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Nella pagina a fronte, dall’alto: “Sogno mediterraneo” di Pietro Lambiase; “Grottesca” di Luciano Sangiorgi. In questa pagina: “Polipazzo alterato” di Pierino Pisapia.

il Tempo” di Verona nel 1995. Mostra principalmente d’arte applicata, mia croce e delizia, pur con la partecipazione di notevolissimi pittori “puri” quant’altri mai, come Santo Tomaino, e di artisti che usano la fotografia come Giulia Caira: del resto la grottesca è motivo, sin dalla sua nascita, rinascita e revivalistica, strettamente connesso alla ornamentazione parietale, grafica, tessile, ceramica. Tuttavia Chastel ci poneva una più specifica domanda, sottolineata dall’uso del corsivo nella locuzione dans l’art, intendendo così anche quella “maggiore”, e difatti dava una sua prima risposta indicando come esempi di grottesche nel XX secolo alcune opere di Alexander Calder, Paul Klee, e quelle, labirintiche, di Saul Sceinberg. Siamo ora nel XXI secolo: ma potrei ancora tentare esempi persuasivi di attualità del “grottesco” nell’arte contemporanea. Penso al gruppo di giovani artisti inglesi clamorosamente emersi negli ultimi tre lustri, a partire dalla mostra “Freeze” del 1988 (titolo che peraltro mi rammenta il grottesco personaggio The Freezer interpretato da Carlo Verdone nel suo film “Sono pazzo di Iris Blond”...), attualmente celebrati a Londra nella mostra “Collezione Saatchi” alla County Hall. In una recensione di quest’evento mediatico (non a caso, visto che il collezionista è un grande pubblicitario), la giornalista Anna Detheridge giudica severamente questi “capolavori”: “tutti all’insegna

di un gusto post pop, più grottesco che tragico, più ridondante che apparentemente poetico...” ( il corsivo è mio) e ironizza sulla definizione di Saatchi come “Cosimo dei Medici dell’arte contemporanea”. Condivisibile ironia, anche se, sempre sul piano dell’enfasi, si potrebbe effettivamente tentare un paragone suggestivo non già con il primo, ma con il terzo Cosimo de’ Medici, al cui servizio, tra il 1691 e il 1695, in un’epoca di “decadenza” come la nostra, entrò il sommo ceroplasta Gaetano Giulio Zumbo, i cui lavori sui vari stadi di decomposizione di cadaveri umani, le corruzioni, gli studi sulla peste e la sifilide,

oppure le ceste anatomiche, potrebbero essere segnalate come antesignane delle truculenze di Damien Hirsc, Jake e Dinos Chapman, Marc Quinn... Dovevo una risposta dans l'art alla interrogazione di Chastel, anche se io mi considero solo un modesto storico e critico di arti applicate. Ma, guarda caso, proprio tra gli artisti inglesi “grotteschi” qualcuno è molto rilevante ai fini di uno specifico discorso ceramico. Si tratta di Grayson Perry, finalista al Turner Prize 2003 e ceramografo di gran talento. Perry non mi interessa qui soltanto come autore di vasi istoriati, come esempio trendy

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Artigianato 53  

Italian Magazine about crafts and Arts

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