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MATERIALI poroso, è possibile farlo vetrificare aumentando la temperatura di cottura, nel limite della persistenza del colore stesso. Se la prova ha dato buoni risultati si procede al prelievo di tutta la sospensione (p fig.1). Per fare questo si appoggia la bottiglia all’interno di un recipiente e si pratica un foro facendo attenzione a far uscire so-lo la parte selezionata e non il deposito sabbioso-limoso presente sul fondo. Nella bacinella (a fig.2) avremo a questo punto la sospensione di ingobbio vetrificante e potremo provare a fare delle applicazioni a mezzo di pennello, aspersione (fig.2), immersione, spugna o spruzzo. Se occorre addensare la sospensione io aggiungo alcune gocce di acido cloridrico (h fig.1) e dopo alcune ore di at-tesa, la parte colloidale sarà precipitata sul fondo (s fig.1) e l’acqua sopra (a fig.1) potrà essere asportata”. Una prima cottura, eventualmente anche in forno elettrico, servirà a fare vetrificare l’ingobbio; si procede poi con una ricottura col metodo “Raku Dolce” per la creazione del craquellè e delle parti annerite. Racconta, durante i suoi corsi, Gio-vanni Cimatti: “Una volta terminata la cottura nel mio forno da Raku Dolce (a fig.3), a circa 9501000°C, apro leggermente la sua porta (b fig.3) e nel giro di pochi mi-nuti lo faccio scendere attorno a 550-600 °C (area della trasformazione del quarzo da alfa a beta) e a quella tempe-ratura lo stabilizzo. Tale temperatura va mantenuta anche dopo ogni estrazione delle ceramiche (c fig.3) tenendo la fiamma del gas sempre accesa. Con le pinze, o semplicemente con i guanti, inizio ad estrarre un pezzo, richiudendo quindi il forno ogni volta. Si deve fare attenzione a non graffiare le superfici e per questo ricopro le punte metalli-che delle pinze con tela di cotone; tela che inizierà a bruciare debolmente ma che difendo introducendola, dopo o-gni estrazione, nella segatura umida. Per fare la fumigazione uso una vasca bassa aperta (v fig.4) o anche una grande scatola di cartone e dentro questa inumidisco una prima quantità di segatura. Mantenere la segatura umida consente di ridurre il fumo al minimo ed evitare che que-sta continui a bruciare. Procedo facendo un nido nella se-gatura umida, avente sommariamente la forma del pezzo che dovrà essere annerito, aggiungo nel nido uno strato di segatura asciutta, vi appoggio la ceramica calda (c fig.4) e vi spolvero sopra altra segatura asciutta (s fig.4) che farà fumo e con rapidità ricopro tutto con altra segatura umi-da. Il tempo necessario per l’annerimento è di pochi se-condi; già dopo 10 secondi è possibile muovere la segatura cercando di mescolare quella bagnata con quella asciutta a contatto del pezzo; azione che abbasserà la temperatura della ceramica.” Si potrà dopo qualche minuto pulire l’o-pera e verificare la qualità del prodotto che, come conclu-de Cimatti, “Permette di fare forme ben rifinite che vibrano con suono di campane, dove le argille scoperte dal ve-tro sono sempre di un bel colore nero etrusco e le “Terre Sigillate” disegnano, con attica nettezza, grandi craquellès girovaganti su superfici color arancio solare.” Giovanni Cimatti ha in programmazione per il 2003 diversi Work-shop. Per info: Giovanni Cimatti tel. 0546.29965 gcimatti@racine.ra.it Atelier Cirkel Braschaat (B) patty.wouters@pandora.be Angela Lancellotti Soliera Modena, tel. 347.5385221 ceramicheatelier@supereva.it

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Arti Lab. Milano MI, tel/fax 02.583062 db-artilab@libero.it Corte della Miniera Urbino, tel. 0722.345322 cortedellaminiera@abanet.it C.F.P. Faenza tel. 0546.26760 consorzio_formazionefaenza@provincia.ra.it Jurg C. Bachtold Wilihof (CH), tel. 0041…9330645 www.keramikart.ch

& TECNICHE Nella pagina a fronte dall’alto e da sinistra, opere di Giovanni Cimatti: “Ciotola”, terracotta, ingobbio e fumo, cm 31x10; “Ciotolone”, terracotta, ingobbio e fumo, cm 40x12; “Linee”, terracotta, ingobbio e fumo, cm 64x28x12; “Foglie”, terracotta, ingobbio,vetro e fumo, cm 52x32x7.

