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Moulin, Caraffa, 2001.

Invaso, Vaso, 1995.

la sua molecola è riflettente e ogni finitura che non sia lucente necessita di interventi artificiali di carattere fisico o chimico relativamente effimeri. Nell’oggetto specchio ciò che sente la mano non corrisponde a ciò che vede l’occhio. Nel contrasto simultaneo tra forma reale e immagine virtuale operano l’ambiguità poietica e l’energia cinetica in cui sta la chiave per la costruzione di un possibile rapporto dialogico, di relazione e scambio, tra artefatto e spettatore. Il progetto di ogni oggetto mira a far giocare i sensi con lo specchio, sperimentando la varietà dei fenomeni: di trasmissione del raggio luminoso, di riduzione a unità dello spazio reale con quello riflesso, di moltiplicazione delle immagini reali e virtuali, di trasformazioni anamorfiche delle immagini e del loro cangiare a velocità angolare. Preferisco chiamare specchi e non oggetti i miei artefatti perché non perseguo innovazione morfologica o tipologica. Forma e tipologia conseguono alla possibilità di produrre e comunicare immagini imprevedibili in continua variazione, determinate dal rapporto d’interazione tra oggetto e osservatore in movimento. Crac, Vaso, 2006.

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Artigianato 72  

an Amazing magazine from italian Arts and Crafts

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