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“(…). Lavora e fa lavorare il legno con l’abilità d’un pianista, con il rispetto che gli uomini della terra portano da sempre alla materia della natura. Lo fa con la tenacia di chi sa che l’insistenza è il sentiero d’accesso ai misteri della poesia, che la quotidianità del lavoro approfondisce il sentire. E questo lavoro suo consiste nel progettare e nell’eseguire in un gesto unico, che poi è quello della scultura, un lavoro che si cimenta nel muovere le masse del legno, nell’incastrarle, nel delinearle. Riesce così Rivadossi ad essere al contempo ebanista e carpentiere per una visione dell’abitare dove l’individuo torna a predominare sulle astrazioni estetiche dello spazio”. Questo profilo mette ben in luce il doppio binario su cui Rivadossi si muove: la ricerca di una poetica attraverso il lavoro e il quotidiano rapporto con la materia e la ricerca del giusto equilibrio tra oggetti/architetture e l’uomo. Ho fatto qualche domanda a Giuseppe Rivadossi, a cui lui ha gentilmente risposto chiarendo il suo pensiero e il suo approccio al lavoro e al progetto.

Vorrei mettere in luce il pensiero di Rivadossi rispetto alla “cultura dell’abitare”: che ruolo hanno gli oggetti che ci circondano nei nostri ambienti domestici? Quale è la funzione che devono assolvere, oltre a quella primaria di contenere, mostrare, proteggere (a seconda della tipologia specifica)? Le attrezzature dell’habitat, unite alle strutture murarie, contribuiscono con le loro forme e le loro dimensioni a determinare uno spazio più o meno umano e poetico. In una casa, lo spazio non deve vivere in funzione del protagonismo di un oggetto o dell’altro, ma considerando la persona che ne fruirà e le sue esigenze, anche le più sottili. Abitare la casa o abitare la terra è secondo noi la medesima cosa: gli oggetti di cui ci circondiamo devono consentirci di ritrovare la nostra vera identità nelle nostre azioni e nelle nostre opere. Il rapporto tra cultura del progetto e cultura del fare: quanto, nell’esperienza di Rivadossi e dell’atelier, l’una alimenta l’altra, e viceversa? Per me dietro ogni progetto c’è una cultura del fare e del vivere, l’opera è sempre il frutto

Giuseppe Rivadossi con i figli Emanuele e Clemente

Credenza “Moissac” 2009, noce nazionale

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Artigianato 77  

italian Magazine about traditional crafts and contemporary Art.

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