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MATERIALI

& TECNICHE

Le tecniche dei maestri ceramisti IL “RAKU DOLCE DI GIOVANNI CIMATTI” Una rivisitazione contemporanea della terra sigillata di Alfredo Gioventù

Le tecniche: preparazione dell’ingobbio peptizzato e tecniche di riduzione a bassa temperatura “Terra sigillata” è un termine che definisce una tipologia ceramica d’epoca romana, storico prodotto di larga diffusione decorato con finissimi rilievi a scene figurate, con un particolare tipo di rivestimento vetrificato, unicamente a base d’argilla e di colore rosso corallo. Raramente si può ammirare, come nel caso della terra sigillata, una perfetta coincidenza tra le esigenze tecniche e quelle culturali che stanno alla base di una determinata produzione; può essere perciò una vera lezione di “cultura del progetto” arrivare a comprendere appieno come solo un ingobbio che vetrifica in monocottura possa esaltare, con il suo minimo e uniforme spessore e la sua lucente materia, la perfezione dei dettagli plastici, risolvendo, contemporaneamente, l’esigenza di impermeabilizzazione del manufatto e la rapidità di esecuzione. Come ogni prodotto di design perfettamente riuscito, la “terra sigillata” si diffuse in tutto il mondo allora conosciuto ed in esso contribuì a veicolare l’immagine della “romanità”, ma la tecnica di realizzazione del suo rivestimento rimane tutt’oggi un “segreto ceramico”. Se un ceramista contemporaneo, dopo avere attraversato i territori del Sang-gam e quelli dell’alta temperatura, alla ricerca di materie che saldino indissolubilmente corpo e superficie, e dopo aver respirato i fumi della selvaggia autonomia estetica nel rapporto terra-fuoco-ariaacqua delle performance del rakù americano, decidesse di ridefinire la sua personalità artistica tentando un'ardita sintesi tra tradizione classica mediterranea e moderno orientalismo, potrebbe arrivare ad inventare un nuovo prodotto; magari una ben rifinita ciotola rivestita da una superficie calda e corallina ed attraversata da grandi cavilli neri, perfettamente utilizzabile e perciò riconducibile nel grande alveo della “vera ceramica”; un prodotto di moderno design a cui non rimarrebbe che dare un nome. E’ così che Giovanni Cimatti ha deciso di battezzare “Rakù Dolce” la sua colta e raffinata rivisitazione dell’antichissima tecnica della “Terra Sigillata”, arricchita dall’estetica rakù del craquellè nero perfettamente disegnato. Ma la vera essenza dell’operazione culturale di Giovanni consiste nello aver reso visibile in un prodotto la filosofia del “procedere per sottrazione”; in un anelito quasi spirituale di sintesi, forte del patrimonio culturale e tecnico del territorio in cui opera (Faenza), ha restituito all’argilla la capacità di

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esprimersi in superficie vetrosa, senza artifici e senza stress termici, eliminando pazientemente tutti gli ostacoli ad un sereno ed armonico rapporto con la sua più intima natura: la capacità di restituire amplificate le sensazioni estetiche del mondo da cui proviene. Il prodotto “Rakù dolce”, secondo la tecnica messa a punto da Giovanni Ci-matti, richiede l’impiego di argille da grès con contenuto di sabbie e chamotte minimo, di granulometria non superiore a 0,02 mm. La temperatura di cottura andrà tenuta però sotto ai 1000 °C, in modo che i manufatti rimangano

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Artigianato 48  

magazine about italian crafts

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