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Nella pagina a fronte: copertina del libro “ ‘E pasture d’ ‘a meraviglia”. In questa pagina statuine tutte marcate IK, datate tra il 1931 e il 1933 (testimonianza di Paola Fadda), dall’alto e da sinistra: asinello con bue; un maialino; cavalla e puledrino; due giraffe; cammello giallo.

non ha niente a che vedere con la cattolicità tedesca ed austriaca, luoghi dai quali pur proveniva I.K.: lì i presepi erano (e sono) composti da centinaia di figure, con abiti “veri”, che riproducevano (e riproducono) usi, costumi e moda del tempo, tutto molto diverso da questi poveri, nobilmente veraci, pasturielli di maiolica vietrese, cose fatte (e non “belle e fatte”) da poveriCristi dell'Arte Minima. Nell'insieme, tutte le piccole sculture maiolicate di I.K. costituiscono una “meraviglia delle meraviglie” in maiolica, anche se tra di esse non è presente il vero e proprio “Pastore della Meraviglia” del presepe popolare (e non) della scuola napoletana. Evidentemente qui si tratta della meraviglia di I.K. di fronte a quel corpo “reale” della nascita del Ninno, cosa che percorre l'intero tuo testo. Ma le figurine presepiali di I.K. rappresentano anche la storia di un'anima sensibile in un particolare momento della sua vita, in quei lontani anni Trenta a Vietri; anni che ho vissuto anch'io da giovane e che ricordo con amore ma non con nostalgia. Dei vari aspetti della vita artistica vietrese dei “tedeschi”, in relazione all'argomento del tuo testo “presepiale”, scrivi con tale competenza ed attenzione che non mi sento certo di aggiungere ed interpretare una sola virgola, in particolare quando dici del “soggiorno solitario” degli immigrati e degli artisti-immigrati (pagine 15-17), tematica molto

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Artigianato 44  

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