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l’ARTE

NEWL’INK

sm1 marzo | aprile 2012

di Monica Dematté

in un paesaggio naturale. e’ un primo apparire della componente “spontanea”, destinata a diventare fondamentale. visivamente i dipinti di questo periodo (siamo nel 1991) sono estremamente ricchi, complessi. La ripetizione di motivi e gesti crea un legame profondo, fisico, fra creatore e creatura. Ma presto Ding Yi sente di aver raggiunto una sorta di climax, una perfezione che lo gratifica ma non gli apre nuove vie. per ovviare a tale impasse decide di affrontare un nuovo punto di partenza. La nuova fase non significa però un cambio radicale di materiali e motivi. L’artista sceglie di abbandonare la geometrica suddivisione lineare e di dipingere a mano libera, pur non discostandosi dal motivo ”a croce”. Ding Yi opera un cambiamento forte, se pur conservativo, che lo riporta a un’arte di livello più umile e “preculturale”. Dopo qualche mese di pratica del nuovo stile, però, una disinvoltura facilmente acquisita pone nuovamente l’artista in una posizione di

stallo, che esige nuove difficoltà per mantenere sempre vivo, intenso, il suo rapporto con la materia. Così nel 1992 inventa la “croce al negativo”, motivo che vede affiorare il segno “+”, vuoto, all’interno di otto triangoli colorati per la cui esecuzione occorrono sedici piccole pennellate. Da allora fino al momento attuale, la maturità creativa permette all’artista di usare nello stesso dipinto più versioni dello stesso motivo: “positivo” e “negativo”, nonché altre leggere varianti, coesistono felicemente.

j Ding yi Appearance of crosses 2008, tecnica mista su carta A SINISTRA IN ALTO

Ding Yi in

arte

il primo esemplare della serie a croce di Ding yi, pittore nato a shanghai nel 1962, e oggi considerato uno dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea cinese, risale al 1988. si tratta dell’applicazione di un concetto astratto al medium pittorico: la ripetizione del segno serve nella tecnica della stampa per suddividere il foglio in superfici quadrate, uguali. e’ una garanzia d’esattezza e di oggettività, e può costituire un riferimento universale, privo com’è di riferimenti culturali elaborati. La tela è suddivisa in campiture verticali nei tre colori base: giallo, blu e rosso, definite all’interno da croci

nere. L’effetto è di estrema precisione geometrica, di asettica scientificità. L’artista lo sceglie a scapito sia della tecnica pittorica che dell’espressione individuale. inaugura così un periodo di dedizione assoluta allo sviluppo della “serie a croce”, scelta consapevolmente in contrapposizione sia alla tradizione della pittura cinese, che al mondo artistico contemporaneo. L’artista si concentra sulla sua ricerca con costanza esclusiva e quasi maniacale. Gli esperimenti di Ding Yi (a cui piace paragonarsi a un ricercatore, a un alchimista) si fanno via via più complessi. L’originario motivo “a croce” viene arricchito di diagonali, delineate con accurata precisione, che creano un senso prospettico di profondità. La scelta di associare la bidimensionalità all’astrazione sfocia ora in un effetto di trompe l’oeil in cui l’artificialità è mantenuta e esasperata. al rigido schema mentale che domina l’apparenza dei dipinti sfugge però la scelta dei colori: essi vengono accostati casualmente, come

A DESTRA DALL’ALTO

Appearance of crosses, 1991-4 1991, acrilico su tela, cm 90 x 110

Appearance of crosses, 2010-B4 2010, tecnica mista su carta, cm 55 x 380

Appearance of crosses, 1991-3 1991, acrilico su tela, cm 140 x 180

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