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editoriale di Ugo La Pietra

Artigianato, moda o necessità?

Tutti stanno parlando di

Artigianato e Arti Applicate: la Triennale ha riabilitato, nel suo programma, la categoria “artigianato”; la città di Torino si appresta a realizzare una grande manifestazione commemorativa sull’artigianato; la rivista Modo (l’unica testata italiana che tratta il design) dedica un numero monografico all’artigianato; la Facoltà di Architettura di Palermo (Disegno Industriale) si “converte” organizzando una mostra dell’artigianato siciliano al prossimo Macef; premi e concorsi non si contano più (Ceramica di Este, di Nove, di Faenza) e si incominciano a vedere anche mostre di livello come “I vetri di Murano” allo spazio Oberdan (Provincia di Milano), o la mostra di “Dresser” alla Triennale di Milano; anche il Sottosegretario Vittorio Sgarbi firma con entusiasmo il “Manifesto per le Arti Applicate” promosso da CNA in cui si prefigurano il Museo Italiano delle Arti Applicate e il Padiglione delle Arti Applicate alla Biennale di Venezia. Sarà che il mio interesse nei confronti di questa area culturale e produttiva mi rende più sensibile e attento di altri, ma di fatto, mi appare sempre più evidente una forte attenzione nei confronti delle Arti Applicate da parte di persone e strutture che fino a ieri ignoravano, se non addirittura disprezzavano, questa area artistica.

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Inoltre, il “fatto a mano” non è nemmeno più appannaggio della lavorazione di oggetti con tecniche arcaiche e materiali tradizionali, ma viene rivendicato anche da autori e correnti del “design” più avanzato e c’è chi lo chiama “artigianato metropolitano”, ma al di là delle definizioni sono opere ormai presenti in ogni rivista di design e nelle manifestazioni di questo settore (vedi gli oggetti di Enzo Castellani, Gaetano Pesce, Officine Alchemiche, ecc...). Vero interesse o moda passeggera? Il “fatto a mano” contiene in sé un nucleo di universalità che può aiutare i popoli diversi a comprendersi. Una pratica, in un momento storico come questo di difficile comunicazione tra le persone, tra i gruppi sociali e tra i popoli, che ci spinge a sperare e credere che effettivamente la

“trasmissione diretta delle conoscenze crea relazioni tra le persone anche di diversa cultura e generazione”. “Fatto a mano” vuol dire anche trasformazione della materia secondo un processo lento che insegna ad essere pazienti e a saper ascoltare! E’ un’alternativa alla globalizzazione che in questo momento preoccupa (e in molti casi spaventa) sempre più grandi settori dell’umanità. Così vogliamo sperare tutti che il “fatto a mano”, possa rappresentare la giusta e consapevole necessità che la società esprime nei confronti degli oggetti che si definiscono di “affezione”. Oggetti che stanno tra l’arte e il design, quel grande patrimonio culturale e produttivo che da dieci anni la nostra rivista. sta divulgando con passione.

Nella pagina a fronte: prototipi di contenitori realizzati da Ugo La Pietra per Alessi, 1988. Sotto: flauti di Ugo La Pietra realizzati da Amida (Firenze), 1986.

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Artigianato 44  

Magazine about crafts

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