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L'oro e la terra Nella sala delle esposizioni del Craft Museum di Delhi, museo dell’artigianato fra i più prestigiosi al mondo, si è svolta, dal 24 marzo al 31 maggio 2001, un’antologica di Tarshito, figura eclettica, che nell’arco di un ventennio ha sviluppato un metodo progettuale capace di sposare la spiritualità e l’artigianato indiano con la creatività made in Italy. L’esposizione, intitolata “L’oro e la terra”, raccoglie oggetti, arazzi e tappeti, disegnati da Tarshito o da lui commissionati ad artisti designer e realizzati da artigiani nepalesi e indiani. Fra di essi, alcuni pezzi “storici” risalenti all’esperienza della Galleria Speciale di Bari e progettati da firme come Nanda Vigo, Andrea Branzi, Mario Merz, Mimmo Paladino, Gianni Pettena. La maggior parte dei manufatti esposti si compone però di produzioni recenti, nate negli anni '90 e recentissimo frutto di un intenso lavoro condotto tra il 2000 e il 2001. La mostra offre un universo variegato per stili e materiali adottati, dove quotidiano e rituale si intrecciano per restituire un senso di assoluta armonia. Sono da segnalare la serie delle Tartarughe in terracotta, realizzata secondo la tradizione delle grandi sculture modellate per le feste popolari della regione del Bihar, le preziosissime miniature eseguite da artigiani rajastani, la serie di strumenti musicali abitabili, tra cui la poltrona in giunco con il gong. Una delle idee forti che sostiene l’ultima produzione di Tarshito è quella dell’uomo guerriero, di colui cioè che sostituisce all’arma mortale la forza della propria potenza spirituale. L’idea trova forma visibile nella serie “Guerrieri d’Amore”, pannelli tessili ricamati con applicazioni a patchwork da artigiane indiane di diverse provenienze, che hanno interpretato il lavoro secondo la propria cultura. Se questa mostra deve la sua attuazione al lavoro paziente ed abile svolto dalla curatrice, la giornalista Daniela Bezzi che attualmente risiede a Delhi (che ha avuto il merito di collegare Tarshito con le maestranze indiane e con il Craft Museum), il libro “Tarshito meditazione e progetto”, edito dalla Electa Napoli, deve la sua

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realizzazione a Clara Mantica, critica esperta di design, arti applicate e artigianato, che da molti anni segue il lavoro di Tarshito. "Tarshito". Copertina del libro "Meditazione e progetto".

Questa pubblicazione, che per ovvie ragioni si avvale anche del contributo di Daniela Bezzi, annovera interventi di Alessandro Mendini, Enzo Biffi Gentili e Cristina Morozzi.Il volume racconta in due lingue il lavoro di Tarshito dal 1979 ad oggi, e costituisce di fatto il portavoce della mostra organizzata presso il Craft Museum di Delhi. Come accade per la mostra, la prima parte del libro documenta la prolifica attività di Tarshito nelle sue molteplici vesti di architetto, artista, designer, performer e art director della “Galleria Speciale” di Bari, attraverso una esaustiva documentazione fotografica e le diverse testimonianze dei protagonisti che gravitarono intorno alla “Speciale”. Narrano la loro esperienza di collaborazione Pierre Restany, Riccardo Dalisi, Alessandro Mendini, Andrea Branzi, Gianni Pettena, Ugo Marano e Frans Haks ponendo in luce lo spirito che animava l’attività di questa galleria.Nella seconda parte è Tarshito in prima persona a raccontare della sua esperienza di lavoro maturata in India nei primi anni ‘80 ma corroborata da una solida formazione occidentale. La veste del libro si fonda su uno dei principi che sottendono all’opera di Tarshito: il matrimonio tra la terra e il cielo. Le tinte dei 4 elementi, terra fuoco, acqua e aria si alternano nella grafica del testo e si condensano nelle illustrazioni che completano questa

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pubblicazione.La creatività -scrive Clara Mantica- diventa nella pratica di Tarshito, un mezzo di unione fra donne e uomini, poveri e ricchi, orientali e occidentali, cristiani, musulmani o induisti, fra designer artisti e artigiani.Egli - come testimonia ancora la curatrice - parla di nuova umanità...di angeli...di guerrieri gentili, di Cielo e di Terra e perciò non è alla moda; non lo è stato nemmeno durante la fugace apparizione della new age “fra gli stili di vita”, perché Tarshito non fa dello stile. Ciò significa per lui gioia dell’autonomia e della ricerca, ma necessita di una grande forza interiore. Tarshito la possiede e la si avverte chiaramente ogni volta che entra in contatto con gli altri, attraverso il lavoro, nelle realtà più diverse: con gli studenti, a cui propone la meditazione come metodo di indagine progettuale; con clienti di medio-alto ceto; con ricchissimi mecenati indiani o nella poverissima casa laboratorio del maestro-vasaio che vive e lavora negli slam di Delhi, fra cumuli di terra, donne affaccendate e bimbi nudi. E colpisce, soprattutto conoscendo la suddivisione per caste della società indiana, sapere che, per l’inaugurazione della mostra al Craft Museum di Delhi, i ministri presenti, ambasciatori, intellettuali ed artigiani che hanno lavorato con Tarshito, erano tutti posti sullo stesso piano. "Guerriera d'amore a cavallo del leone", terracotta tradizionale del Bihar.

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Artigianato 44  

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