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produzione del passato, quella storica, che ha conferito loro una certa notorietà e diffusione (il fatturato è sempre molto interessante, soprattutto quello derivante dall'esportazione), proprio perché di grande suggestione, incombe su quella “nuova”, che viene costantemente sottoposta ad un duro ed impietoso confronto. E le cause sono tantissime. Tra queste vi è sicuramente la struttura della produzione eccezion fatta per l’industria tessile leuciana, un caso un po’ diverso - che attribuisce all’artigiano un ruolo centrale e troppo condizionante, che scaturisce dall’antica retorica del “fatto a mano”, da sempre posta in antitesi al prodotto industriale. L’artigiano, invece, avendo esaurito la sua carica creativa (se mai l’ha avuta: quello di una volta era al contempo artista ed esecutore), fa ricorso da una parte ad un’antica sapienza manuale, che al contrario va totalmente intesa ed “ascoltata”, ma dall’altra, incapace di rinnovare il patrimonio di forme ed immagini che deriva dalla storia, non fa altro che ripetere all’infinito, semmai con alcune sue personali variazioni, stilemi e stereotipi. Il lavoro che in Campania sto conducendo con queste imprese, con le Facoltà di Architettura e le Soprintendenze, da oltre dieci anni, consiste proprio nell’introdurre, come terzo incomodo, nel sistema produttivo di queste “tecniche”, o meglio ancora “arti applicate”, il designer, non quello che imprudentemente viene trascinato in campo dal parente, in una donchisciottesca e patetica battaglia, senza avere, poverino, la benché minima possibilità di riuscire in un’impresa così delicata e difficile, ma colui al quale vengono riconosciuti, obiettivamente, dei meriti, al di là

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dei linguaggi, del gusto e delle scuole di appartenenza, per un lavoro che lo vede impegnato da anni. A partire dalla prima edizione delle Giornate Napoletane del Design (primavera ’90) la manifestazione napoletana promossa dall’Istituto Italiano del Design fondato da Almerico de Angelis - sono stati invitati nomi noti del design come Alessandro Mendini, Riccardo Dalisi, Andrea Branzi, Matteo Thun, Filippo Alison, Sergio Calatroni, David Palterer, Luca Scacchetti, Giuseppe D’Amore, Fumio Shimizu, Anna Gili, Tarshito, Lapo Binazzi, Daniela Puppa, Annibale Oste, Giovanna Talocci, Alessandro Fiorentino, Ugo Marano, Marcello Panza e Claudio Giunnelli, Salvatore Cozzolino, Antonio Barrese, Isao Hosoe, Massimo Iosa Ghini, Enzo Mari, Franco Raggi, e lo stesso Ugo La Pietra, che da anni sta dedicando il suo lavoro di intellettuale e di designer alla scoperta e alla valorizzazione dell’artigianato d’arte. La formula sperimentata è sempre la stessa. Un designer viene invitato a partecipare ad una mostra, “vincolandolo” ad usare un materiale, appunto la ceramica vietrese, la tarsia sorrentina, il corallo di Torre del Greco (o la tecnica del cammeo), la seta di San Leucio. Ma ogni evento è anche incentrato sul tema del “souvenir”, che per tipologia e dimensioni si innesta appunto sul discorso iniziale del merchandising museale. Perciò dopo la prima mostra del ’90, “Napoli souvenir d’autore”, si è svolta a Napoli - nell’edizione ’98 delle Giornate Napoletane del Design e a Ferrara, per “Restauro ’99” - la mostra “Appunti di viaggio: souvenir per Napoli” ed ancora,

per “Restauro 2000”, sempre a Ferrara, “Ariamare: 100 oggetti di Riccardo Dalisi per la Costiera Amalfitana”. L’ultimo evento del genere si è tenuto a Verona, nella passata edizione di Abitare il Tempo. Il Comune di Pompei, con il patrocinio della Facoltà di Architettura della Seconda Università degli Studi di Napoli, ha partecipato con la mostra “Bye bye Pompei / nuovi souvenir per Pompei” . In questo caso ogni autore ha dovuto disegnare quattro oggetti ispirati alla Pompei antica ed a quella sacra (Pompei oltre ad essere il sito archeologico più visitato d’Europa è anche un importante santuario religioso del sud d’Italia) da realizzare appunto in ceramica vietrese, tarsia sorrentina, cammeo di Torre del Greco - utilizzando la pietra lavica - i tessuti di San Leucio, secondo tipologie e dimensioni compatibili non solo con le tecniche artigianali ed i materiali adottati, ma anche con un concreto progetto di produzione e commercializzazione, che per la verità stenta a decollare. Con questa operazione, che rientrava nel più generale progetto di promozione dell’immagine di Pompei, si intendeva aprire una ricerca sul genius loci della città, non solo per disvelarne, attraverso nuovi souvenir le due anime, pagana e sacra, ma anche per intravedere i sottilissimi fili che la legano. In questa occasione sono stati coinvolti, come autori, Sergio Cappelli, Riccardo Dalisi, Beppe Facente, Anna Gili, Makio Hasuike, Isao Hosoe, Alessandro Mendini, Paola Navone, Annibale Oste, Patrizia Ranzo, Luca Scacchetti e, come aziende, Art Decor Inlaid Wood Works Factory, Bernardo Casciello, Ceramica Artistica Solimene,

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Artigianato 44  

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