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Nella pagina a fronte, dall’alto e da sinistra: Carlo Zauli mentre sta incidendo un vaso (foto Antonio Masotti); Carlo Zauli fra i banchi dell’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica “Gaetano Ballardini” a Faenza (foto A. Masotti); vaso in grès, anno 1962. In questa pagina: “Premio Faenza” 1958, vaso ovoide di forma irregolare con una piccola bocca, decorato a fasce e altri motivi colore ruggine, grès, h cm 78 (Faenza, M.I.C.), prima opera in grès vincitrice del “Premio Faenza”.

“Gaetano Ballardini” a Faenza dove, peraltro, si è formato); far vivere l’esperienza del trasformare la materia, affrontarne percorsi teorici, ma senza abbandonarne mai le possibili applicazioni pratiche. La famiglia non ha fatto altro che riprendere in mano il progetto e, con l’apertura del museo, muoversi in tale direzione.” Un progetto affascinante, ma anche, in un certo modo, ambizioso. Come siete partiti?

“Più di un anno fa fu presentato il progetto alla Amministrazione Comunale e ad altri enti -pubblici e privati- competenti nel nostro territorio, non ultimo al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (MIC). Tale lavoro è scaturito nella mostra antologica al MIC “Carlo Zauli: l’Alchimia delle Terre”, ancora in corso, che mette in evidenza Zauli “scultore”, e nell’inaugurazione del Museo che ne illustra l’evoluzione artistica e di

artistico- che si intende conservare, organizzare e soprattutto rendere fruibile come patrimonio collettivo. Si tratta di un evento di profonda importanza e di una coraggiosa scelta perchè riguarda l’attivazione di una struttura permanente, ma anche l’avvio di forti relazioni e progetti per rendere dinamica e significativa quella che, oggi, definiamo un’impresa culturale. C’è, però, ancora nella famiglia di Zauli prima tanto amore e poi tanta passione, mista a responsabilità per l’arte contemporanea. Matteo come nasce il museo? “L’origine del progetto parte da mio padre che voleva attivare un centro culturale improntato sulla propria lunga ed articolata esperienza. L’idea del Museo è nata da Carlo Zauli stesso verso la metà degli anni ’80. Nel laboratorio di Via della Croce, egli creò un po’ alla volta -e sempre continuando a lavorare- una prima esposizione. Essa fu disposta nell’ampia sala al primo piano che ora è dedicata alle opere realizzate negli anni ’80; per quest’operazione alcuni pezzi vennero da lui acquistati dal mercato antiquariale dove già circolavano, come ad esempio il vaso del ’53, per ricostruire la serie appartenente alle tipologie dei “Premi Faenza”. La sua idea era: creare una sala rappresentativa del proprio percorso artistico; realizzare un centro studi dove poter svolgere conferenze (Zauli aveva tenuto lezioni in Giappone, in Germania, oltre ad aver maturato una grande esperienza nello insegnamento presso l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica

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Artigianato 48  

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