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Abito P/E 2010 realizzato reinterpretando un vestito vintage – Ricic-labò

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non convenzionali ottenute sfruttando gli scarti della produzione tessile. Le asimmetrie, gli orli a taglio vivo, le cuciture a punto vista volutamente grossolane, i fili pendenti, tessuti di pesantezze diverse, i rammendi estetici, sono alcuni esempi che caratterizzano la manifattura fortemente creativa. “Sono i tessuti e l’usato a suggerire, spesso, idee” spiega Monica Berti. “Stravolgere un abito usato non significa distruggerlo, ma esaltarne tutte le potenzialità. Nel nuovo ci piace conservare le tracce di quello che era stato quel capo prima che finisse nelle nostre mani”. Il risultato sono capi unici, ovviamente sartoriali, assolutamente eco-sostenibili. Modelli che sanno, in qualche modo, ammiccare alle tendenze, ma che si collocano al di sopra della moda della stagione, che vanno capiti, interpretati e magari – chissà – ancora stravolti per diventare essi stessi espressione di uno stile personale di vestire e intendere la vita. “Si produce troppo” – dice Sara Aurelio. “Si spreca e si butta: scegliere un nostro abito significa farsi portatori di un messaggio anti-consumista e anticonformista. I nostri non sono capi di moda, di tendenza, ma pezzi unici, che hanno la vocazione di essere eterni. Per indossarli ci si deve innamorare.” Al loro attivo articoli su riviste di settore, partecipazioni di successo a fiere e sfilate (Dressed Up critical fashion show – Milano; Vintage Next - Belgioioso, la fiera più glam della moda d’epoca e del remake; Fiera Milano City “Fa’ la cosa giusta” – Sezione Speciale Critical Fashion), una

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Artigianato 77  

italian Magazine about traditional crafts and contemporary Art.

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