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Intrecci siciliani

Una tomba

nucleare Gianni Lannes

L’omicidio Fragalà ha qualche legame con la raccolta delle scorie radioattive nella miniera di Pasquasìa? Nel giugno 1992 Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, che lì aveva lavorato, raccontò a Paolo Borsellino che le gallerie sotterranee venivano utilizzate per smaltire scorie radioattive. Secondo il racconto di Messina - le attività illegali, in quella zona, proseguivano dal 1984, quando aveva avviato uno studio geologico, geochimico sulla sua resistenza alle scorie nucleari. Ci sono altri siti? Sul destino dell’isola ci si interroga da anni, ma a quanto pare nessuno dà una risposta.

Bentornati in Sicilia, o meglio nel più grande cimitero nucleare d’Italia. Per la cronaca: al secondo posto si classifica la Basilicata (il centro Trisaia dell’EneaEnel ora Sogin). Dopo le scorie radioattive dello zio Sam propagate a Lentini (a causa di due incidenti aerei) - dove da anni provocano numerosi casi di leucemie mortali fra i bambini, nonché malformazioni neonatali - e gli ordigni atomici custoditi a Sigonella ed occasionalmente nel porto di Augusta a bordo di sommergibili Nato, eccoci nuovamente viscere della terra. Un’interrogazione a risposta orale (primo dei dieci firmatari Giuseppe Scozzari), datata ventidue luglio 1996 chiede infruttuosamente al governo «se corrisponda al vero che la miniera di Pasquasia sia adibita a discarica di scorie radioattive». Uno studio dell’Agenzia internazionale atomica (IAEA) - risalente al 1985 (pagina 239) - segnala il sito di questa miniera di sali potassici in provincia di Enna, quale luogo di sperimentazioni nucleari dell’Enea (ente nucleare dello Stato italiano). Non è tutto. Ancor prima, «Una commissione europea stilò nel 1977 una lista che individuava in Italia 134 siti idonei

ad ospitare un deposito geologico per i rifiuti radioattivi; i siti individuati sarebbero: in Sicilia Regalbuto, Agira, Assoro Villapriolo, Pasquasia, Resuttano, Salinella, Milena, Porto Empedocle, Realmonte, Montallegro; in Calabria Fiume Neto e in Basilicata Scanzano; considerato che: nove dei comuni accreditati come possibili sedi del deposito nazionale per le scorie radioattive si troverebbero in Sicilia e fra questi, sei, soltanto nelle provincie di Caltanissetta ed Enna; i territori siciliani risultano essere ad alto rischio sismico e ciò li renderebbe assolutamente non idonei alla localizzazione di scorie nucleare». E’ il testo di un’interrogazione parlamentare (n. 4-07654), presentata da Natale Ripamonti il 10 novembre 2004 al ministro dell’Ambiente, Altero Matteoli. Né il governo Berlusconi, né tantomeno quello Prodi ha mai fornito risposta; tant’è che l’iter è tuttora in corso. Eppure, il senatore dei Verdi Ripamonti, chiedeva semplicemente di sapere «se, tenendo conto del rischio sismico e delle particolari condizioni di precarietà dal punto di vista economico, sociale, di ordine pubblico e ambientale, che

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caratterizzano i territori siciliani di cui in premessa, vi sia la volontà di garantire un'esclusione certa e definitiva dei comuni siciliani dalla scelta di localizzazione del sito nazionale per le scorie nucleari; quale sia la valutazione del Governo in ordine alle modalità con cui garantire una reale e concreta informazione nei confronti delle popolazioni locali, delle istituzioni locali e del Parlamento riguardo alle iniziative assunte in questi mesi e che s’intende assumere successivamente; se non si ritenga opportuno sostenere presso la Comunità europea la necessità di evitare la modifica delle norme comunitarie al fine di non provocare gravi conseguenze sanitarie, sociali, economiche e per ribadire che le scorie nucleari devono essere smaltite nel paese in cui sono prodotte». In precedenza il ministro Matteoli: «aveva ammesso («Il Corriere della Sera», 3 dicembre 2003) il problema dei 60.000 metri cubi di scorie in arrivo dall'Inghilterra e garantito che avrebbe chiesto all'Unione europea di modificare la norma comunitaria che impedisce lo smaltimento di scorie di un paese diverso da quello dal quale sono prodotte.

Casablanca n.22  

Il numero di gennaio 2012

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