Page 66

97 66

L’Opificio ha condotto nel corso degli importanti al mondo, da Masaccio a

N

Nel 1588 il Granduca Ferdinando I de’ Medici, munifico protettore delle arti, continuatore illustre della grande tradizione di mecenatismo illuminato della famiglia, fondava a Firenze, nella sede dell’ex convento di San Niccolò, l’Opificio delle Pietre Dure, regia manifattura dedicata alla splendida e affascinante arte del commesso fiorentino. La manifattura nasceva soprattutto per formare le abili maestranze necessarie alla realizzazione dei rivestimenti marmorei della grandiosa Cappella dei Principi in San Lorenzo, vero cantiere di eccellenza a cui concorsero, per circa tre secoli, i maggiori architetti, decoratori, pittori e scultori toscani. Ma soprattutto antologia sfarzosa del commesso fiorentino, la stupefacente «pittura di pietra» realizzata con i preziosi intarsi in marmo e pietre dure secondo l’ardita tecnica patrimonio dell’arte fiorentina, portata al massimo splendore dall’Opificio sotto i Medici e tutt’oggi mantenuta viva da pochi grandi maestri. Di quest’arte tanto antica e ardua quanto emozionante il Museo dell’Opificio conserva molte straordinarie testimonianze: esemplari di grande preziosità e raffinatezza, che ben raccontano la storia gloriosa della manifattura attraverso tre secoli, dal periodo granducale mediceo

17 opificio_TL.indd 66

e lorenese a quello postunitario, con suggestivi materiali che illustrano anche la complessità del saper fare, dai banchi di lavoro agli strumenti. Alla fine del XIX secolo, con il tramonto delle grandi committenze medicee, l’Opificio passerà gradualmente dall’attività di manifattura a quella di centro per il restauro e il mantenimento del ricco patrimonio esistente. L’attuale Opificio, fiore all’occhiello della conservazione a livello internazionale, nasce come Istituto di restauro del Ministero per i Beni e le attività Culturali nel 1975 dall’unione dell’antico Opificio mediceo con il Laboratorio di restauro, sorto all’interno della Soprintendenza nel 1932 e sviluppatosi soprattutto a seguito dell’indimenticabile alluvione fiorentina del 1966. Fu proprio per salvare le molte opere d’arte di importanza capitale danneggiate dal drammatico evento che i laboratori fiorentini dell’Opificio approfondirono e misero a punto nel tempo competenze e tecnologie sofisticate, raggiungendo livelli altissimi di professionalità e facendo scuola nel mondo. L’Opificio ha condotto nel corso della sua lunga storia alcuni fra i restauri delle opere d’arte più importanti del patrimonio mondiale. Basti ricordare che la perizia dei suoi restauratori ha riportato allo splendore capo-

13/11/12 14:11

Mestieri d'arte n°6  
Mestieri d'arte n°6  
Advertisement