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anni della sua produzione, l’artista aspirava per raggiungere la massima intensità narrativa. In altre, invece, questi disegni diventano “graffiti” incisi nella superficie, che nascono dalla dicromia tra lo smalto bianco e il cotto, volutamente privi di colore, ma sempre capaci di comunicare il loro valore ludico. Nelle mattonelle di Sofia De Mas, la superficie si ricopre di segni fitti e la grande varietà di colori perde la tradizionale tonalità violenta e “irriverente” di Miró per assumere un tono più “gentile”. La ceramista salernitana “gioca” con la firma dell’artista catalano, la “M” diventa un “W” e ritorna insistentemente, come un “nuovo marchio”, nella scansione geometrica dello spazio, dove occhi, stelle, linee centripete, bilanciano la superficie smaltata o di terracotta. Le figure riprendono la grafica, i simboli, i segni di Miró, ma si ripropongono in una veste originale, molto personale, in una atmosfera più solare, illuminata dai

colori pastello abitualmente utilizzati dall’artista. Per Laura Laureti, piatti e bicchieri smaltati a fondo bianco si popolano dei personaggi deformati delle litografie del pittore spagnolo, nelle quali contorni neri e decisi racchiudono e delimitano forti campiture di colori primari. Altre volte, gradazioni di colori insoliti, racchiudono quelle sottili linee nere, che nelle tele di Miró disegnano lo spazio come “tratti di penna” tra le pennellate decise, come fili di burattini che permettono le buffe torsioni delle figure, delineano stelle nel cielo, descrivono voli d’uccelli. L’iniziativa, nell’ambito della mostra, offre la possibilità di aprire un dialogo creativo con la pittura che rivive nella ceramica, con l’arte che reinterpreta arbitrariamente l’arte, ma si presenta anche come una vetrina sull’artigianato salernitano, che vive della sua forte identità, con l’esposizione di alcuni lavori di

Andrea Caso, Luciana Spinillo e Paola Miranda, artigiani che operano con la volontà di superare la tradizione iconografica sotto la spinta incalzante della modernità e dell’innovazione. Andrea Caso rilegge la ceramica come un “reperto”, una base irregolare di pietra nella quale le figure sono impresse come fossili preistorici che il tempo ha immortalato per sempre nella superficie scavata. La natività è invece protagonista della ceramica di Luciana Spinillo, espressione di una “modernità stemperata” dalla quale nascono forme scultoree “contorte, eccentriche, naturalizzate come in uno scavo”, disegnate da curve sinuose che creano movimento e acquistano identità attraverso i tocchi di colore. Il vetro è infine protagonista dei lavori di Paola Miranda, nei quali tessere colorate si alternano per descrivere immagini, per definire geometrie, per rivestire le superfici come in un mosaico.

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Artigianato 48  

magazine about italian crafts

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