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un ambiente naturale analogo al vissuto del centro isolano, le montagne sono scabre e prive di vegetazione, il popolo che assiste al sacro evento è costituito esclusivamente dalla comunità rurale: contadini che zappano, pastori con greggi, pastorelle cariche di cibo, boscaioli, lavandai. Tuttavia, il presepe di Caltagirone nacque negli spazi più ricchi e vasti delle chiese: fonti dell’epoca ricordano un presepe meccanico realizzato nel 1680 presso i Padri conventuali di S. Francesco, con congegni manovrati da persone nascoste, “bellissimo con tanta varietà di pastori ballanti e giocanti” ; un

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altro, ammirato presepe meccanico fu ospitato dalla parrocchiale di S.Giacomo nel 1665 e successivamente nel 1686. Alla fine del 1600, il presepe calatino esce dal recinto delle chiese e raggiunge i palazzi borghesi e le case private: è qui, appunto, che matura la sua specifica identità. In una certa misura, si affievolisce il significato propriamente religioso a vantaggio della rappresentazione fine a sé stessa, acquistando peraltro maggiore spessore di dettagli e forza espressiva. Entrano nel presepe i personaggi e le scene d’ogni giorno, animando una scenografia realistica, pulsante

Nella pagina a fronte, da sinistra: pastore, terracotta dipinta, Bottega Bongiovanni-Vaccaro, sec.XVIII, Museo Bellomo, Siracusa; pescivendolo, terracotta dipinta, Salvatore Morretta, sec. XIX, Museo Regionale della Ceramica, Caltagirone. In questa pagina: contadino con bambino, terracotta dipinta, Bottega Bongiovanni-Vaccaro, sec.XIX, Museo Regionale della Ceramica, Caltagirone.

Fotografie di gaetano gambino tratte dalla pubblicazione “I presepi di Caltagirone” Arnaldo Lombardi Editore

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Artigianato 44 special  

Special insert of magazine n 44

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