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intrigante. Mi ha fatto piacere vedere che nella nota 15 hai segnalato “la combinazione” maiolicara Procida/Cilento, i cui presepi tanto ammirai nel '73 presso “l'Ellisse” di Napoli, galleria nella quale avrei volentieri acquistato uno di quei magnifici presepi, se il perforante amore per l'altro braccio mio “presepiale”, quello del Settecento, non mi avesse trattenuto. Sbagliai! In questo testo tu lavori sulla forma modernamente antica del presepe e dell'artigianato artistico (ed è evidente che hai fatto tua la figurazione, le scelte plastiche e l'ipotesi di lavoro di I.K., sul folclore, sull'artigianato artistico, ecc..) Irene Kowaliska nasce a Varsavia l' l 1 giugno 1905. La sua prima infanzia si svolge in Polonia e Russia. Nel 1911 si trasferisce con la famiglia a Vienna. Nel 1914 muore improvvisamente la madre Nadine. Sotto la guida del professore Steinhof si diploma alla viennese Kunstgewebeschule ricevendo una preparazione completa nelle arti applicate. Dal 1928 al 1930 lavora a Berlino. Nel luglio 1930 incontra sul lago di Stechlinsee il poeta Armin Wegner, del quale sarà compagna per la vita. Il 19 marzo 1931 varca la frontiera italiana ed eleggerà questa terra sua patria. Lavora a Vietri sul Mare (Sa) quale pittrice ceramica presso le fabbriche I.C.S. e Vincenzo Pinto, con

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La novità di questo presepe vietrese che riemerge dal passato è “ambientale”: è noto che l'ambiente culturale, la committenza, poneva (e pone) l'accento sul “mestiere”, sulla tecnica che è alla base del lavoro delle botteghe artigiane dei “faenzari”; ossia delle fabbriche dei maiolicari/terracottari vietresi. I.K. a Vietri, all'inizio degli anni trenta, è tecnicamente fortunatamente! - una “dilettante” (e che diletto!) della maiolica; ella si riferisce pertanto ad un altro ambiente culturale, in grado di capire quel “diletto”, salta le gerarchie del luogo; sopperisce alla necessità tecnico-esecutiva creando opere preziose, inedite, qualche spazio autonomo di produzione. Nel 1937 crea una sua piccola fornace a fuoco aperto continuando a marcare IK Italia e contrassegno dell'uccellino. Costretta a chiudere il laboratorio ceramico nei primi anni di guerra per mancanza di piombo e stagno, si dedica soprattutto alla stampa di tessuti a Positano, ove si è trasferita alla “Casa Setteventi”. Nel 1941 nasce il figlio Mischa. Nel 1943 viene distrutta dai bombardamenti la sua fabbrichetta vietrese e nel dopoguerra decide di non continuare a realizzare più ceramiche. Continua ad occuparsi della stampa su stoffa fino al 1956 quando abbandona Positano per Roma. Qui impianta un laboratorio

d'amore, piene di raffinate cromie, ricoperte da una forte vernice che pone in evidenza il suo modellato moderno, felice, reso a blocchi, fabulosamente reale, vero, connotato da una nuova poesia attuale, di nuove classi (e classe) sociali. Cosa altro dirti? Nulla, che puoi usare questa lettera-recensione nel modo che credi opportuno. Scusa se è in brutta, ma non ho fatto in tempo a trascriverla, a farla “in bella”. “Passala” tu al computer, per l'Editore! A presto, un abbraccio fortissimo di stima ed affetto, tuo Gennaro Borrelli in Via dei Quattro Venti 104 ove opera fino al 1968. Realizza tessuti per la moda e interior-design con la tecnica della stampa con matrice e con serigrafie. Crea anche disegni per piccole serie a ditte italiane, svizzere, finlandesi e statunitensi. Nell’ultima parte della sua vita la troviamo impegnata nella pittura su vetro, spesso intessuta con inserti di collages. Lavora anche, con la tecnica del “mosaico”, alla realizzazione di grandi vetrate ed alla illustrazione di libri. Muore a Roma il 3 marzo 1991. Sue opere sono conservate al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza ed al Museo delle Ceramiche di Vietri sul Mare Raito, oltre che in collezioni private italiane ed estere.

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Artigianato 44  

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