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Dall’alto: dettaglio e pannello in feltro con bacchette in corian.

richiesto sul mercato, quanti pezzi venivano venduti, anche se poi nel giro di poco tempo scompariva e non ne rimaneva nessun ricordo. Io ricerco un design che abbia valore in futuro, non mi interessa produrre centinaia di pezzi, ma se riesco a farne solo uno davvero bene e coerentemente con il mio modo di pensare, allora sono contenta.” Cosa caratterizza secondo te il “buon design”? “Ciò che viene messo in relazione con l’uomo non deve produrre stress ma creare serenità e contribuire alla felicità della persona. Chiunque percepisce la realtà attraverso ciò che vede e tocca e se ciò che vede e tocca sono oggetti “fatti ad arte”, forse questi possono aiutarlo a vivere meglio. Allora mi dico che in questo campo io posso essere utile.” Come vedi il rapporto industria-artigianato? “Purtroppo l’artigianato non vive in una situazione privilegiata e spesso sopravvive solo grazie al souvenir per turisti, con risultati di basso livello perchè si tratta di riproposizione di forme e decori della tradizione ripetuti infinite volte. Un meccanismo vicino alla serialità della logica industriale, con la quale non può reggere il confronto, che non fa bene all’artigianato e che, anzi, lo impoverisce. Il contatto diretto con la materia dovrebbe invece essere un momento privilegiato

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finalizzato soprattutto alla ricerca e alla sperimentazione. Oggi c’è una grande richiesta di prodotti fatti a mano, oggetti carichi di valore, ma so anche che se mi spingo troppo in quella direzione e mi concentro su un unico oggetto, arrivo al pezzo unico e sconfino nel campo dell’arte, e questo può esser utile, solo a poche persone. Occorre trovare un giusto equilibrio tra qualità emozionali e ragioni industriali.” Come nascono i tuoi oggetti? “Io non comincio mai da un disegno ma agisco direttamente nella materia: in questo modo la mia mente e le mie mani lavorano

in sintonia, per portare la materia a parlare da sé e ad esprimersi senza alcuna costrizione formale, che potrebbe derivare dal puro ragionamento. Quando arrivo ad un risultato, valuto se ciò che è uscito dalle mie mani può essere proposto e sviluppato anche per una produzione di serie, oppure se è importante proteggerlo e conservarlo nella sfera del “tutto fatto a mano”. Per esempio, utilizzando la tecnica giapponese shibori, una tecnica complessa di modellazione del tessuto, ho realizzato delle lampade molto interessanti ma assolutamente improponibili sul mercato

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Artigianato 47  

italian magazine about crafts

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