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utilissimo a brand e istituzioni ma abbastanza distante dalle logiche dell’originale degli anni ottanta che spingeva i giovani ad acquistarlo per fare festa. Per questo mi è venuta voglia di pensare ad un apparato molto accessibile, come quello di allora, ma dotato di tecnologie attualizzate. L’idea è diventata praticabile dopo una mia visita al laboratorio di Claudio Niorettini, uno mago del suono, un produttore italiano di eccellenza. Uno di quelli con le idee chiare che sa disegnare e calcolare tutte le componenti di un altoparlante, ma anche usare cacciavite, saldatrice e tornio. Lo avevo coinvolto nella realizzazione dell’apparato audio del Boohmbox, e ascoltando i test dei prototipi, mi aveva convinto che l’mp3 ci ha disabituato alla qualitĂ , non tanto SHUFKpLĂ€OHQRQKDQQRTXDOLWjPDSHUFKpJOLDSSDUDWLFKH utilizziamo per riprodurli non sanno leggerla; quelli di Claudio la leggono eccome. Il mio primo incontro con Claudio fu di venerdĂŹ: ne sono uscito con l’idea che non potevo perdere un’occasione del genere. Il lunedĂŹ successivo ero di nuovo da lui con i disegni del mio nuovo Boohmbox: il “66â€?, il sixty-six. Ho progettato il mio BBX66 partendo dall’idea che avrebbe vissuto all’aperto e sarebbe stato trattato male, quindi ho pensato che doveva resistere all’acqua e agli urti accidentali. Doveva essere abbastanza leggero da poter essere trasportato e abbastanza pesante da non ribaltarsi quando il volume è a manetta. Avrebbe dovuto avere il solo cavo di alimentazione e l’ingresso audio wireless.

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Tre progetti per il futuro prossimo venturo della comunicazione DOOH

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