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editoriale di Ugo La Pietra

Tempo d’estate, tempo di viaggi

e di ritorno dai viaggi. Si rientra nel proprio mondo quotidiano riportando “segni” capaci di dimostrare a chi è rimasto che siamo stati veramente in qualche luogo! Questi segni si chiamano oggetti souvenir. Ci sono sempre stati fin da quando, migliaia di anni fa, i pellegrini tornavano dalle visite ai luoghi sacri riportando il simulacro (più piccolo e in terracotta) della divinità. Oggi sono oggetti che raccontano un luogo visitato, sacro o profano, un territorio turistico, un monumento, una città, oggetti che di per sè sono opere “significanti”, in grado cioè, oltre che di assolvere una funzione (per arredo o per abbigliamento), anche di portare con sè un significato aggiunto. Sarebbero oggetti estremamente

Souvenir

utili come esercizio quotidiano per i progettisti e per gli artigianiartisti; di fatto per progettarli dovrebbero lavorare su opere capaci di veicolare significati e di produrre quindi oggetti altamente artistici. Invece, purtroppo, i luoghi che il turista medio oggi frequenta sono sommersi da prodotti malamente copiati dall’opera originale oppure realizzati in terre lontane (Cina e

Giappone) e quindi poco legati ai significati che dovrebbero portare con sè, o, ancora peggio, accade che il soggetto visitato venga mortificato come elemento decorativo: dalla cravatta al portacenere, tutto è consentito! Una grande area di progettazione, che dal souvenir va fino al merchandising museale, oggi purtroppo è nelle mani dei più cinici e ignoranti produttori di oggettistica destinata al sempre più elevato numero di turisti. Turisti sempre più spesso riferibili al nostro ormai consolidato “turismo culturale”, viaggiatori attenti, curiosi e informati, desiderosi di vedere le nostre “bellezze”, portano con sè, al ritorno da questi viaggi, delle vere e proprie “schifezze”.

Souvenir S

ummer: the time of travels and returns. Many of us bring back “signs” for demonstrating that we have truly been somewhere to those who stayed behind, when we come home to our everyday world. These signs are the objects we call “souvenirs”. Souvenirs have been around for thousands of years since the times when ancient pilgrims returned from holy places carrying miniature terracotta images of divinities. Today, they are objects that tell of a visit to a holy or secular place, a resort, a monument, a city. These objects are “significant” per se,

that is they carry an added meaning as well as performing a function (decorative or clothing). Creating souvenirs could be an extremely useful daily practice for designers and craftsmen: they could focus on creating works capable of conveying meanings and having a high artistic at the same time. On the contrary, the places frequented by the average tourist are flooded by poor copies of original artwork sometimes made in faraway lands (China and Japan) and therefore very loosely linked to the meanings the objects should be expected to carry. It can even get worse: often subjects

are mortified as a decorative elements. From ties to ashtrays: anything goes. Unfortunately, this major area of design ranging from souvenirs to museum merchandising is today in the hands of the most cynical, ignorant manufacturers because of sheer increase in numbers. Attentive, curious and informed travellers, often attracted by our consolidated “cultural tourism” offering, come to see our beauties and end up taking genuine rubbish home with them.

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Profile for Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte

Artigianato 55  

Italian Magazien about crafts

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