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di vita, che traduce in immagini le stratificazioni e le diversità della società contadina. Mentre permangono, non turbati dagli avvenimenti, in ossequio alla tradizione, le figure dei Saggi ed il procedere ieratico della carovana dei re magi, il sacro evento sconvolge in pose stupite il volto dei popolani, che indossano i costumi siciliani di ogni giorno; perfino la Sacra Famiglia non è mai abbigliata con ostentazione di ricchezza. Non sussiste alcuno scenario architettonico: pietrisco, sughero, sabbia e terra configurano paesaggi naturalistici di rustica e poetica semplicità. I rami dei cipressi ed

il bossolo cosparso di aranci ricoprono i paesaggi montani, percorsi da scoscesi e tortuosi sentieri. Diffondendosi anche nei ceti meno abbienti, la sacra rappresentazione accentua il suo forte carico di devozione religiosa e di umana tenerezza. Compaiono, alla fine del ’700, i nomi degli artisti-artigiani che sostituiscono i più semplici “santari”, gli artigiani specializzati in statuine con figure di pastori, animali e santi. Fra i primi nomi vi sono quelli di Antonio Branciforti ed Antonio Margioglio, che nel 1772 “faceva santi di creta”, secondo la “Cronaca” di Francesco Polizzi. Seguono,

nell’800, le scuole di Giacomo Bongiovanni, del nipote Giuseppe Vaccaro, di Francesco Bonanno; più tardi, fino ad anni recenti, subentrano le splendide figurazioni di padre Benedetto Papale e dell’architetto G.B.Nicastro, per citare solo alcuni fra gli artisti che perpetuano tuttora la gloriosa tradizione del presepe in ceramica calatina. Ancora oggi Caltagirone, con l’approssimarsi del periodo natalizio, diventa la città del presepe, ospitando numerose iniziative culturali e folcloristiche ispirate sia alla tradizione calatina che alla più recente produzione presepistica.

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Artigianato 44 special  

Special insert of magazine n 44

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