critica alla società contemporanea. Talvolta con ferocia, altre con ironia, ma sempre con quella delicatezza capace di veicolare concetti complessi che diventano universali.

Descrivi la tua personalità con tre aggettivi.

Curioso, entusiasmabile e perfezionista (a volte in dosi controproducenti).

Quali sono i tuoi illustratori di riferimento?

Tanti. Ferenc Pintér, Emiliano Ponzi, Christoph Niemann, John Holcroft e molti altri. Credo che inevitabilmente si venga influenzati da tantissimi artisti in generale e spesso per motivi differenti, come il potere narrativo, la palette colori o la genialità nell’uso del concettuale.

Cosa ti incuriosisce maggiormente della realtà che ti circonda?

Da persona creativa, la risposta è tutto. Sono estremamente curioso, in generale. Una pubblicità, il titolo di un giornale o la forma di un lampadario, di un albero o di un sasso hanno più o meno la stessa chance di attrarre la mia curiosità. Capita che, banalmente camminando per strada, un dettaglio mi rapisca e mi faccia fare minuti di elucubrazioni mentali. Possono essere anche dettagli apparentemente irrilevanti o in cui sono incappato già altri miliardi di volte. Succede spesso che quel pensare porti poi a un’idea per un’illustrazione. Le scintille della creatività a volte scoccano casualmente.

Come si sviluppa il processo creativo delle tue illustrazioni?

Li distinguerei in due tipi, almeno per il modo in cui hanno inizio. Per le illustrazioni personali, non commissionate, l’ini-

© Vito Ansaldi per Artribune Magazine

zio è spesso pressoché casuale e ad aver dato il via potrebbe essere stata proprio una di quelle elucubrazioni di cui parlavo prima. Se sono in giro e non voglio perdere l’idea che ho avuto, registro un memo vocale sullo smartphone. È un processo più indisciplinato all’inizio, ma poi durante l’esecuzione mi riporta verso dei personalissimi automatismi essenziali al completamento del lavoro.

E nel caso delle commissioni?

Dopo il briefing con il cliente, prendo un foglio bianco e scrivo tutte le parole che sciamano nella mia mente riguardo al tema. Ne scrivo più che posso, sparse sull’area del foglio. Poi le rileggo affinché nella mia testa si creino delle scene diverse, ma sovrapponibili, o comunque collegabili. Mi entusiasma molto inserire elementi di contrasto, dissonanti tra di loro e provare a fonderli insieme, e dargli (almeno ci provo) una chiave di lettura efficace.

La richiesta più singolare che hai ricevuto.

Onestamente non ho ancora ricevuto richieste particolarmente strane. In linea di massima però mi spiazzano quelle che, oggettivamente, non hanno nulla a che fare con il mio stile. Chi ingaggerebbe un cantante rap per cantare lo yodel o viceversa?

Cosa sogni di illustrare?

Mi piacerebbe disegnare la mia prima copertina per un libro. Oltre a questo, c’è anche un “per chi” sogno di illustrare. È un famosissimo magazine che non nomino per scaramanzia.

Ultimo libro letto e ultimo film visto.

L’ ultimo libro è Figure di Riccardo Falcinelli, che consiglio a chi fa il mio lavoro: molto formativo. Guardo pochissimi film, preferisco le serie tv perché spesso richiedono meno attenzione e mi fanno compagnia mentre disegno senza distrarmi troppo. In ogni caso, l’ultimo film che ho visto è Green Book e sono felice di averlo visto.

Quali tecniche ti sono più congeniali?

Il digitale mi rende più sicuro e lo trovo più funzionale specialmente per i lavori commissionati. Quando voglio scarabocchiare qualcosa di personale invece una buona vecchia matita ha un non so che di terapeutico.

A cosa lavori in questo momento e quali progetti hai per il futuro?

Al momento sto cercando di produrre e raggruppare una selezione di mie illustrazioni da poter vendere online come stampe fine art, da incorniciare. Per il futuro vorrei poter aumentare le collaborazioni con l’editoria. Le illustrazioni sui magazine sono quelle che mi regalano le maggiori soddisfazioni personali, soprattutto per la sfida di trovare soluzioni illustrate per sintetizzare argomenti sempre diversi. Per me è molto stimolante.

