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Maestri del design

Mario Favilla, oggi docente di car design presso il Politecnico di Milano, ha lavorato con Walter de Silva per dieci anni in Alfa Romeo. È autore di un volume attualmente in preparazione presso Marsilio Editori, a cura della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, in uscita per la primavera 2013, dedicato al car design, con le testimonianze dei grandi protagonisti di questo mestiere affascinante, che fonde l’alta tecnologia con una straordinaria artigianalità. Mestieri d’Arte pubblica in anteprima una versione ridotta dell’intervista a Walter de Silva, rilasciata all’amico e collaboratore e destinata al volume di prossima pubblicazione. Le fotografie del libro, realizzate nei centri stile delle case automobilistiche, sono di Aldo Agnelli. DOMANDA: La bellezza nell’auto: che cosa significa e come

riesce una casa automobilistica a creare linee innovative e durature che siano anche belle? RISPOSTA: Il concetto di bellezza ha due dimensioni, quella soggettiva e quella oggettiva. La prima è legata al giudizio personale, la seconda riguarda la relazione tra etica ed estetica. Un progetto per prima cosa deve essere etico. Il car design si deve porre al servizio del concetto di funzione e solo con regole e funzioni da società civile e democratica si possono realizzare progetti armoniosi, rispondenti allo scopo per cui sono stati pensati. Il modo migliore per fare auto belle è cercare di non allontanarsi da questi principi, che sono poi gli stessi del design industriale: buona architettura, buone proporzioni e, per quanto possibile, non essere super decorativi. Il progetto non deve stancare, dato che l’auto ha un ciclo di vita che va dai 4 ai 7 anni. L’innovazione estetica è certamente difficile perché a quei principi etici e funzionali, precisi e razionali, devi applicare una buona dose di emozionalità. E qui torna in gioco la bellezza soggettiva che si basa sulla sensibilità personale. Io curo molto questo aspetto: rispetto alle forme ho un modo di percepire il bello che non è legato solo agli occhi, ma anche al tatto. Spesso è toccando, sfiorando, accarezzando che capisco dove si trova l’errore nel movimento di una superficie. D: Si dice che tanto più grandi sono i vincoli posti al car

designer, tanto più si esalta nel dimostrare la sua creatività. R: Il vincolo è fondamentale. Non bisogna confondere la libertà con la creatività; il vincolo è l’elemento che dà la dimensione del tuo impegno. I limiti sono un grande stimolo: le regolamentazioni, la sicurezza, i costi, il tempo. In 40 anni di esperienza ho visto l’arrivo di innumerevoli novità tecniche e normative e, anziché lamentarmi, ho sempre cercato di trasformarle in opportunità. Quando un amico giornalista mi ha chiesto se non avevo provato frustrazione a disegnare la settima generazione di Golf, ho esclamato che secondo me i frustrati sono quelli che non hanno mai disegnato una Golf! D: Nel selezionare i car designer del futuro quanto pesano gli equilibri psicologico-culturali e il binomio creatività-riflessività? Quali sono i suggerimenti per gli aspiranti car designer? R: In azienda facciamo selezione di continuo. Nei primi anni per i giovani la cosa più difficile è avere l’umiltà e la voglia di imparare. Nelle selezioni cerchiamo ragazzi che abbiano personalità, capacità di apprendere, curiosità e modestia: io ho visto talenti veri bruciarsi in un anno perché gli mancava tutto questo e, al contrario, giovani meno talentuosi che con la forza d’animo e la giusta mentalità hanno intrapreso percorsi più importanti. Purtroppo capita di trovare persone dotate di grande talento che non hanno voglia di imparare. Per contro, mi auguro che aumenti la voglia di trasmettere professionalità ai giovani: vedo molti vecchi che hanno fatto una bellissima carriera e non sono capaci di passare il testimone. D: Quanto un car designer deve avere capacità di mediazione e qual è la sua mission? R: Il car designer è un mediatore per eccellenza: il progetto passa attraverso una serie interminabile di forche caudine. L’automobile è uno degli oggetti più complicati, causa di continue discussioni e dibattiti e viene spesso messa sul banco degli imputati, specie in momenti di crisi. La missione del car designer è particolare. Non solo deve fare auto che corrispondano a sogni ed esigenze del cliente, ma anche che non aumentino l’inquinamento, atmosferico e visivo, di cui raramente si parla. Una brutta automobile per me è imbarazzante.

DALL’IDEA AL MODELLO Sopra da sinistra, lavorazione del modello in clay scala 1:4 della nuova Audi Quattro, presso l’Advanced Design Audi di Monaco; pomello della leva del cambio. Nella pagina a lato, figurino trattato con tecnica Tape della nuova Audi Quattro. Le immagini del libro in preparazione per Marsilio editori a cura della Fondazione Cologni per i Mestieri dell’Arte sono state realizzate da Aldo Agnelli.

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ALDO AGNELLI

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Mestieri d'arte n°6  
Mestieri d'arte n°6  
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