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Gianna Gheich

“Questo è il nuovo compito dell’artista: costruire col carpentiere e con il muratore. L’arte è composizione”. Così si esprimeva Jackson Pollock, l’inventore dell’action painting e rivoluzionario agitatore delle motivazioni dell’arte. E la scultrice pavese Gianna Gheich ne sembra seguire i dettami nell’uso dei materiali che compongono le sue opere: stucco e cemento, rete e cartone ondulato, vernice e smalto, tanto comuni nella pratica cantie-ristica quotidiana, quanto innovativi come mezzi di espressione artistica. Materiali che la scultrice plasma e piega alla propria ispirazione creativa con la sapienza e la padronanza di tecniche che le derivano da un consolidato curriculum artistico. E così la rete, la semplice rete che si usa per le recinzioni, dà forma a corpi di uomini, uomini senza identità, dove i volti sono puri ovali privi della caratterizzazione dei lineamenti, resi splendenti da smalti lucidi, blu e rossi, uomini con “sembianze di antichi guerrieri, di crociati coraggiosi sconfitti in battaglia, di templari che hanno smarrito la via del ritorno, inghiottiti dal buio della notte, dal nulla del deserto pietrificato”, uomini del nostro tempo, inseriti in una realtà tecnologica un po’ fredda e vuota,

Sergio Unia

“La donna, perché è misteriosa e imprevedibile, perché non è monocromatica ma racchiude in sé una gamma di sfaccettature, di sfumature che vanno dal bianco al nero, perché è sensibile e vulnerabile”. Per questi motivi Sergio Unia ha scelto la donna come soggetto privilegiato della scultura e l’ha posta al centro del suo universo creativo. L’ha raffigurata con equilibrio di forme, con armonia di linee e proporzione di volumi che richiamano alla mente l’arte classica, le sculture greche di Policleto, di Mirone. L’ha ritratta in pose statiche e dinamiche, l’ha resa espressiva nel volto, plastica nei movimenti, sottile ed eterea nella forma. Le donne di Unia sono donne belle e aggraziate, giovani, molto spesso adolescenti, che lo scultore coglie nei momenti comuni della vita quotidiana, mentre pensano, giocano, dormono, sorseggiano una tazza di té, danzano. Suscitano emozioni guardandole, lasciano trasparire nei volti, nei gesti un intimo legame tra la materia plasmata e il mondo interiore dell’artista. “Ho scelto il linguaggio figurativo perché è di facile com-prensione, perché più adatto ad esprimere emozioni estetiche e sensazioni che solo la figura può dare”.

come la rete di cui sono fatti: una recinzione che protegge ma isola.

Gianna Gheich Via Carlo Bianchi 28 27100 Pavia tel. 0382.529068

Da sinistra a destra: “Vieni densa notte e rivestiti del più cupo fumo dell’inferno...” (Macbeth, Shakespeare), carta a mano, rete, cemento, foglia d’oro, cm. 82x25x15; “Bolero”, rete, cemento acrilico, resine, cm.60x20x10.

Sergio Unia Via Barberis 5 10147 Torino tel. 011.212226 Da sinistra a destra: busto di donna dormiente; “Rossana”, giovinetta, bronzo, h.cm.165, 1999 (foto Antonio Alfieri).

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Artigianato 45  

magazine about italian crafts

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