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Nella pagina a fronte, da sinistra: sbancamento del fronte di cava; suddivisione di un blocco; deposito di blocchi grezzi. In questa pagina, dall’alto e da sinistra: due immagini del taglio di lastre su banco a rulliera; taglio di un blocco con disco diamantato; lucidatura meccanica.

color grigio-nocciola piuttosto scuro e uniforme. Essa é fittamente punteggiata da minuti frammenti che mostrano gradazioni di colore variabili dal nocciola chiaro al bruno scuro, fino al nero, e da qualche resto fossillifero di piccolissime dimensioni. I frammenti, anche essi prevalentemente di natura calcarea, hanno un diametro medio di circa un millimetro e sono distribuiti con grande omogeneità. In base all’aspetto granulometrico ed alla composizione mineralogica, detta varietà di roccia può essere compresa nell’ambito delle calcareniti. Le proprietà fisico meccaniche Per tutte le varietà granulometriche, il peso risulta pari a 2.690 kg/mc. e questo fatto, se riferito alla classificazione delle rocce messa a punto da Salmoiraghi, colloca la pietra piasentina tra le rocce pesanti e la rende simile, per peso al metrocubo, ad alcuni calcari compatti ma anche alle trachiti ed ai graniti in genere. Ad un coefficiente di assorbimento dell’ac-qua, poi, pari allo 0,21% della massa calcolata, coefficiente che consente di far rientrare la pietra piasentina nella categoria delle rocce compatte e che consente anche di prevedere per essa la possibilità di utilizzo in presenza d’acqua battente e di gelo, essa mostra una resistenza alla compressione che, pur variando tra 1.200 kg./cmq., per la pietra piasentina a grana grossa, a 2.200 kg./cmq., per quella a grana fine, se avvicina la prima varietà alle caratteristiche di un buon marmo, associa le caratteristiche della seconda a quelle ottime del porfido del Trentino. Alla buona resistenza alla flessione, infine, resistenza che, anche in questo caso, varia in funzione della diversa grana del materiale e dichiara valori compresi tra 135 a 181 kg./ cmq., affianca una resistenza all’usura pari a 0,58%, percentuale questa che, riferita per consuetudine al valore assoluto del granito di San Fedelino, rende possibile classificare la pietra piasentina tra i materiali più resistenti all’abrasione.

Il luogo e le cave Sono i rilievi e le vallate modellate dai due rami del torrente Chiarò (forse dalla radice preromana kar che significa luogo roccioso o sassoso), il ramo del Chiarò di Torreano e quello di Prestento. In un paesaggio verdissimo, fatto di boschi e di campi coltivati a granoturco ed a vigneti, punteggiato, a volte, da piccoli villaggi, al tempo stesso aspri e ridenti. Nel territorio amministrato dai Co-muni di Torreano (la pietra piasentina viene anche detta pietra di Torreano), di Faedis, di San Leonardo e di San Pietro al Natisone, tutti Co-muni in Provincia di Udine e tutti luoghi situati nelle vicinanze della affascinante città di Cividale (l’antica Forum Julii), città che, come Aqui-leia, ha sostenuto per secoli il ruolo di capitale dell’antico Friuli. Le cave, nascoste il più delle volte alla vista dei passanti dalla naturale vegetazione dei luoghi, sono costituite da banchi di rocce affioranti. Si tratta di cave a cielo aperto e il materiale, spesso incoerente nelle parti superficiali, nell’immediato sottosuolo

mostra omogeneità per giacimenti di potenza variabile da 20 a 200 mt. Un tempo, le rocce, ripulite dalle parti terrose, in maniera analoga a quello che succedeva nelle cave di ogni luogo, venivano ridotte nelle dimensioni con l’aiuto di cunei di legno che, infilati nelle fessure delle rocce e bagnati periodicamente, consentivano il distacco controllato delle singole parti e agevolavano così la movimentazione ed il lievo degli elementi. Solo in tempi recenti -ma anche solo per rimuovere con maggior facilità il materiale di superficie che, di solito, non presentava alcun interesse di carattere commerciale- si procedeva al minamento dell’area destinata alla cava mediante l’utilizzo di micce e polvere nera collocata al’interno di alcuni anfratti naturali o creati per l’occasione. Attualmente l’attività estrattiva, pur conservando inalterata molta parte dell’antica fatica, viene condotta con l’utilizzo di cunei e martinetti oleodinamici, raramente con filo elicoidale veloce e diamantato (quest’ultima lavorazione si presta con migliori risultati nelle

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Artigianato 47  

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