Selfie volanti

Dimenticate il selfie-stick: il bastone per gli autoscatti è ormai un accessorio antiquato. Per realizzare fotografie e video originali, moltiplicare i punti di vista e sperimentare ogni prospettiva possibile, oggi potete usare una macchina fotografica volante. Un foto-drone, per la precisione. Il nuovo gadget si chiama Pixy ed è stato lanciato da Snap, azienda proprietaria della famosa app social Snapchat. Pixy, che pesa solo 100 grammi, può essere attivato con un semplice bottone, impostato in quattro diverse modalità e richiamato voltando il palmo della mano verso l’alto. L’obiettivo può fermarsi di fronte ai soggetti, girargli attorno, seguirli oppure riprenderli dall’alto. Le immagini prodotte vengono poi importate su Snapchat, dove possono essere editate, arricchite con filtri in realtà aumentata, accompagnate dalla musica, pubblicate sulla app oppure esportate su altre piattaforme. Si tratta del secondo prodotto hardware dell’azienda americana, che sei anni fa aveva messo sul mercato gli Spectacles, un paio di occhiali in grado di fare foto e video e condividerli direttamente online (un’idea poi replicata anche da Ray-Ban in collaborazione con Facebook). Pixy è al momento disponibile solo in un numero limitato di unità, in vendita fino a esaurimento scorte negli Stati Uniti e in Francia.

pixy.com/shop $ 230

Il Metodo Abramović consiste in una serie di esercizi performativi volti ad aumentare la consapevolezza e la qualità della vita. Messo a punto dall’artista serba Marina Abramović ormai quasi un decennio fa e portato in giro per il mondo con mostre ed eventi, è oggi racchiuso in un esclusivo set di carte.

€ 22 amazon.com

INFLUENCER IN ERBA

Un set giocattolo per esercitarsi, sin da piccolissimi, nel moderno mestiere dell’influencer. Realizzato completamente in legno, comprende un cellulare, una fotocamera, un selfie-stick, una ring light e un treppiede. Il “kit del vlogger”, lanciato dalla catena australiana Kmart, sta però facendo discutere i genitori, che si dividono tra entusiasti e scandalizzati.

kmart.com.au $ 7

CACCIAVITE DA SERA

Simone Giertz è un’inventrice svedese appassionata di robotica. Famosa per gli strani marchingegni che presenta sul suo canale YouTube, ha anche un interessante shop online. Tra i vari prodotti, questo elegante e pratico Screwdriver Ring, un anello dotato di cacciavite a stella.

yetch.store $ 85

The Wheelbench è una comoda panchina in legno che può essere facilmente trasportata. Basta infatti sollevarla e, grazie alla ruota montata su uno dei lati, si può spostare guidandola come una carriola. L’accessorio da giardino perfetto per chi ama inseguire il sole.

weltevree.eu € 695

BUONANOTTE D’ARTISTA

Questa lampada in edizione limitata disegnata da Yoshimoto Nara è apparsa per la prima volta nella mostra For Better or Worse, inaugurata a Toyota nel 2017. La base è formata da uno stelo verde con foglie in acciaio, mentre il cappello in plastica è decorato con i tipici disegni dell’artista giapponese.

store.moma.org € 1979

MONUMENTI FUMANTI

La Battersea Power Station è un’ex centrale termoelettrica che si trova a Londra, sulle rive del Tamigi. Si tratta di un edificio iconico, reso famoso da molte apparizioni in film e video musicali. Oltre che sulla mitica cover dell’album Animals dei Pink Floyd, pubblicato nel 1977. I designer francesi di ATYPYK la rievocano in un originale posacenere.

atypyk.com prezzo su richiesta

LAMPADE APPICCICOSE

Nasce dalla fantasia del misterioso designer “virtuale” Uto Balmoral la lampada Wonder di Seletti. La testa del David di Michelangelo, realizzata in resina bianca, fa da sostegno per un globo luminoso in vetro che ha la forma di una bolla di chewing-gum rosa.

