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Sotto, dall’alto e da sinistra: Rinfrescatoio, maiolica turchina,Castelli, ultimo quarto del XVI sec. (Museo Internazionale Ceramiche di Faenza); Gian Carlo Bojani mentre si erge leonino il 20/9/1999 tra i membri del nuovo Comitato Scientifico del Museo Internazionale Ceramiche di Faenza; “Albarello da farmacia”, maiolica, XVI sec. (Museo Internazionale Ceramiche di Faenza).

va dal museo “internazionale” delle ceramiche (MIC) al “museo globale delle Terre” (MGT), o si torna -di fatto- ad un più domestico “museo comunale delle ceramiche” (MCC). Come lo vedi il MIC, nel futuro, in questa forbice? B - Sono d’accordo con te, ovviamente: Museo Globale delle Terre. A - Dopo essere stato “Papa” a Faenza, al museo internazionale, ora vai a Pesaro, ai Musei Comunali. Diventi “parroco” delle ceramiche di quel campanile? O no? B - I Musei di Pesaro non sono solo ceramica anche se, da sempre, essa ha pari dignità storica e qualitativa di quella faentina. Di Urbino (Pesaro-Urbino: PU), ti ricordo, Ballardini scrisse che “fece d’Italia una Provincia”. Solo che Pesaro non ha avuto un Ballardini, abilissimo promotore. I Musei di Pesaro, per me, sono una sfida di riorganizzazione, riordinamento, ampliamento, ristrutturazione. Dalla formazione del personale alle strutture architettoniche. Ricordo poi che c’è il Museo Industriale “Vittoria Toschi Mosca” da restituire alla visibilità pubblica dopo più di un secolo, ed ho già ottenuto tre miliardi per un primo intervento. Insomma: c’è molto da fare! A - Auguri, Bojani, buon lavoro!

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Artigianato 44  

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