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MOSTRE di Bianca Maria Zetti Ugolotti

Sassi in grès per narrare la nascita della vita

Le ceramiche di Alfredo Gioventù illustrano la fiaba “Il castagno”, scritta da Mario Lodi per la Galleria d’Arte Moderna di Genova.

Mai gli “altri” avevano osato tanto.

Leo Lionni non li aveva presi sul serio, gli aveva messo occhi e baffi e li aveva imprigionati in un bel libro destinato ai bambini. Italo Zetti li aveva a lungo accarezzati, prima di inciderli in grandi tavole xilografiche e mutarli in colorati mandala su cui meditare (“ci sono cose venute da lontano”, diceva...); altre volte, invece, ci si divertiva, e in tempere ed acquerelli li trasformava in buffi ometti, dolmen, pesciolini, aquiloni colorati. Dal canto suo Bruno Munari, in un certo suo libriccino che sembra un invito a fare altrettanto, scientemente li aveva raccolti in tante cassettine da collezione come insetti pietrificati. Però nessuno, proprio nessuno, prima di Alfredo Gioventù, aveva pensato di farli letteralmente galleggiare come foglie sull’acqua. Molto più di un gioco. A parte la palpabile raffinatezza della materia ceramica, che Alfredo è riuscito a portare al massimo delle sue incredibili potenzialità mimetiche, i suoi “Sassi galleggianti”, oltre che essere tanto “veri” da confonderci, sono un poetico promemoria, un accumulo di esperienze sentimentali e visive, una tangibile sintesi di quanto di buono e di bello c’è in natura, soprattutto in “quella” natura di Sestri Levante che lo ispira e commuove quando se ne sta in riva al mare fra sole, sabbia, vento, relitti di mareggiate, gusci vuoti di conchiglie, residui di piastrelle levigate dalle correnti. L’antico alunno di Mario Lodi

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certo imparò da lui che miglior maestro della Natura non c’è. Come un marinaio che, al ritorno dalla pesca, rovescia in grandi ceste il bottino rimasto impigliato nelle reti, così Alfredo dispone ordinatamente sugli scaffali, accanto a colori minerali ed argille, quanto ha raccolto nelle sue passeggiate: mazzi di canne e fili d’erba, foglie, ricci di castagno, rametti di varie specie dal sinuoso andamento che più l’hanno colpito, e che poi avrà cura di levigare e rendere candidi per uniformarli alle tonalità discrete che preferisce.

Entrano anche questi elementi, così come sono e senza ulteriori manipolazioni, nel linguaggio poetico di questo singolare artista. Oggetti in grès, porcellana, o in una combinazione fra i due materiali, grezzi o rivestiti da una caratteristica “tenera” vernice cerulea (il céladon); vasi, pannelli, ciotole o gli altri contenitori grandi o piccoli che escono dalla sua bottega recano l’inconfondibile impronta del suo “stile”. Un artista, Gioventù, che riunisce in sé la consapevolezza di un mestiere artigiano che dura da millenni e che nei millenni

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Artigianato 58  

Italian Magazine about crafts

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