Una serie di spugne pensata per chi detesta le faccende di casa. Dalla collezione di Fred&Friends, che da anni sforna gli accessori domestici più simpatici sul mercato, arrivano le Subversive Sponges. Per lavare i piatti con il giusto (contrariato) spirito.

genuinefred.com $ 14.50

BROCCOLI PSICHEDELICI

La forma frattale del broccolo romanesco è una delle più affascinanti del mondo vegetale. L’artista e designer di Brooklyn Piera Bochner l’ha utilizzata per realizzare a mano una serie di coloratissime candele che, sciogliendosi, creano forme e colori sempre diversi.

zoeschlacter.com $ 69

MARTA ATZENI [dottoranda in architettura]

LACOL

lacol.coop

Lacol, Cooperativa abitativa La Borda, Barcellona Photo © Institut Municipal de l’Habitatge i Rehabilitació de Barcelona

Tra le più interessanti trasformazioni nel campo dell’architettura dell’ultimo decennio si registra una rinnovata atten-

zione alla partecipazione e alla condivi-

sione. Una svolta che ha trovato un terreno particolarmente fertile nel settore residenziale, tanto da raggiungere il riconoscimento istituzionale con il trionfo della cooperativa abitativa La Borda al Premio Emergente 2022 dello EU Mies Award. A firmare il complesso barcellonese è lo studio Lacol, il cui credo nel valore sociale della disciplina architettonica si riflette in ogni suo aspetto: dalla struttura dello studio, fondato nel 2009 da quattordici compagni di università e organizzato come una cooperativa; alla sede di lavoro, un centro culturale nel barrio Sants, condiviso con altre sette cooperative e progettato dallo stesso Lacol seguendo un processo partecipato.

Ed è proprio intorno a questo luogo, ricavato in un isolato di inizio Novecento e pensato come piattaforma di interazione fra soci e popolazione locale, che il collettivo ha trovato un importante campo di azione. Oltre allo spazio cooperativo La Comunal, infatti, a Sants si trovano La Borda e la sede dell’Ateneo Cooperativo di Barcellona:

interventi eterogenei e anticonvenziona-

li, in cui lo studio catalano ha dato prova di come “l’architettura, il cooperativismo e la partecipazione possono diventare strumenti per realizzare infrastrutture comunitarie per una vita sostenibile”.

Emblematica in questo senso è la premiata cooperativa La Borda, promossa dagli stessi utenti per poter accedere ad alloggi dignitosi e non speculativi. In collaborazione con questi, Lacol ha progettato 28 appartamenti a ballatoio distribuiti attorno a una corte centrale e dotati di spazi e servizi da condividere – cucina, lavanderia, sala polivalente, terrazze – che estendono l’abitare oltre il convenzionale ambito privato. Realizzato su un lotto municipale assegnato alla cooperativa per settantacinque anni e dotato di strategie che garantiscono un minimo consumo energetico, il complesso in CLT è stato definito dalla giuria dello EU Mies Award “un’architettura che esplora a fondo la possibilità di cambiare mentalità e politiche e la rilevanza dell’inclusione; un interventotrasgressivo poiché, mentre la costruzione di abitazioni è solitamente dominata da interessi macroeconomici, in questo caso si basa sulla condivisione di risorse e capacità”.

Dopo la prestigiosa vittoria dello scorso aprile, Lacol è ora impegnato in nuovi ambiti di lavoro. In aggiunta a una serie di progetti di edilizia cooperativa a Barcellona, il collettivo sta seguendo alcuni interventi partecipati al di fuori del territorio catalano in qualità di construction manager. Inoltre, ha costituito l’associazione per la transizione energetica BATEC: con questa sta avviando una comunità energetica locale nel complesso La Bordeta, ulteriore passo verso una “transizione eco-sociale”. GIULIA RONCHI L Tra i luoghi simbolo dell’isola, già edificio signorile, è stato anche Palazzo Reale borbonico e a lungo bagno penale, prima della chiusura definitiva nel 1988. Ora Palazzo d’Avalos rinasce grazie a SprigionArti – fino al 31 dicembre 2022 – diventando spazio espositivo nell’ambito di Procida Capitale italiana della Cultura 2022. La mostra, a cura del direttore di Procida 2022 Agostino Riitano, in collaborazione con Vincenzo de Bellis e sotto il matronato della Fondazione Donnaregina, racconta la storia del territorio attraverso lo sguardo di sei artisti internazionali, facendo al contempo di questa realtà un punto di riferimento per la comunità locale. Gli artisti invitati sono Maria Thereza Alves, Jan Fabre, William Kentridge, Alfredo Pirri, Francesco Arena e Andrea Anastasio,con opere esposte nelle cinque celle in passato utilizzate come luogo di detenzione. procida2022.com/sprigionarti

