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I

seinen di Fukumoto Noboyuki sono racconti che descrivono l’incedere di vite vissute amaramente, di giovani che hanno sprecato il loro tempo dietro a sogni irraggiungibili e di vecchi che, ormai senza più niente da perdere, reagiscono al torpore della loro sicurezza e iniziano una propria rivoluzione esistenziale. Codesti figuri percorrono circoli viziosi e stagnano in situazioni senza un apparente via d’uscita, prigionieri di un errore fatale compiuto ingenuamente. Sono fantasmi incapaci di reagire alle pressantissime sollecitazioni della specializzata società giapponese, schiavi di una quotidianità frugale fatta di economici pasti precotti consumati in stanze anguste e deliri di rivendicazione esistenziale indirizzati a una collettività di cui sono infinitesimali meccanismi. Collettività da cui sono a loro volta ritenuti nient’altro che spazzatura, scarti che, non avendo conseguito titoli di studio superiori, meritano l’oblio di un lavoro sfiancante, inchinandosi e ringraziando con un sorriso stampato sul viso. Nonostante tutto, i protagonisti di queste opere cercano di sopravvivere a lavori stremanti o debiti insolvibili, lasciando ardere nei loro animi la fede nei loro sogni irrealizzabili, come una speranza che li guidi oltre la tempesta delle loro miserevoli esistenze. Per molti versi la caratterizzazione dei personaggi di Fukumoto si contrappone nettamente a quella dei più famosi manga shonen odierni. In queste saghe giovani adolescenti dotati di una vis eroica del tutto immotivata si accingono a salvare, da una fantomatica minaccia esterna, lo Yamato. E nel compiere il loro destino saranno sempre accompagnati da pettorute o piattute tsundere, vestite con marinarette d’organza, costruite a uso e consumo di un mercato hentai mai così florido come in questo periodo di sismi biblici, anzi scintoisti.

Nonostante l’amarissima serietà del sensei, nel raccontare le sue storie Fukumoto è riuscito a instillarle di una “comicità fisica” senza precedenti. Kurosawa, l’operaio di cui sono narrate le disavventure, è un uomo ormai sulla cinquantina, vergine (nonostante lo neghi) e totalmente fuori dai canoni di bellezza nazionali. È alto, incredibilmente robusto, dotato di una mascella tirannosauro-morfica, un setto nasale deviato che effluvia muco senza sosta e una zazzera ribelle che condivide con il suo giovane alter-ego Kaiji (dedito al gioco d’azzardo estremo). In sostanza un uomo delle caverne trasportato ai giorni nostri e, più in generale, il design più lontano dal concetto di kawaii che sia mai stato creato nella storia dei manga. Inoltre, il suo carattere, burbero e diretto rispetto ai canoni della rigidissima etichetta giapponese, e il suo bisogno disperato di socializzare con gli altri e realizzare le sue utopiche fantasie adolescenziali, non faranno che rendere ancora più disperatamente divertenti le continue disavventure di questo vegliardo disadattato. Un vero esempio di umorismo serio. Kurosawa si ritroverà ad affrontare i dilemmi della sua esistenza e inizierà a lottare per la sua stessa realizzazione emotiva. Si troverà poi invischiato in combattimenti all’ultimo sangue con gang di ricchi, annoiati e nichilisti studenti delle superiori, armati di mazze da baseball che, come nella migliore delle tradizioni nipponiche, lo ridurranno a un ammasso tremebondo di carne sanguinolenta

senza onore. La trama si dipanerà su questi binari fino a un finale fin troppo brusco, dovuto forse al mancato successo della serializzazione su una delle tante riviste dedicate ai manga di stampo seinen. Il tratto dell’autore è inconfondibile, ricorda la viscerale arte di Go Nagai, le cui forme sinuose ed erotiche sono state filtrate da spesse e rigide linee spigolose, atte quasi a contenere l’esplosivo pathos emotivo dell’ultimo samurai Kurosawa. Gli undici tankobon (inediti in Italia) che comprendono l’opera sono scorrevoli e garantiscono al lettore attento un intrattenimento di alta qualità. Consigliatissimo.

La poetica di Kurosawa si gioca tutta sull’espressività degli sguardi e sulla realizzazione di sfondi e retini carichi di un’impressionante tensione animale, tipica solo delle opere di un certo peso.

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Players 06 (Free Edition)  

Players è intrattenimento per menti sveglie e affamate. Con un'attitudine vagamente geek, gusto per il bello e una sincera volontà di propor...

Players 06 (Free Edition)  

Players è intrattenimento per menti sveglie e affamate. Con un'attitudine vagamente geek, gusto per il bello e una sincera volontà di propor...

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