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In alto: attrezzi da lavoro con denominazioni in lingua friulana.

cave in cui i blocchi sono di grandi dimensioni e costituiscono fronti di altezza rilevante) e, soprattutto, a mezzo di au-topale di media e grande potenza, mezzi questi che sono utili anche alla ripulitura delle rocce, al distacco ed alla movimentazione degli elementi che possono essere trasportati nella dimensione originaria e, soprattutto, alla sistemazione provvisoria, prima, e definitiva, poi, dei detriti delle lavorazioni di escavazione. Sistemi di lavorazione Le rocce, sbozzate in maniera sommaria nel luogo dell’escavazione e, successivamente, trasportate nelle botteghe o nei laboratori della zona per essere regolarizzate nella forma, in maniera funzionale all’utilizzazione individuata, vengono trasformate in lastre di vario spessore o in masselli. Le lavorazioni di sbozzatura -lavorazioni che un tempo venivano effettuate necessariamente con mazze e grandi scalpelli a punta mozza- oggi possono essere realizzate con scalpelli a percussione alimentati ad aria compressa mentre l’attività di segagione, che fino a pochi decenni or- sono poteva essere realizzata solo mediante l’utilizzo di fili elicoidali ad azione continua e che vedeva l’uso dell’acqua e della sabbia come materiale abrasivo, viene affidata a telai del tipo multilama o a telai dotati di lame o dischi diamantati capaci di operare in maniera contemporanea su tutto il blocco proveniente dalla cava e, ottimizzando la segagione, capaci anche di ricavare da esso un numero di lastre o di masselli congeniale alle dimensioni del blocco e alla riduzione degli sprechi. Le superfici delle lastre e dei masselli così ricavati,

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Sotto, da sinistra: lucidatura a mano mediante mola abrasiva; fiammatura con cannello ossioacetilenico; bocciardatura con percussione a banco.

dopo le necessarie operazioni di taglio e di rifilatura, possono essere conservate allo stato originario (finitura a piano di sega), oppure possono essere sottoposte alle lavorazioni di levigatura, lucidatura, fiammatura, bocciardatura e lavorazione a punta di scalpello. Nello specifico, la levigatura, mediante l’utilizzo di mole abrasive a grana progressivamente decrescente, rende la superficie della pietra liscia ma opaca (la pietra piasentina, in questo caso, si presenta di un colore grigio chiaro che la avvicina, sotto il profilo cromatico, alla, forse più conosciuta, pietra serena); la lucidatura, invece, ottenuta an-ch’essa con mole abrasive, rende la superficie così lucida da risultare specchiante ed esalta l’impasto colorato del materiale mettendo in evidenza tutte le sfumature che vanno dal grigio-nocciola al grigio-marrone e le intrusioni calca-

ree o fossillifere di varia natura; infine la fiammatura che, riservata alla pietra piasentina ed alle pietre ignee di tipo granitoide, si ottiene scaldando la superficie del materiale con un cannello ossiacetilenico lanciato “a dardo” con inclinazione di 45° che, provocando la vetrificazione dei silicati di superficie, conferisce alla pietra un aspetto ruvido molto vivo e resistente. La bocciardatura, invece, lavorazione che può essere eseguita a mano o a macchina applicando alla mazzetta o all’utensile meccanico un elemento di acciaio dotato di una sequenza di prismi appuntiti disposti in maniera reticolare, rende la superficie variamente punteggiata e, in relazione al tipo di disegno che ne deriva, la bocciardatura viene classificata di tipo medio o di tipo fine, tipo quest’ultimo, che viene comunemente denominato San Marco a ricordo delle tante lavorazioni che, a Venezia, venivano eseguite sulla pietra bianca d’Istria. La finitura a punta di scalpello, infine, viene ottenuta solo manualmente agendo sulla superficie della pietra con lo scalpello di acciaio (di varia dimensione e forma) e con la mazzetta di peso adeguato al tipo di lavorazione e, in relazione all’effetto ottenuto, prende il nome di spuntatura (tipo grosso, medio o fine), se la superficie risulta essere molto aspra e lascia intravedere quanto hanno

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Artigianato 47  

italian magazine about crafts

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