Ricostruito alla Biblioteca Braidense di Milano lo studio di Umberto Eco

GIULIA GIAUME L Osservare la biblioteca di una persona ci può dire molto sul suo carattere e la sua vita: anche per questo rivedere lo studiolo di Umberto Eco alla Biblioteca Braidense di Milano sembra restituirci un vecchio amico e un mentore, sei anni dopo la sua scomparsa. Vero cuore della stanza, come nella vita del semiologo e scrittore, sono i libri: 1.328 dei suoi volumi, tutti rari e antichi, posizionati sugli scaffali replicando alla perfezione la Bibliotheca semiologica, curiosa, lunatica, magica et pneumatica, anche nota come “stanza degli antichi”, con vista sul Castello Sforzesco. L’allestimento, curato dagli accademici dell’Università di Bologna e dal direttore della Pinacoteca e della Biblioteca di Brera James Bradburne, è a fianco della sala manzoniana e fino al 2 luglio espone i volumi secondo la “regola del buon vicino”, per la quale il libro di cui abbiamo davvero bisogno è (quasi magicamente) accanto a quello che stiamo cercando. Lo spazio ricreato è una piccola Wunderkammer con strumenti musicali, fumetti di Mandrake e pupazzi dei Peanuts. bibliotecabraidense.org

SIMONA CARACENI

[docente di virtual environment]

INVESTIRE E GIOCARE CON GLI NFT

IRENE SANESI [dottore commercialista]

L'ARTE NEI LUOGHI DI LAVORO

OPENSEA

Fondato nel 2017, è stato il primo marketplace decentralizzato per lo scambio di beni digitali. Basato sulla blockchain Ethereum, permette a chiunque abbia un wallet di criptovalute di acquistare NFT. È il più vasto e vario luogo di scambio di opere e si stima che il suo volume d’affari abbia avuto un incremento nel febbraio 2020 di circa il 400%, passando da 8 a 32 milioni di dollari. Complice il fatto che gli NFT in vendita o in asta debbano avere un incremento del 5% fra un’offerta e l’altra, determinando così la rapida crescita del loro valore anche in tempi relativamente brevi. La scelta nel marketplace spazia dalla musica alla fotografia, dagli NFT legati al mondo dello sport (un fenomeno diffuso e in grande espansione) ai giochi basati sugli NFT (molto spesso simili ai giochi di carte collezionabili, come quelli sui Pokemon, tanto per intenderci) alle opere d’arte in pezzi unici o in tirature limitate. Inutile sottolineare quanto ampi siano i rischi per il capitale investito, data la fluttuazione del valore degli NFT.

opensea.io

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BINANCE

Binance è una piattaforma in cui è possibile fare investimenti in valuta reale o scambiando differenti criptovalute. Da un anno è stato sviluppato un marketplace per NFT di artisti, i quali possono mettere in vendita le proprie opere. Attenzione però: esiste un processo di selezione e il guadagno si attesta sull’1% del valore di vendita. La piattaforma per gli NFT è rapidamente diventata così famosa e condivisa da avere anche uno spazio per le charities, ad esempio per supportare l’emergenza in Ucraina. Su Binance è anche possibile acquistare delle “mistery box”, pacchi a sorpresa in cui non sappiamo se è contenuto un NFT comune, raro, super raro o rarissimo, e il suo effettivo valore: una roulette russa dell’investimento immateriale.

binance.com

L

SILKS

Ottimo esempio di videogame basato sia sul metaverso che sugli NFT. Benché non sia legato al mondo dell’arte, può aiutare i principianti a capire le dinamiche di questo nuovo mondo. Ad aprile sono stati rilasciati sulla piattaforma gli NFT delle uniformi da fantini che potranno essere utilizzate nel gioco. Le uniformi, chiamate appunto silks, sono espresse in Ethereum e possono essere acquistate su Opensea. Quest’estate verranno “droppati” anche 10mila NFT di cavalli associati a purosangue del mondo delle corse, che potranno essere comprati nel metaverso Silks. Attraverso la piattaforma sarà anche possibile acquistare appezzamenti di terreno virtuale, creare scuderie virtuali e fare corse con i propri cavalli, vedendo probabilmente incrementare il valore dei propri NFT a seconda dell’andamento del gioco, ma anche del comportamento del cavallo nel mondo reale. Non è del tutto chiaro cosa accadrà al portafoglio del giocatore che possiede l’NFT di un cavallo “reale” che si infortunerà o morirà. Un motivo in più per tenere sotto osservazione questo gioco nei prossimi mesi.

