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LA NUOVA TERRITORIALITÀ “Opus incertum”

L’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale.

È sempre più chiara la frantumazione per ragioni etniche, culturali, economiche, filosofiche...; siamo tanti e sempre più diversi, e la diversità non è più privilegio, non è più emarginazione, ma è diritto. Diritto a sviluppare ed esaltare le proprie convinzioni e le proprie appartenenze senza prevaricazioni.

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Ceramica di DERUTA MERCHANDISING MUSEALE Il “nostro” amato direttore Ugo La Pietra ha più volte, ed in più luoghi e tempi, enumerato i vari tipi di ap-proccio per “fare” il buon merchandising museale. Un primo scalino di questa scala di valori è la perfetta riproduzione, filologicamente garantita, dell’esemplare museale. In tale logica ricade -di fattol’iniziativa espositiva del Museo Regionale della Ceramica di Deruta: “Dulce est amare, ceramiche tradizionali di De-ruta a soggetto amoroso”, a cura di Giulio Busti e Franco Cocchi (catalogo “Futura”, Perugia, disegni di Clarissa Sirci). GiulioBusti -conservatore/contadino del Museo, come ama definirsi- con questa collezione museale ha coinvolto nella “perfetta replica” ben 47 laboratori di Deruta; egli tenta di far riemergere alcuni nuclei sapienziali perduti, di riandare all’originale che sta nel Museo, e ciò nell’epoca delle comunicazioni veloci di Internet che, come è noto, è caraterizzato dal flusso continuo senza origine e senza verifiche. Tenta cioè –il sullodato Giulio Busti (tutto lustri)- di evitare che il museo diventi il luogo della pura conservazione, uno “spazio ornativo” al DOC, come ben dice Gian Carlo Bojani, da poco al comando dei Musei di Pesaro. La prospettiva di Busti è, allora, il MIO (Museo Industriale Oggi), ed in

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La ricerca della differenza ci porta a leggere un’Italia frantumata in tanti territori, luoghi omogenei di attività legate alla cultura materiale. Vengono qui presentate le aree che, in questi ultimi anni, hanno dimostrato una volontà di affermazione della propria identità e, contemporaneamente, il bisogno di rinnovamento.

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tal senso siamo molto compagni. Che dire dei risultati? Che dire del metodo “bustiano”? Busti è semplicemente eroico, possente, titanico. Da quando è andato in pensione come docente di laboratorio del locale ISA, dedica tutte le sue energie ad una didattica allargata a tutto il territorio derutese delle ceramiche odierne (ma non per questo necessariamente attuali). A questi “ceramisti veloci” -che di routine fanno tutto un’altra cosa egli vuol far gustare antichi sapori, forme e colori di cui il Museo è garante e depositario. Busti pare una sorta di integerrimo medico condotto della Deruta/ maioliche: propone ai ceramisti una Disegno di Clarissa Sirci per il piatto “Dulce est amare”, XVI sec. (Victoria & Albert Museum, Londra), immagine della manifestazione.

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medicina alternativa, prospetta caparbiamente ai nativi una medicina antica fatta di erbe raccolte in loco, nei boschi e nelle campagne maiolicate, non ricorrendo ai moderni antibiotici; propone di pestare negli antichi vasi della farmacopea quei saperi (e sapori) perduti, saperi antichi trasformatisi in altro, col tempo, col “progresso”, colle comunicazioni, colla chimica, già nell’Ottocento. Busti propone un consapevole, affascinante salto all’indietro nel rapporto tecnologia/corpo, propone la lentezza come valore, un rapporto col tempo e collo spazio perduto, quello della riflessione storica. Ma come fare? Anche il vasaio superstite di Deruta si è abituato a prendere la veloce antireumina! Dicevamo dei risultati. Tranne in quattro, cinque casi, che comunque costituiscono il dieci per cento del totale (lavabo eseguito da “Maioliche Raffaello”; Coppa amatoria di GERIBI; piatto di Oxford riletto da Mario Sambuco; piatto del batti-cuore di Monatti Maioliche, ecc...), non sono memorabili, solo onesti. Quella semenza “d’epoca” a me pare perduta. Ma Busti cerca il miracolo, per questo dico che è eroico! Amico Busti, rassegnati: la tradizione di Deruta è il presente, quella che è passata di mano in mano, da pennello a pennello, da tornio a tornio, e se è brutta vuol dire che è una brutta tradizione. Che vuoi fare: “l’Accademia della Crusca maiolicata?”. Non c’è più grano (duro) da battere,

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