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La valutazione di tutti i rischi da parte del datore di lavoro, la redazione dei conseguenti documenti e la predisposizione della misure per la loro rimozione e/o gestione costituiscono gli elementi di maggior rilevanza. Per valutazione del rischio si intende la valutazione globale della probabilità e della gravità di possibili lesioni in una situazione pericolosa e scegliere le adeguate misure di sicurezza. Viene richiesto al datore di lavoro un ruolo più responsabile. Egli può avvalersi della collaborazione di determinate figure tecniche e degli stessi lavoratori, lasciando maggiore libertà nella scelta dei mezzi per conseguire l’obiettivo e codificando l’obbligo di formare e informare il personale dipendente che, a sua volta, in ottemperanza a una precisa normativa, deve contribuire a una sicurezza «partecipata». Tra i professionisti di cui si av68

vale il datore di lavoro il medico competente svolge un ruolo indispensabile. IL MEDICO COMPETENTE E L’EVOLUZIONE DELLA MEDICINA DEL LAVORO La medicina del lavoro, nata come branca della medicina «clinica», ha ampliato nel tempo le proprie competenze in molteplici ambiti, da quelli tossicologici ed epidemiologici a quelli ergonomici, tecnologici e psicologici. Il medico competente nella sorveglianza sanitaria giunge alla diagnosi attraverso un accurato esame clinico, interpretando correttamente le indagini di laboratorio e strumentali. Inoltre, si avvale dell’apporto motivato di altri specialisti (ivi compresi quelli dei «servizi ospedalieri di medicina del lavoro»), facendo una diagnosi diffe-

renziale con le patologie comuni e si rapporta con il medico di base per giungere alla definizione di un giudizio di idoneità all’attività lavorativa specifica. La medicina del lavoro nasce dall’opera di un grande italiano, Bernardo Ramazzini (16331714), che fu il primo a sostenere che il medico, per meglio comprendere le malattie professionali, deve innanzitutto conoscere la tecnica delle lavorazioni, anche quelle più dure e ripugnanti, andandole a esaminare da vicino. Affermando che prevenire è meglio che curare, suggerì, già tre secoli fa, l’uso di protezioni individuali e disposizioni di carattere organizzativo per evitare o ridurre l’insorgenza di malattie professionali. Il suo insegnamento però, risultò precoce per quei tempi, e in Italia, come nel resto dei Paesi più evoluti, si dovette attendere la fine dell’’800 per avere i primi interventi nor-

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RIVISTA MILITARE 2005 N.5  

formazione, Storia, tecnica, geopolitica, dottrina, Esercito, Storia., "formazione", rivista militare, uniformologia

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