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Luciano Fabro, “L’Italia d’oro”, 1971, collezione privata

lazioni, ma soprattutto le interazioni, le rispettive e reciproche influenze tra varie tendenze e aree disciplinari. Dal futurismo che intendeva entrare nei vari campi espressivi alle correnti figurative e di astrazione del dopoguerra. In sintesi, le mostre esplorano tre periodi: dal 1947 al 1958, in mostra al Museo di Arte Contemporanea di Lissone, con gli artisti di Forma 1 e Origine dove le opere di Accardi, Dorazio, Perilli, Munari, Dorfles, Fontana, Crippa, Dova, Baj si affiancano agli oggetti di design come la Lettera 22 di Olivetti, la Lambretta e la Vespa o la Fiat 500 e alle grandi architetture di quel periodo come il Pirelli o la Torre Velasca. Nel periodo tra il 1959 e il 1972, in mostra presso la Rotonda di via Besana a Milano, si distinguono artisti che hanno fatto parte di movimenti significativi quali “gli oggettuali”, “i cinetici”, “i segnici”, “i programmati” (da Manzoni e Castellani fino a Alviani e Colombo) fino alla nascita del gruppo 63 in letteratura e alla formazione dell’Arte Povera. Accanto a queste opere troviamo le più significative esperienze del cinema, da Antonioni a Monicelli, da Rossellini a Fellini, del teatro e della musica e la testimonianza delle varie riviste di estetica, arte, architettura che hanno contribuito in quegli anni alla crescita del dibattito socio-culturale come Il Verri, Collage, Nuovi Argomenti. La sezione ospitata dalla GAMeC di Bergamo (periodo tra il 1973 e il 1989) mette in evidenza il passaggio dal movimento degli artisti concettuali a quello

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Artigianato 77  

italian Magazine about traditional crafts and contemporary Art.

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