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IL LIBERTY IN ITALIA Palazzo Zabarella, dal 18/11/01 al 3/3/02, ospita una grande mostra sul Liberty italiano. Curata da Fabio Benzi, su iniziativa del Comune di Padova e della Fondazione Palazzo Zabarella, l’esposizione presenta una selezione di dipinti, sculture, progetti architettonici, arti applicate (mobili, ceramiche, vetri, illustrazioni, manifesti, decorazioni, tessuti ecc.), facendo il punto su questo stile internazionale che introdusse l’Italia Unita nel dibattito estetico europeo modernista. La mostra è dedicata alla memoria di Lucia Stefanelli Torossi, la cui attività di mercante collezioni-sta è stata fondamentale per la valo-rizzazione dell’arte italiana della prima metà del secolo; grazie al suo contributo è stato possibile recupera-re opere straordinarie e nascoste al pubblico, che si vedono in mostra per la prima volta, provenienti da prestigiose collezioni private. Tra queste un’opera eccezionale di Galileo Chini “Il Tifone” del 1911, dipinto tra i più impressionanti del gusto liberty-simbolista europeo, un Pel-lizza da Volpedo già della collezione Sapori, un Segantini che nella sua inquietudine precorre i ritratti di Munch. Dalla collezione Stefanelli Torossi provengono inoltre alcuni Chini straordinari, come “Mesù l’at-trice” dipinto in Siam nel 1913, il “ri-tratto di Gualfarda di Carena” tra i più forti esempi delle tensioni secessioniste in Italia. Inoltre hanno prestato le loro opere più importanti i due maggiori collezionisti italiani di Liberty: Vittorio Sgarbi e Giampiero Mughini. Il primo ha concesso ben sedici straordinarie sculture della sua raccolta (tra cui capolavori di Bistolfi, Andreotti, Zanelli), mentre il secondo ha generosamente mostrato per la prima volta, rarissimi libri illustrati, ferri battuti di Mazzuc-cotelli, porcellane di Ginori, ce-ramiche di Biagini e di Chini tra le più belle del Liberty italiano. Ini-ziando ad esaminare con gli ante-cedenti italiani che contribuirono alla formazione di questo stile negli anni ’80 dell’800, la mostra esplora attraverso i capolavori di quel gusto la profonda e originalissima partecipazione dell’Italia alla formazione ed espressione di un dibattito internazionale che assunse il nome (a se-conda dei paesi) di Art Nouveau, Jugendstil ecc. Il percorso si articola intorno ad alcuni tra i temi

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fondamentali che caratterizzano lo stile Liberty: “ correspondances” naturali e la linea biomorfica; la vita moderna; l’estetismo neogotico e neorinascimentale come ricerca di radici culturali; l’esotismo; la geometria; la decorazione ambientale nelle mostre e negli edifici pubblici; la stampa. L’ultima mostra generale su questo tema si è tenuta esattamente venti anni fa a Lugano, ed ora, dopo una messe notevolissima di studi che si sono prodotti sull’argomento, viene finalmente riproposto ad un vasto pubblico il clima artistico italiano di un periodo (fine ’800/primi ’900) ormai storicizzato e decantato dagli sproporzionati entusiasmi del “revival” di cui é stato oggetto. Anche a Parigi (Grand Palais), a Londra (Victoria and Albert Museum) e a Wa-shington (National Gallery) si sono da poco tenute delle mostre sugli aspetti internazionali del Liberty, ma questa di Padova si propone come la prima rassegna completa sul coté italiano di questo fenomeno estetico e di gusto. La mostra crea un percorso di capolavori, presentando circa 350 opere tra le più significative di artisti quali: Previati, De Nittis, Bugatti, Pellizza da Volpedo, Sarto-rio, Cambellotti, Chini, Nomellini, De Carolis, Carena, Casorati, Balla, Bistolfi, Wildt, Zecchin, Sant’Elia, D’Aronco, Basile ecc. Il catalogo, un vero libro sul Liberty italiano pubblicato da Federico Motta Editore, è composto da numerosi saggi che delineano a tutto tondo questo straordinario e originale momento di fioritura artistica e ideale; in particolare gli autori e i temi dei saggi sono di: Fabio Benzi (introduzione e pittura), Maria Grazia Tolomeo (scultura), Paolo Portoghesi (architettura), Anna Maria Damigella (centri del liberty), Maria Teresa Benedetti (esposizioni pubbliche), Giuliana Gardelli (cera-mica), Maria Paola Maino (mobili), Marino Barovier (vetri), Alberta Campitelli (vetrate), Paola Pallottino (grafica), Claudio Crescentini (gioielli e argenti), Arianna Antonutti Baz-zari (vestiti e tessuti), Anna Mattei Strinati (lette-ratura), Johannes Streicher (musica).

VELE D’ARTISTA Passeggiando per Via Caracciolo, il famoso lungomare di Napoli, mi sono imbattuto -durante l’estate ap-

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pena trascorsa- in festose “vele d’artista” triangolari, opportunamente “bloccate” al parapetto del pubblico passeggio e per questo metaforiche vele senza scafo, senza utilità, inedite banderuole sottoposte a tutti i venti del golfo partenopeo dell’arte, (“affollato” e particolarmente bizzoso, com’è noto). Si trattava di una installazione inaugurata per il “Maggio dei Monumenti” -e poi andata avanti per tutta l’estate- organizzata da “Sole Urbano” -una associazione culturale nata dall’iniziativa di un gruppo di artisti napoletani-, con catalogo a cura di Vitaliano Corbi e Giorgio Segato, (Panda Edizioni, Padova). Sono tutti miei vecchi amici e conoscenti d’arte (da Di Fiore a Waschimps, da Di Giro-lamo a Scateni, da Longobardo a Matarese, da Di Ruggiero a DeTora, tanto per citare qualche nome), tutti operatori “maturi” che hanno la loro bandiera (vela?) nel sempre attivo Renato Barisani, classe 1918. Altrui-sti e docenti qual sono, hanno fatto spazio anche ai giovani e hanno invitato una decina di ex studenti della Accademia di Belle Arti di Napoli, della generazione degli anni settanta. Vicino a queste vele d’arte parte-nopee, si sono affiancate, direi mi-schiate, una decina di imbarcazioni “estere”, artisti selezionati da Gior-gio Segato. L’installazione sul lungomare è stata preceduta da una mostra dei bozzetti (realizzati poi col plotter su PVC, a cura di Scuotto Group al-lestimenti, ogni vela triangolare h.3 mt. ca.), mostra tenutasi nella sala delle Prigioni in Castel dell’Ovo. Una rivista come “Artigianato, tra arte e design” può segnalare questa mostra da una particolare angolazione, quella dell’arte decorativa, dell’arte pubblica, della comunica-zione. Da questo “nostro” punto di vista questa mostra costituisce un utile spaccato della riduzione della cifra dell’arte “chiusa” a segnale esteso, urbano, popolare, partecipativo, “decorativo”. E’ noto che dai tempi del liberty e del decò, son caduti tutti i codici di comportamento estetico (ed etico), son stati cancellati tutti i codici di riferimento che le grandi arti “passavano” naturalmente alle botteghe degli artigiani che avevano il compito di popolarizzare la norma del codice, con tutti gli adattamenti del caso, s’intende. Per questo motivo anche la vela del “piscatore d’o mare’’e Pusilleco” dell’800 rispettava un codice, aveva una sua

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Artigianato 44  

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