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disinvoltura relativa alle questioni del sesso e del corpo (così da un lato ci sorprese il Ciclope Talebano dell’anziano Frans Brugman e dall’altro il vaso-transessuale di una studentessa diciassettenne). E tutto ciò sta avvenendo in nuove e più accurate scenografie, in allestimenti teatrali che non si debbono a designer di professione. Concludo: non sempre l’artigiano

è stanco o “esaurito”, come vorrebbero alcuni cultori delle gerarchie disciplinari, né deve essere celebrato per la sua marginalità e la sua puzza di sudore come correlativamente sostengono alcuni ammiratori (che così di fatto si alleano ai detrattori). Il loro “volgare” va inteso e difeso come il sintomo, l’inizio di una nuova lingua.

Da sinistra: vaso antropomorfo “biffato” di Pasquale Liguori, stratigrafia; “Ciò’na tigre che mi si sta rivoltando contro” di Franco Raimondi, lustro riflessato, realizzato alla Bottega Gatti di Faenza.

Diverrebbero davvero trash se tentassero di emulare il progettista più o meno fighetto, impresa destinata a fallire (ma che dire allora dell’intellettualino che tenta di imitare la creatività selvaggia e triviale di certo stile moderno popolare, come nel design è avvenuto? O, transitando alla critica cinematografica, in omaggio al Gordon Mitchell culturista-ceramista presente in mostra a Vietri, come giudicare i nostrani cantori del peplum in ritardo? Nessuno di loro si vide negli anni buoni “fumare il sigaretto” , citando Sandro Penna, “in una losca platea”).

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Artigianato 45  

magazine about italian crafts

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