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Nanni Valentini frequentò l’Ist. d’Arte di Faenza dal 1949 al 1953 e di quel momento dice: “L’informazione l’avevamo dal Museo più importante d’Europa. È qui che arrivarono le prime ceramiche di Picasso in Italia”. Più avanti esprime un giudizio sulla scuola di Faenza: “abituava ad un comportamento di superficiale ricezione (tutti noi facevamo delle esperienze astratte e figurative senza curare i loro con-tenuti), per cui tornando a Pesaro ero portato a non considerare seriamente queste esperienze; ripresi l’insegnamento di Gallucci …”; ancora un passo avanti nella comprensione di ciò che avveniva all’Istituto d’Arte Mengaroni. Prima del ’50 nella scuola vivevano due realtà ben precise: quella del mestiere rappresentata dai Melis (ceramica), Andreani (decoratore), Cordoni (torniante), Fiorentini (metalli), Laurenzi (sbalzo e cese-lo), Cecchini (arte muraria); e quella dell’arte proposta dai Polidori (storia dell’arte), Pavisa (pittore), Gal-lucci (pittore), Borgiotti (disegno professionale); il tutto tenuto insieme dai Direttori, i quali erano loro stessi artisti, a cominciare da lontano con Castaldini (pittore) che diresse dal 1898 al 1922, con l’Urbani (scultore) che diresse fino al 1927, con Delitala (incisore) dal ’27 al ’40, seguì poi la reggenza fino al 1954 di Masetti, un non addetto ai lavori, ma che beneficiò del buon numero di bravi insegnanti a sua dispo-sizione, e dal 1954 agli anni ’70 Ferri (pittore), giunto da Pisa. La domanda, per l’incarico di assistente nella sezione ceramica, il Prof. Andreani la inoltrava il giorno 8/8/1942. Il Prof. Gallucci assunse l’incarico nel 1944 e così, più o meno gli altri; è la seconda metà degli anni ’40, che prepara le basi per la maturata produzione decorativa degli anni ’50. Le prime ceramiche di Picasso sono del 1847, il genio indiscusso della modernità aveva intrapreso una nuova ricerca, accolta positivamente come sempre; a Faenza giungono le pirotecniche invenzioni formali, le combinazioni funamboliche tutte cadute sull’argilla come fuochi di San Lorenzo: qui si definiva coscientemente il concetto di STILIZZAZIONE; nel contempo l’altro grande movimento, l’INFORMALE sanciva l’autonomia della materia, del gesto, della superficie con le opere di Wos, Tàpies, Tobey, Dubuffet, Burri, Fontana… questi saranno i due binari su cui correrà tutta la fantasia e tutta la creatività degli anni ’50-’60 anche in ambito ceramico. Se nei primi anni del ‘900 troviamo in Mengaroni l’anima inquieta e determinante del sentire avanzato in campo ceramico, negli anni ’50 stando alle testimonianze di coloro che gli furono amici e che lo seguirono negli anni fra scuola e lavoro - lo stesso ruolo rivestiva Valentini, il quale intraprese per primo queste due ricerche iniziando a congiungere, nella continuità della vita, la scuola alle botteghe; le ricerche incerte, ma decise degli studi a quelle sicure e definite nell’ambito della produzione: quella

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Amici della ceramica Pesaro - Catalogo  

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