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oggi opera in campo nazionale una valorosa schiera di ceramisti e la fiorente Sezione Ceramica della Scuola d’Arte “F. Men-garoni” (…)”; questo passo, in sintesi, accosta tre mondi: quello della Tradizione, quello delle Fabbriche e quello della Scuola e, nel periodo che a noi interessa, gli ultimi due avevano la stessa importanza, con le dovute differenze. Le Fabbriche vivevano all’ombra della tradizione, ma permettevano l’ingresso dei giovani con le loro idee innovative, le quali negli anni ’50 trovarono ampie opportunità e consensi; la Scuola educava i giovani al sapiente apprendistato della tradizione, ma contemporaneamente introduceva nuove infor-mazioni, nuovi stimoli attenti maggiormente alle evoluzioni del gusto e delle ricerche che la contempo-raneità metteva, inevitabilmente, a disposizione delle sensibilità più attente: nel primo caso la tradizione omologava le differenze, la creatività, le capacità dei singoli; nel secondo la tradizione serviva ad educare e a preparare quel giusto bagaglio strumentale con cui affrontare, successivamente, un autonomo percorso espressivo. Alla III Mostra Nazionale della Ceramica, come appare in catalogo, a rappresentare l’Ist. d’Arte “F. Mengaroni”, vi erano: Angelini Valentino, Caruso Maria, Cecchini Mario, Damiani Luciano, De Angelis Gino, Ferri Germano, Gallo Eleonora, Lani Antonio, Lani Paolo, Malato Guglielmo, Napponelli Tonino, Perfetti Giorgio, Salvaneschi Arturo, Scarparo Bruno, Tamburini Rosetta, Valentini Gian Battista, Vampa Alfio, Vichi Luciano, Vites Ermanno: una generazione nata agli inizi degli anni trenta. Nell’elenco delle Scuole partecipanti figura anche l’Istituto Statale d’Arte di Faenza e qui salta agli occhi una sorprendente particolarità, gli allievi inviati sono: De Carolis Pasquale, Negri Carlo, Valentini Gian Battista, Vichi Lu-ciano, Zama Domenica; anche qui vi sono due pesaresi e non di poca importanza. Per passare ad una lettura più dettagliata dell’Ist. d’Arte “F. Mengaroni”, la figura di Valentini diviene elemento di misura sia storica quanto artistica del periodo che stiamo considerando; sarà la bio-grafia di Nanni, assunta a sinèddoche e qui la parte per il tutto, a dare il senso estetico-esistenziale che univa - di ciò sono convinto e non credo di forzare un pretensioso ossimoro - una generazione cresciuta fra Scuola e Fabbriche pesaresi. Nanni Valentini era del 1932, si iscrisse alla Mengaroni nel 1945, aveva tredici anni; l’Italia artistica di allora disputava fra “arte realista” e “arte astratta”, da una parte il “Fronte nuovo delle arti” e dal-l’altra il gruppo di “Forma 1”: tutto ciò era seguito dagli insegnanti in quanto artisti e di rimbalzo andava a toccare la curiosità degli studenti più predisposti; di fatto Nanni parla dei suoi

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Amici della ceramica Pesaro - Catalogo  

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