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editoriale di Ugo La Pietra

Raccogliere e valorizzare In questi ultimi decenni ho assistito

più volte alla scomparsa di laboratori artigiani che nelle diverse aree di tradizione, dalla lavorazione del legno alla ceramica, dal ferro alle pietre, hanno dovuto chiudere. La fine di queste botteghe, che spesso hanno visto all’opera diverse generazioni di artigiani, è dovuta a tanti motivi: dalla mancanza di un avvicendamento padre-figlio, al decadimento della bottega, struttura incapace di adattarsi alle nuove regole della “piccola impresa”, fino all’impoverimento dell’area di produzione per la sempre minore presenza della “cultura del progetto”. Ma se per questi e altri legittimi motivi molti laboratori artigiani hanno dovuto chiudere,

non è così facilmente accettabile che tutto il patrimonio di opere, strumenti, materiali che queste botteghe di fatto possedevano debba necessariamente disperdersi. La domanda che si fece il grande artigiano modellista Sacchi quando, ormai vecchio, cercava di collocare,

senza successo, il suo laboratorio in qualche istituzione, ancora oggi stupisce: possibile che non esista una fondazione, una scuola, un istituto, un’università, che sappia apprezzare l’opportunità di raccogliere, conservare e valorizzare il patrimonio di prestigiose botteghe dal loro esaurimento?! Trovo incomprensibile come sia diffusa la pratica di conservare le attrezzature della cultura contadina in numerosi musei e siano invece inesistenti, salvo qualche ecomuseo relativo alla lavorazione della pietra, luoghi in cui vengano raccolti, ma anche valorizzati, gli strumenti che hanno fatto grande il passato del nostro artigianato artistico.

Collecting and promoting Over the past few decades I have oftentimes seen several businesses collapse, with workshops covering different traditional areas such as woodwork, pottery, ironwork and stonework being forced to shut down. Many reasons account for the decline of these workshops, which have often employed several generations of craftsmen. At times there has been no continuation from father to son, or the workshops have failed to conform to the rules of “smallsized firms”. Furthermore, the decline of a “design culture” has

impoverished the production areas affected. If these as well as other legitimate reasons are behind the closure of many local workshops, it does not necessarily ensue that all the works, tools and materials owned by the workshops should be lost. The question that great model-maker and craftsman Sacchi used to ask himself in his old age, when he was unsuccessfully trying to relocate his workshop inside an organization, is still a source of amazement: how come there are no associations, schools, institutes or universities able to leap at the

opportunity of collecting, preserving and promoting the heritage of prestigious workshops and their fading production?! I just cannot possibly nderstand why the tools and traditions of peasant society are reserved and displayed in several useums, whilst places housing the tools of our great artistic handicraft tradition are virtually non-existent, except for a few ecomuseumsrelating to stonework.

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Profile for Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte

Artigianato 59  

Italian Magazine About crafts and Arts

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