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RICORDI DEGLI ANNI ALLA MOLARONI Nel 1954, quando entrai nella Molaroni, la fabbrica occupava ancora buona parte del vecchio stabile che si sviluppava lungo via Luca della Robbia. Al pianterreno c’erano i reparti della lavorazione della terra - a cui si dedicava con eccezionale abi-lità lo stampatore Amintore Giardini - e l’ampio locale dove, al centro, troneggiava la grande fornace a legna (a pianta circolare, per la cottura del biscotto), alla sua sinistra il forno “del finito” (più piccolo ma sempre di dimensioni considerevoli) e a destra un altro forno (ancora più piccolo e anche questo per il finito). Da poco erano stati installati due forni elettrici della ditta Moretti per i lavori urgenti. Il fornaciaio era Romano Gorini, un bontempone che spesso cantava a squarciagola pezzi d’opera. Nella stessa stanza Fiorino Pucci lavorava sul tornio a piede e uno identico utilizzava saltuariamente Amintore Giardini. C’era poi un tornio meccanico (elettrico) col quale Rosina Volponi stampava i piatti. Il piano superiore era occupato dall’essicatoio (un grande vano, pieno di scaffali, attraversato dal camino della fornace sottostante) e dai locali della smaltatura, della pittura e della cristallinatura. I labora-tori della pittura erano uno per le decorazioni tradizionali, alle quali si dedicavano solo donne (circa quin-dici tra maestre e allieve) e uno per il moderno, come veniva definito allora. In quest’ultimo, prima che io arrivassi, lavoravano da qualche tempo alcuni ragazzi che frequentavano - o ne erano già usciti ? l’Istituto d’Arte “F. Mengaroni”. Si trattava di Antonio Lani, Valentino Angelini e Renato Bertini. Paolo Lani, Guglielmo Malato e Nanni Valentini, che pure avevano fatto parte del gruppo, non c’e-rano più; i primi due avevano scelto l’insegnamento e Valentini si era trasferito nella bottega di Baratti. Nel periodo estivo, durante le vacanze scolastiche, la fabbrica era frequentata da tanti altri ragazzi dell’Istituto d’Arte e il gruppo dei modernisti si ampliava ma, per quanto mi risulta, è soprattutto a quelli indicati sopra che si deve l’impronta iniziale di temi e tecniche che hanno dato vita alla nuova produzione della Molaroni. Le conoscenze della gente comune in fatto di arte, in quel periodo, erano imbottite di classicismo fin dalla scuola elementare; buona parte dell’opinione pubblica, dunque, considerava l’arte moderna una bizzarria o uno scherzo, se non addirittura una presa in giro. C’era stato l’oscuramento del Ventennio per le tendenze artistiche d’oltralpe; forse la generazione precedente alla nostra aveva avuto sentore

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Amici della ceramica Pesaro - Catalogo  

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