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Il Travertino romano

In questa pagina: fontana in travertino chiaro di Paolo Portoghesi (foto Massimo Arioli). Nella pagina a fronte, dall’alto: particolare della “Fontana dei Fiumi” di G.L.Bernini, Roma, 1648-51; particolare della “Fontana di Trevi” di N.Salvi e G.Pannini, Roma, 1732-62.

La storia del travertino romano

dimostra come, a volte, un materiale naturale si leghi al luogo del suo utilizzo, seguendone per conseguenza le mutazioni ambientali, fino a segnarne le tappe storiche più rappresentative. Nell’area romana, da più di due millenni, lo sviluppo e le trasformazioni urbane lo hanno visto protagonista, tanto che il suo colore caldo e le sue porosità chiaroscurali hanno costruito l’immagine cromatica della città. La sua utilizzazione ha inizio nel II sec. a.C., quando i Romani aprirono una cava, lungo il fiume Aniene, che ha fornito la maggior parte della pietra necessaria alla costruzione del Colosseo. La grande flessibilità nel combinarsi con gli altri materiali locali, unita alla resistenza a gelo e intemperie, lo hanno fatto vivere nella storia, attraverso il lavoro di generazioni di artigiani che con esperienza hanno trasformato la sua materia. Ogni epoca ha segnato un diverso ruolo dell’uso del travertino, ma sempre a suggellare la relazione profonda tra “natura ed artificio” che questa pietra ben rappresenta. E’ nel Barocco che si raggiunge il massimo dell’efficacia figurativa, quando viene sfruttata la forza naturale del travertino con movimenti di masse informi, grandi oggetti, soluzioni massicce. Del resto le sue caratteristiche, a causa proprio della struttura vacuolare, poco si prestano a definizioni scultoree delicate.

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Artigianato 44 special  

Special insert of magazine n 44

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