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Dall’alto: di Roberto Palomba “Portariviste” in legno di wengé, fianchi in paglia di fiume intrecciata a mano, 1998; ridisegnato da Luca Scacchetti “divano di Hermann Ernst Freud” in legno di mogano con intagli in legno di cirmolo tinto ebano, mostra Abitare il Tempo-Verona 1998; di Tony Cordero “Porta bottiglie” in legno di rovere con cavetti d’acciaio, mostra “Tipicità e globalizzazione” Abitare il Tempo-Verona 1999.

meno espliciti riferimenti ai modelli classici. Mobili spesso realizzati nelle mostre sperimentali (vedi le varie edizioni di Abitare il Tempo a Verona dal 1986 al 2001) e in altre occasioni in cui la Morelato ha sperimentato vere e proprie collezioni (vedi la collezione “I più piccoli” e “Omaggio a Gio Ponti”). Questi sono stati quindi gli strumenti più efficaci per mantenere nella Morelato quella dimensione di ricerca e sperimentazione tale da porre l’azienda in una continua verifica del proprio lavoro con una disponibilità (flessibilità) che la pone ormai in una posizione leader sul mercato. È ormai noto a tutti che che il marchio “Made in Italy” non è più vendibile, in quanto qualsiasi prodotto può essere realizzato in altri territori rispetto al nostro, a meno che i prodotti siano caratterizzati dal “Genius Loci”, dall’identità di un territorio con tutto ciò che comporta (lavorazione, materiali, tecniche). Così è ormai chiaro che come la pizza non è italiana ma “napoletana”, il parmigiano è “reggiano”, la malvasìa di “Lipari”, ecc., così i nostri oggetti e tutta la cultura legata alle Arti Applicate può acquisire “un valore aggiunto” se identificato nella sua “diversità” contrapponendosi così ad un generico marchio e ancor di più

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Artigianato 45  

magazine about italian crafts

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