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“Itinerari siciliani”, Ugo la Pietra, installazione realizzata presso il Museo delle Trame Mediterranee, Fondazione Orestiadi, Gibellina, 2007 (libri realizzati da Giovanni D’Angelo, Polizza Generosa, PA). Foto di Aurelia Raffo.

dallo spazio domestico all’ambiente urbano. Dagli interventi urbani degli anni Sessanta, alla “Riconversione progettuale” degli anni Settanta, al rapporto tra interno (ambiente domestico) ed esterno (ambiente urbano) rappresentato dai contenitori in terracotta “Interno/Esterno” (1978-2008) che, con una serie di contrapposizioni e rovesciamenti di senso, racchiudono il pensiero di La Pietra sintetizzato nello slogan “Abitare è essere ovunque a casa propria”. Il progetto che affonda le proprie radici nel Genius loci territoriale (emblematici i “Souvenir di Vietri sul Mare”, 1999-2008) comunica la necessità, ormai sempre più urgente in un sistema che appiattisce la propria azione su necessità

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globali trascurando quelle locali, di recuperare gli archetipi territoriali per salvaguardarne le identità. La Pietra riflette, a proposito delle identità locali: «… proprio come spesso, attraverso i cibi, è possibile riconoscere un territorio così, attraverso i colori, si possono riconoscere le ceramiche di Vietri o di Faenza, guardando la materia si può distinguere il cotto di Impruneta dal bucchero umbro, osservando la simbologia si può cogliere l’unicità della ceramica di Santo Stefano di Camastra o di Grottaglie, analizzando le forme si può individuare una ceramica di Caltagirone o una di Nove». La Pietra cerca di rinnovare la tradizione con un progetto pensato per le capacità e le pecu-

liarità della cultura materiale locale. Non è un caso quindi che la sua sia un co-creazione, firmata anche da colui che materialmente realizza l’oggetto, artefice a pieno titolo dell’opera insieme al progettista. L’oggetto “fatto ad arte”, come La Pietra definisce tutte le opere che coniugano la cultura del progetto con la cultura del fare, è Oggetto Significante, in quanto portatore di valori e significati che vanno al di là della necessità funzionale, che pure resta componente importante dell’opera. Questo approccio, presente tra gli anni Sessanta e Novanta con le “Immersioni”, gli “Oggetti disequilibranti”, gli “eclettici” e gli “antropomorfi” è ben sintetizzato nella collezione “Vasi per

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Artigianato 75  

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