GlOssario Granulometria: indice della dimensione dei grani. E’ molto importante quando si acquista una chamotte o una sabbia valutare attentamente la sua granulometria in funzione delle caratteristiche tecniche ed estetiche che conferirà all’impasto. In genere si usano granulometrie miste da 0 a 2 mm. (es 0.5/1.0 mm.) Porosità: È determinata, dopo la cottura, dalla presenza di microspazi vuoti nel corpo ceramico. La forma e la quantità dei “pori” varia in funzione della temperatura di cottura e della presenza nell’argilla, di costituenti suscettibili di decomporsi ed eliminarsi. Scrive Cimatti: “per ottenere l’annerimento del rakù dolce impiego ingobbi bianchi microporosi applicati su tutto il pezzo e quindi anche sotto l’eventuale rivestimento vetroso. La microporosità dell’ingobbio impiegato, vicina per dimensione delle celle a quella delle particelle di fumo, consente di ottenere un colore nero forte ed intenso.” Ingobbio: Tipologia di rivestimento a base argillosa solitamente bianca; si applica generalmente allo stato cuoio onde armonizzare i ritiri del corpo ceramico e dello strato di barbottina su di esso depositato. Allumina: ossido di alluminio; si trova in natura combinata come silicato nelle argille e nei feldspati. In condizione di parità di tutti gli altri fattori che influenzano la fusione, un maggior tenore di allumina significa un punto di fusione più elevato; è perciò considerata elemento che apporta refrattarietà agli impasti ceramici. Deflocolante: sostanza che interferisce con la naturale coesione delle particelle di argilla, consentendo di raggiungere una elevata fluidità della barbottina riducendo la quantità di acqua altrimenti necessaria. I deflocolanti di maggior impiego sono il silicato di sodio e il carbonato di sodio. Le dosi di deflocolanti dipendono dalla natura delle argille da fluidificare e, in particolare, dalla maggiore o minore presenza in esse di sodio. Craquellè o Cavillo: difetto di “venatura” del rivestimento dovuto alla differenza di coefficiente di dilatazione tra il corpo ceramico e il rivestimento. Avviene durante il raffreddamento, quando, contraendosi maggiormente il rivestimento, viene ad essere soggetto ad una tensione che ne fa “frantumare” la superficie. Il cavillo, anche utilizzato come elemento decorativo, si ottiene estraendo i pezzi ancora caldi dal forno. Avendo il biscotto un vo-lume molto maggiore del rivestimento, raffredda lentamente, mentre la superficie vetrosa si contrae rapidamente; si crea perciò, in ogni caso, quel disaccordo necessario alla creazione del “craquellè”. Tale “difetto” si verifica nel tempo in qualsiasi tipo di rivestimento vetroso che abbia un coefficiente di dilatazione eccedente a quello del corpo. Feldspati: sabbie derivate dalla frantumazione delle stesse rocce dalle quali hanno origine le argille in seguito alla alterazione causata dagli elementi atmosferici (acqua piovana e aria). Per la concentrazione relativamente alta di ossidi di alcalini (potassio, sodio) sono utilizzati come fondenti. Daniela Colognori Cascina (PI), tel. 050.749171 Renare Burgi hildbrant Zurigo (CH), tel. 0041.1.7374536 renate.hildbrand@bluewin.ch La Meridiana Bagnano 135 - 50052 Certaldo FI tel. 0571.660084 pietromaddalena@tin.it Paola Baronetto Porcia PN, tel. 0434.578148 paolaparonetto@virgilio.it

Lab. Punto 3 di Alfeo-BassoOlivieri Albissola (SV), tel. 019.8387256 graziaolivieri@hotmail.com Scuola di ceramica di Gordola Gordola, Ticino (CH) tel. 091.7453495 info@toepferschule.ch Guido Vigna S.Bernardo di Cervasca CN tel/fax 0171.611388 guivigna@tin.it

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Artigianato 48  

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