Non è un ossimoro l’arte nei luoghi di lavoro. Il report a cura di BBS-Lombard società benefit in collaborazione con Arte Generali, Quanto è (ri)conosciuta l’arte contemporanea all’estero?, nell’ultima presentazione veneziana (dopo Roma e Milano) ha incrociato naturaliter la ricerca di cheFare sulla mappatura dei luoghi di produzione contemporanea in Lombardia e l’esperienza di AWI, l’associazione Art Workers Italia, fornendo un quadro, probabilmente ancora incompleto ma estremamente interessante, dei luoghi deputati ad accogliere l’arte nelle sue multiformi espressioni.

Emerge un insieme – che a tutt’oggi non è un ecosistema (sic) –: tante tessere diffuse nei territori che disegnano mappe insolite, fiumi carsici e macchie di leopardo. Musei (anche d’impresa), spazi pubblici all’aperto e al chiuso, luoghi della cultura (archivi, pinacoteche, parchi ecc.), beni culturali in senso ampio e gallerie d’arte hanno un ruolo centrale e insostituibile nella rappresentazione. Sono sicuramente gli spazi “on”: istituzionali, deputati, ortodossi, nati “per”, con finalità proprie di esposizione, ostensione (c’è chi ancora usa questo termine), mostre, vendita, valorizzazione, produzione culturale. In tutti ci sono persone che lavorano, e non soltanto gli art worker propriamente intesi. La domanda è: sono anche

gli unici (da leggersi i soli) luoghi in

Costeggiare il crinale cui si produce cultura? Assolutasfidante e generativo mente no. Una miriade di della produzione centri indipendenculturale significa ti, gestiti prevalentemente da enti del attivare processi partecipativi inediti. terzo settore, arricchisce la lista degli spazi “off”, svelando come spesso per i giovani artisti siano stati un trampolino di lancio, nonché gli unici (da leggersi i soli, ma anche impareggiabili) disposti a scommettere, a rischiare sul nuovo, a mettersi in gioco. La lista di questi spazi (per fortuna) è aperta e – in una logica inclusiva e non convenzionale, finanche sinestetica per via delle mille ibridazioni – ancora lunga. D’altronde, costeggiare il crinale sfidante e generativo della produzione culturale significa attivare processi partecipativi inediti che investono non solo i nonluoghi (centri commerciali, ospedali, stazioni, aeroporti, hotel), termine qui utilizzato senza alcuna venatura polemica quanto per distinguerli dai luoghi sopracitati, ma anche gli spazi dove le persone lavorano: aziende, uffici, negozi e molto altro ancora.

La finalità di questa contaminazione è duplice: da un lato, l’attenzione al welfare di dipendenti e collaboratori (l’etica ha una forte componente estetica); dall’altro, un approccio di prossimità capace di generare collaborazioni, co-progettazioni e nuove occasioni di incontro tra le istituzioni culturali, i loro stakeholder e i giver, che sarebbe riduttivo ricondurre esclusivamente ai visitatori e ai turisti. Ma neppure a un’anonima forma di cittadinanza, che dice niente mentre tenta di indicare tutto. Hanno i volti, i tratti e la fisiognomica di imprenditori, professionisti, commercianti e di tutti i loro dipendenti e collaboratori. Ci sono già esperienze (oltre quelle note: penso soprattutto alle banche) e storie da raccontare.

RAFFAELLA PELLEGRINO [ avvocato esperto in proprietà intellettuale]

ARTE DIGITALE ED NFT: COSA DICE IL DIRITTO?

L’interazione tra arte e nuove tecnologie, tra mercato dell’arte e uso degli NFT continua a produrre casi di studio interessanti. A febbraio 2022 la Galleria Unit di Londra, in collaborazione con quattro istituzioni italiane (la Pinacoteca di Brera, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e le Gallerie degli Uffizi) e un partner tecnico (Cinello), ha organizzato la mostra Eternalising Art History, in cui è stata esposta la riproduzione digitale con NFT di sei capolavori facenti parte delle collezioni delle predette istituzioni. La mostra, oltre ad aver reso accessibili le opere a un pubblico più ampio e secondo nuove modalità, è volta alla vendita delle opere digitali in edizione limitata. È inoltre recente la notizia che Madonna e Beeple hanno realizzato dei video digitali in NFT, che saranno messi all’asta.

