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LABORATORI di Alessandro Trabucco (Foto Barbara Mezzaro)

Per far conoscere “pezzi

d’eccezione”, frutto di ricerche sperimentali, il “team” di “FuoriClasse” presenta, attraverso periodiche mostre, l’interessante lavoro artistico che testimonia la vivace attività di Matilde Trapassi e di quei giovani artisti che a lei fanno riferimento. Makio Manzoni ha esposto “Skinwood” (“Pelle di legno”) e “All Around” (“Tutto intorno”); l’esposizione si è svolta nei giorni 13, 14 e 15 novembre dello scorso anno. Due opere che si diversificano molto: legno, acciaio e specchio per la prima e gomma siliconica per la seconda. Di estremo interesse è l’analogia dei significati: Makio lavora molto sulla confusione del linguaggio e sul potere illusorio dei materali utilizzati, provocando un effetto di “spaesamento percettivo” nello spettatore. Legno come pelle, tessuto manipolabile e flessibile, ma comunque con l’impronta rigida della fibra del legno; poi, attraverso il tatto, l’esperienza sensoriale contraddice, crea smarrimento, induce a ricercare la verità. La componente tattile è molto importante anche nelle ricerche che conducono gli altri giovani artisti che Matilde Trapassi ha presentato in un’altra mostra, “Lana e terra”, che ha fatto seguito a quella di Makio Manzoni. Si tratta di opere in lana (infeltrita) e terra (cotta), “tutte fatte a mano, qui nell’Atelier”, tiene a sottolineare Matilde. L’Atelier è un laboratorio che ricorda parecchio le esperienze dei corsi di tessitura svoltisi intorno alla figura di Gunta Stöldz negli anni ’20 al Bauhaus in Germania e poi

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Atelier FuoriClasse Un laboratorio animato da anni da Matilde Trapassi con la partecipazione di diversi allievi-artisti del suo corso di decorazione con indirizzo Arti Applicate dell’Accademia di Belle Arti di Milano “Brera”

ancora penso a quei laboratori sperimentali di fine anni ’50 e ’60 in Italia, specialmente mi piace ricordare il laboratorio sperimentale del cosiddetto “Bauhaus Immaginista”, fondato ad Alba da artisti come Asger Jorn, Piero Simondo e Pinot Gallizio ...1955. Lì si sperimentavano molte tecniche come la litografia e materiali come la terracotta e le tecniche miste con smalti e ossidi policromi. Si producevano quadri, sculture e oggetti eccezionali, frutto di libere sperimentazioni. In quell’esperienza, come in questa dell’Atelier di Matilde Trapassi, è quindi la sperimentazione la chiave di lettura, la “missione”, la ragion d’essere. Ogni artista, all’interno del gruppo, mantiene comunque la propria personalità e il proprio percorso artistico. Sono in comune i materiali e l’attività di laboratorio, ma ognuno è libero di esprimersi secondo la propria creatività e ricerca personale. Qui si adottano tecniche poco usate o addirittura dimenticate e procedimenti manuali che conservano la traccia di antichi rituali, garantendo l’unicità dei “pezzi” prodotti dalla stessa Matilde e poi da Cristiana Di Nardo, Selene Giorgi, Krista Karttunen, Samuela Lamperti, Hwa-Seon Lee, Nadia Odorico e ancora Makio Manzoni, Camilla, Esra ecc... Sono di Matilde alcuni tappeti e arazzi in feltro, di forma circolare e molto variopinti, insieme a grandi piatti che vagamente rimandano all’antico stile ispano-moresco. Cristiana Di Nardo, sempre con il feltro,

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Artigianato 48  

magazine about italian crafts

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