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Ugo La Pietra / EDITORIALE

Dove è l’Artigianato? Difficile elencare la mappa del nostro artigianato artistico! Una difficoltà che, se da una parte ci stupisce per la ricchezza e complessità di espressioni, dall’altra ci preoccupa per la superficialità con cui la cultura e le istituzioni ne semplificano la dimensione. La gente comune conosce l’artigianato artistico attraverso le bancarelle dei mercatini, dove si alternano oggetti di semplice bigiotteria, con qualche riferimento all’ormai lontana cultura hippie, a souvenir riferiti alle varie sagre o ai luoghi di pellegrinaggio; più specificatamente l’artigianato artistico è conosciuto e frequentato attraverso le grandi fiere pre-natalizie che raccolgono una grande quantità di visitatori. È un artigianato, questo, spesso carico e ridondante, che fa mostra di qualcosa che da sempre la cultura ufficiale chiama “kitsch” (o semplicemente di cattivo gusto), salvo poche eccezioni. C’è anche l’artigianato più colto, quello che ripercorre gli stili e i modelli del passato (vale a dire che ripropone, non sempre in modo filologicamente corretto, le opere del passato): mobili in stile, ceramiche, vetri, alabastri, marmi, gioielli d’epoca. Da questo ambito si sono sem-

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pre distinti gli artigiani artisti capaci di rinnovare il linguaggio definendo così quello che, per cercare d’intenderci, chiamiamo “Artigianato Artistico di Eccellenza”, fatto spesso di singoli autori in grado di esprimersi attraverso un linguaggio contemporaneo, prendendo comunque le distanze dal mondo dell’arte. A questi modelli occorre aggiungere tutto l’artigianato (intagliatori, intarsiatori, incisori, ecc.) che lavora per le medie aziende (soprattutto del mobile e della moda) realizzando le parti lavorate a mano di cui l’azienda realizza poi il montaggio, e l’artigiano che lavora per l’industria attraverso la realizzazione di stampi e modelli (in cera, in gesso, in legno, …) per la grande produzione. A questi si aggiunge un’altra categoria (forse la più colta), ovvero gli artigiani che operano su progetto per opere uniche come gli arredamenti fatti su misura (spazi privati e spazi pubblici) a cui recentemente si sono aggiunti gli artigiani che producono oggetti in piccola serie su progetto di designer (edizioni di design artistico). Non trascurabile è il fenomeno dell’autoproduzione, una versione aggiornata della vecchia

bottega artigiana in cui il titolare stesso si occupa di progetto del prodotto, della sua comunicazione e della sua commercializzazione: artigiani artisti che superano i modelli tradizionali sia nell’uso dei materiali (ad esempio con l’ultilizzo del silicone o materiali di recupero) che nelle tecniche di lavorazione e che conoscono bene anche le leggi del marketing. All’interno di queste categorie così diversificate è difficile definire una strategia per lo sviluppo e la valorizzazione: ogni categoria è un mondo a parte che segue regole e logiche creative, produttive e commerciali completamente diverse tra loro. Profonde differenze tra una categoria e l’altra che dovrebbero portare le varie strutture preposte alla loro valorizzazione (Istituzioni, Assessorati, Camere di Commercio, Fiere ma anche strutture didattiche) a cercare di approntare di volta in volta strumenti differenziati. Ma ancora è lontano uno studio approfondito di queste categorie che rappresentano l’artigianato: un nostro grande patrimonio artistico, culturale, produttivo ed economico.

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Artigianato 75  

An amazing magazine from Italian world of art and Crafts.

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