In entrambi i casi ci si trova di fronte a opere digitali rese uniche o in edizione limitata grazie agli NFT, ma con importanti differenze in termini di strategie di gestione dei diritti di proprietà intellettuale. In particolare, i video di Madonna-Beeple sono opere native digitali, create in ambiente e in formato digitale direttamente dagli autori, che gestiranno i diritti d’autore nei modi ritenuti più opportuni. Le opere nate “analogiche” e successivamente digitalizzate dai legittimi titolari dei diritti e/o dai proprietari del bene materiale devono essere gestite tenendo presente un quadro normativo più ampio, che in Italia vede coesistere – fra le altre – le norme della legge sul diritto d’autore con quelle del Codice dei beni culturali.

Sul piano della gestione dei diritti d’autore, la digitalizzazione di un’opera protetta deve essere autorizzata dall’autore. Inoltre in Italia, qualora si tratti di beni culturali, vi sia un’utilizzazione per fini commerciali e non ricorrano i presupposti stabiliti dal Codice dei beni culturali per la libera ripro-

© Vito Ansaldi per Artribune Magazine

duzione di tali beni, la riproduzione deve essere autorizzata dalle istituzioni che hanno in consegna i beni. Ad ampliare il quadro normativo di riferimento c’è l’art. 14 della direttiva 2019/790 sul diritto d’autore nel mercato unico europeo (recepita in Italia dal D.Lgs. n. 177/2021), secondo cui “gli Stati membri provvedono a che, alla scadenza della durata di protezione di un’opera delle arti visive, il materiale derivante da un atto di riproduzione di tale opera non sia soggetto al diritto d’autore o a diritti connessi, a meno che il materiale risultante da tale atto di riproduzione sia originale nel senso che costituisce una creazione intellettuale propria dell’autore”. In altre parole, secondo il legislatore europeo, le riproduzioni fedeli di queste opere non dovrebbero essere protette. In Italia questa norma è stata recepita facendo salvo il Codice dei beni culturali.

Sul piano pratico queste operazioni di digitalizzazione possono risultare utili a diversi fini: se, da una parte, sono in linea con gli inviti provenienti dall’Unione Europea per promuovere la digitalizzazione, l’accessibilità e la conservazione del patrimonio culturale europeo, dall’altra parte sono un modo per raccogliere fondi tramite la vendita di una riproduzione digitale unica o in edizione limitata e certificata, senza vendere l’originale, che resta nella collezione dell’istituzione. A questo punto è da vedere quali politiche adotteranno le istituzioni culturali relativamente alla digitalizzazione del proprio patrimonio, ovvero se, in un’ottica di ottimizzazione del profitto e sulla base di partenariati con privati che forniscono il necessario supporto tecnologico, punteranno a un maggiore controllo della digitalizzazione creando riproduzioni digitali uniche (o in edizione limitata) e autentiche di maggior valore economico proprio in virtù dell’unicità oppure se, in un’ottica di accessibilità del patrimonio culturale, renderanno libere le riproduzioni.

Quale sarà l’andamento di questo “fenomeno” è ancora presto per dirlo, perché alla complessità delle nuove tecnologie si affiancano eventi più o meno prevedibili che incidono sulla vita dell’opera digitale in NFT. Si consideri, per esempio, l’aspetto della conservazione e della fruizione futura di queste opere in relazione alla nota tematica dell’obsolescenza tecnologica; c’è poi il problema dell’energia e della sostenibilità ambientale, essendo prodotti che necessitano di energia in tutto l’arco della loro esistenza, che va dalla creazione alla fruizione estetica, passando per la commercializzazione e la conservazione.

Per il momento siamo nella fase dell’entusiasmo da NFT nell’arte e non solo, con picchi di vendite a prezzi degni degli originali, ma con tante opere che restano invendute. Vediamo come evolverà la curva: se, dopo la fase di crescita, ci sarà il crollo con eventuale conservazione ed evoluzione consapevole degli elementi realmente utili di questa nuova tecnologia.

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