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l’ARTE

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NEWL’INK

marzo | aprile 2012

di Ornella Fazzina

Tra reminiscenze naturalistiche, astrazione geometrica e arte ottico-cinetica, la ricerca condotta da paolo scirpa si è sempre contraddistinta per un taglio autonomo e indipendente che non è rientrato mai appieno in movimenti o tendenze dell’arte contemporanea, rispondendo principalmente a necessità interiori. Tutti i suoi lavori hanno una matrice comune e rispondono a istanze di natura etica, quasi fosse una religiosità insita nelle sue opere che si trasforma in “poetica della luce”, diventando metafora della spiritualità dell’uomo e di una luce come possibilità di una società per-

cettivamente migliore. Una profonda riflessione sulla condizione umana, da un punto di vista morale e sociale, ha quindi caratterizzato il campo d’indagine dell’artista, il quale ha affrontato il tema del dolore e della morte in croce per mezzo del disegno, della pittura e di opere tridimensionali, muovendosi tra figurazione e astrazione. Da un segno carico di tensione e capace di una sintesi formale nel restituire l’anatomia dei corpi, a oli e acrilici su tela che traducono il colore in funzione espressiva, scirpa arriva successivamente a strutture geometriche che diventano la sua singolare

cifra stilistica. i Ludoscopi costituiranno l’elemento di unione tra lo spazio reale e lo spazio illusorio, in un moltiplicarsi della forma che supera la sua stessa dimensione fisica. Questa percezione infinita dello spazio, ottenuta con il neon e superfici specchianti, suggerisce il bisogno di ampliare le proprie percezioni fisiche e mentali per tendere verso una dimensione ultraterrena, sovrannaturale, tanto agognata e sofferta. attraverso la ricerca della forma luminosa, la pesantezza si trasmuta nel suo contrario, in una leggerezza che è metafora di speranza e di fede, di riscatto da un dolore terreno, che si manifesta per mezzo di un elemento come il tubo al neon che assume forte valenza semantica: quella di concepire la luce come principio unificante della realtà. in tutti i suoi lavori che si rifanno all’ambito dell’arte cinetica, si intuisce che pur utilizzando strumenti facenti parte di quella tendenza, dalla stessa si affranca per una predisposizione mentale differente che non intende ricondurre tutto alla realtà effettuale della visione, piuttosto a un aspetto trascendentale della luce che diviene quindi il riflesso di quella reale. egli approda a una dimensione ideale che si serve di mezzi concreti per parlare del mondo e dell’uomo che abita il mondo, sottolineando che quei mezzi sono solo l’imitazione, il riflesso di un significato più ampio che lega il pensiero dell’artista al concetto di luce mistica, tanto celebrata nella cultura medievale. ed è così che tradizione e tecnologia attraversano il tempo senza soluzione di continuità, volendo esprimere con un diverso linguaggio artistico la stessa cosa e cioè che rappresentazione e presentazione non sono altro che l’ombra del visibile. sul tema della croce, oltre all’esplicito richiamo alla narrazione cristologica in alcune pitture, il rigore geometrico del ludoscopio che riprende, appunto, la perfetta forma a croce ci comunica un’idea di perfezione che oscilla tra il greve e il leggero, l’assoluto e il relativo, il trascendente e l’accidentale.

j Paolo scirpa Ludoscopio - Croce. Percorsi di spazi/luce comunicanti 2007, assemblaggio, cm 50 x 250 x 250 (Collocata sull’altare della Chiesa del Divin Pianto, Cernusco sul Naviglio, Milano) IN ALTO A SINISTRA

h Paolo scirpa Gesù crocifisso 1997, gessetto nero su carta, cm 53x42 (part.) SOPRA

arte

Giacomo Rizzo in Geometrie della passione

2012, resina, legno, carta, cm 250 x 170 x 60

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