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S E G N A L A Z I O N I  risultato gratifica Giulio Candussio e, soprattutto, fa onore alla Scuola di Spilimbergo, Scuola che continua ad essere sempre presente, nel mondo, nei luoghi dove è giusto aggiungere una migliore qualità estetica al paesaggio urbano o a quello domestico o, come in questo caso, dove è giusto lasciare un segno civile di condivisione e di conforto nei confronti della malinconia che, dopo l’11 settembre 2001, si è sovrapposta alla rabbia ed al dolore. (P.C.)

“Saetta iridescente” di Giulio Candussio con la Scuola Mosaicisti del Friuli, scultura in mosaico per il World Trade Center di New York.

Candussio, con gli allievi della Scuola Mosaicisti del Friuli, a Spilimbergo, in un luogo infinitamente lontano da New York ma - nella nuova mondialità e per consonanza di sentimenti - a quella città infinitamente vicino, ha sviluppato un progetto di rinascita. Un progetto per una nuova vita. Fatto di nuovi colori e di nuova energia. Di infinita speranza. Ha pensato, disegnato e realizzato l’espressione di un cortocircuito elettrico, di una scintilla schizzata dalla pietra percossa, di un bagliore che è già scoppio, di una compenetrazione esplosiva tra materie tra loro incompatibili. Ha ideato una grande saetta. Iridescente. Appuntita. Nervosa e scattante come la vita. Spaventevole e sorprendente come la morte improvvisa. Irrefrenabile e coraggiosamente spericolata.Giulio l’ha pensata in mosaico. Piena di colori, come fatte di tanti colori sono le storie che si affastellano in unico pensiero. Sotterranea, perchè ambientata sotto il livello stradale, nella stazione metropolitana di Ground Zero. Notturna e brillante perchè, di notte, dopo lo schianto, tra le unte colonne di fumo, solo il brillio delle cose sfracellate dava l’orientamento ai disperati sopravvissuti. E quelle cose luccicanti, assieme alle lacrime, erano le uniche tremolanti stelle polari di un vagolare allucinato. La “Saetta iridescente”, lunga 36 metri e alta 4, realizzata interamente con smalti lucidi, tagliati in maniera irregolare e incollati su una base di acciaio inox, è stata collocata sul muro della Path Station, nella metropolitana Temporary Trade Center, a qualche passo dall’angosciante vuoto lasciato dalle Twin Towers. È un’opera di grande bellezza e di grande modernità. Un’opera il cui

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MOSTRE

tata (Arita/Kakiemon), che si affianca a quella esclusiva riservata ai nobili giapponesi (Arita/ Nabeshima). Si conclude con la terza e la quarta sezione in cui viene approfondita la produzione per l’estero nel periodo 16501750, e dove è possibile ammirare accanto agli originali giapponesi, i tentativi coevi di imitazione, sempre di altissima fattura, realizzati da artisti e artigiani occidentali. “Jiki”, uno dei più importanti eventi culturali europei del biennio, sarà presentata per la prima volta a Faenza, per proseguire nel 2005 a Parigi e Bruxelles. Sono previsti, all’interno dei verdi cortili del museo, concerti di musica e letture di poesie giapponesi.

Porcellana giapponese “Jiki, porcellana giapponese tra Oriente e Occidente 1610-1760” è il titolo della mostra visibile al MIC di Faenza dal 26/6 al 7/11/04: un viaggio all’interno della porcellana giapponese dal XVII al XVIII secolo. Vengono messe a confronto, per la prima volta, la porcellana prodotta per i nobili giapponesi (più elegante, pensata quale oggetto d’uso), con quella che nello stesso periodo veniva prodotta su commissione per il mercato europeo (disegni più vistosi e colorati, fondamentalmente pensata per arredare e decorare). La mostra, suddivisa in 4 aree, si sviluppa secondo un percorso cronologico. Un primo periodo ove la ceramica giapponese risente dell’influenza cinese; una seconda fase di apparente chiusura al mondo esterno, nella quale, in realtà, con i mercanti olandesi, il Giappone diffonde in tutto il mondo occidentale un’arte di rara bellezza creata appositamente per essere espor-

Capolavori etnografici Presso la Galleria Gottardo di Lugano sarà possibile visitare, sino al 23/12/04, la mostra “Oltre Bering. Le Colonie Russe del Nord Pacifico”. L’esposizione rappresenta una rara occasione per ammirare oltre 150 oggetti di proprietà del Museo Storico di Tallinn e provenienti da quei territori che, fino al 1867, sono stati sotto il dominio della Compagnia russoamericana. Si tratta di preziosi manufatti che ripercorrono un periodo dimenticato della storia russa e delle espansioni coloniali europee. Raccolti da esploratori o funzionari estoni durante i viaggi compiuti tra il 1804 ed il 1855, questi oggetti costituiscono un documento importante e precoce dei contatti delle culture marittime del nord del Pacifico con l’Occidente. Essi testimoniano anche l’esistenza di viaggiatori illuminati, tenendo conto del fatto che a quel tempo la maggior parte degli europei non si preoccupava certo delle abitudini di vita degli autoctoni dei territori che visitava ed occupava. Negli oggetti d’uso realizzati dalle donne, come mantelli, stivali, cappelli e borse, la lavorazione delle pelli e di altri materiali è di notevole accuratezza, come si può notare dalla

Piatto tripode con disegno di aironi e foglie di loto in blu cobalto sottovetrina, Ø cm. 28, 1690-1730, Kyushu Ceramic Museum.

Cesto proveniente dalla California fatto di madreperla, rondelle di conchiglia, perle di vetro, radici, canapa e erba.

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Artigianato 55  

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