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contribuisce anche l’azione educativa dell’Istituto Statale d’Arte di Borgo Sansepolcro. Agli artigiani orafi ed agli argentieri si riconduce, inoltre, in generale e per tutta l’area aretina, un settore dell’artigianato locale tra i più noti, settore che primeggia in Italia per l’elevata qualità dei prodotti sia sotto il profilo esecutivo sia per l’originalità del disegno creativo. In Casentino, una valle stretta e verdeggiante attraversata dal primo tratto dell’Arno e punteggiata di castelli feudali, si sono particolarmente sviluppati l’arte della pietra scalpellata, l’artigianato del ferro battuto e la tessitura del panno di lana. Nate da precise esigenze di vita rurale, dette arti hanno raggiunto ormai fama nazionale ed internazionale. Castel San Niccolò, la patria di molti maestri scalpellini

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che si tramandano di padre in figlio le tecniche di estrazione e di lavorazione della pietra, accoglie annualmente la “Mostra della pietra lavorata”, mentre la lavorazione del ferro battuto ha una importante vetrina nella “Biennale Europea d’Arte Fabbrile” a Stia. Già in antico si estraevano in Casentino i minerali ferrosi con cui nel medioevo e nei secoli a seguire si sono prodotti gli attrezzi da lavoro e per uso domestico, le armi e le armature, ricordate queste ultime con i nomi di valenti fabbri ferrai nei documenti d’archivio. Anche la pietra scalpellata ha conquistato gli onori del ricordo storico con manufatti di gran pregio destinati ad abbellire i palazzi e le dimore aristocratiche fra cui quelle della potente famiglia fiorentina dei Medici. Ancora in Casentino nasce il noto “panno Casentino”, un tessuto tipico per spessore e pesantezza, dai colori vivaci come l’arancio ed il verde, la rifinitura a “ricciolo”, con cui si confezionano capi vari d’abbigliamento a cominciare dai tradizionali cappotti. Derivata da una ben più antica lavorazione artigianale dei panni di lana, già in atto in epoca etrusca, la produzione dei tessuti di lana ebbe un notevole sviluppo nel corso del medioevo per l’impulso datole dalle numerose comunità monastiche insediatesi in Casentino in quel periodo. Tuttavia il “panno Casentino” come lo conosciamo oggi nasce solo nel XIX secolo e da quel momento caratterizza la produzione tessile locale che ha in Stia il suo principale centro manifatturiero e industriale. Ancora nell’alta valle dell’Arno troviamo orci, fontane e tavoli da giardino in terracotta prodotti da una manifattura artigiana la quale, nel rispetto della tradizione toscana, ripropone le forme più caratteristiche e note accanto a modelli dalle linee più moderne. Oltre all’ampio e pregevole repertorio della ceramica e della terracotta fiorentina di epoca rinascimentale, l’attuale lavorazione artigianale della ceramica aretina trova importanti riferimenti storici e culturali nelle collezioni di ceramiche antiche del Museo Archeologico e del Museo d’Arte Medioevale di Arezzo, del Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona. Inoltre la raccolta di maioliche e terrecotte medioevali e moderne del Museo del Cassero di Monte San Savino testimonia la continuità storica di una produzione ceramica che manifesta nelle maioliche e nelle terrecotte savinesi una sua espressione del tutto originale. I ceramisti aretini ispirandosi ai modelli del passato producono oggi ceramiche di alta qualità in cui si ripropongono modelli e decori antichi oppure disegni di nuova ideazione. Uno spazio importante dell’artigianato aretino è occupato dalla lavorazione del vetro: vetrate artistiche, lampade tipo Tiffany, oggetti per arredamento realizzati in vetrofusione, vetri dipinti a mano o incisi. Un settore dell’artigianato locale derivato da un passato recente che ha visto affermarsi in Valdarno la produzione industriale del vetro -dai fiaschi alle cristallerie da tavola-, ma anche da una forma d’arte più antica, quella della vetrata artistica, che si è espressa

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Artigianato 48  

magazine about italian crafts

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