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Franco Cologni

Connesioni Virtuose Riscoprire i giacimenti culturali per dare nuovo impulso all’eccellenza del Made in Italy

Franco Cologni, presidente della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

“Possiedo alcune azioni del Banco delle Primule / Titoli profumati / una Dote di Asfodeli”, scriveva Emily Dickinson, ritenendo assai pregevole il suo tesoro di sogno e poesia. Un simile elenco di ricchezze evanescenti, pur se preziosissime, può ricordare le risorse del nostro Paese: niente petrolio né miniere d’oro. Ma giacimenti culturali vasti come l’oceano; tesori d’arte inestimabili; tradizioni e mestieri antichi di secoli che la tecnologia contemporanea non solo non ha cancellato, ma che ha anzi saputo rivitalizzare. In Italia questi giacimenti costituiscono una saggezza popolare che nasce e si sviluppa in un determinato territorio, esso stesso valore fondamentale da proteggere e da riscoprire. Ed ecco la prima valenza che deriva del considerare il territorio come una ricchezza: la scoperta che mettere in circolo la cultura, come i grandi maestri d’arte del Rinascimento, crea circoli virtuosi di sapienze che fertilizzano ogni campo. L’eredità di questo crogiolo culturale è viva e presente nei troppo dimenticati artigiani-artisti italiani, che all’intelligenza della mano uniscono la passione del cuore e la creatività della mente e che pur in mezzo a

mille difficoltà (non ultime quelle di ordine burocratico) rappresentano l’eccellenza del loro (e nostro) territorio. Creare una rete significa entrare in connessione. Oggi abbiamo una rete, ma dobbiamo ancora entrare veramente in connessione. E perché la connessione sia valida, occorre ovviamente avere qualcosa da esprimere e da trasmettere: in una parola, occorre sapere. E qui si inserisce la seconda valenza del territorio inteso come valore: la trasformazione di un rapporto quantitativo (produrre oggetti, scambiare beni) in un rapporto qualitativo (produrre bellezza, scambiare emozioni). I lord inglesi che venivano in Italia per il Grand Tour restavano ammirati dalle rovine classiche, dai borghi antichi, dai palazzi nobiliari. Il Grand Tour di oggi ha un sapore diverso: non solo antichi monumenti, ma anche nuovi maestri d’arte che producono oggetti meravigliosi, botteghe eccellenti dove riscoprire saperi e sapori, reti di relazioni che riescono ancora a trasformare un mediocre Prodotto Interno Lordo in un eccellente Prodotto Interno Qualità, secondo la felice definizione della Fondazione Symbola. La “connessione” potrebbe dunque

svilupparsi in più direzioni: - artigianato artistico in sinergia con le arti e la cultura in generale (Arts & Crafts di nuova generazione, arti applicate o decorative, eccetera); - artigianato artistico come testimonianza di un Made in Italy “vero” e “proprio”, che non è trasferibile altrove in quanto la tradizione e il know-how appartengono ai codici genetici dei maestri d’arte; - artigianato artistico come DNA di un’eccellenza che passa dal laboratorio alla bottega all’impresa e come scoperta di “tesori viventi” a disposizione di un turismo qualificato; - artigianato artistico come apertura importante al lavoro per i giovani che vi possono trovare non solo soddisfazione materiale, ma anche prospettive di fama e gloria. La Fondazione dei Mestieri d’Arte, con RE.T.I.C.A. (Rete Territoriale per l’Innovazione della Creatività Applicata, progetto di orientamento ai mestieri d’arte cofinanziato da Regione Lombardia) può costituire una testimonianza di come si possano creare delle connessioni salde e reali lavorando sulla bellezza, la ricchezza e l’arte dei territori.

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Artigianato 72  

an Amazing magazine from italian Arts and Crafts

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