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Dall’alto: portavaso (coppia) 1820-1825 circa, Villa della Petraia (Firenze); portavaso (coppia) 1820 circa, Villa della Petraia (Firenze).

diventano anche, nella loro fragile precarietà e nel loro splendore, luoghi seducenti e ansiosi dell’immaginario onirico. È difficile dimenticare il verso di Emily Dickinson che scrive “Portatemi il tramonto in una tazza”: chiaramente sono messi in bilico l’ampiezza di orizzonti del cielo americano e la circoscritta consistenza di una tazza di porcellana, ma anche la coincidenza tra visione all’infinito e dimensione concreta dell’oggetto. Credo che l’interesse con cui in tutto il mondo oggi ci si rivolge alle porcellane e alla ceramica in genere - attenzione che non è solo del pubblico ma di molti artisti, anche di quelli che seguono poetiche avanzate di sperimentazione - possa essere interpretato non solo nel senso dell’espansione di un’area di attenzione che è stata tradizionalmente della pittura e della scultura, ma come la ricerca di un contrappeso alla volatilità di molte immagini ed espressioni che connotano il nostro orizzonte di vita. È nelle intenzioni della Fondazione Ragghianti di non fermare questo momento di analisi a una produzione storica, qui rappresentata attraverso esemplari di forte suggestione, ma di presto rivolgere la stessa attenzione, dentro parametri ovviamente distanziati, alle formulazioni contemporanee di questa ininterrotta ricerca. La ceramica è senza dubbio la

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Artigianato 45  

magazine about italian crafts

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