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MOSTRE di Luciano Marziano

Antoni Gaudí: l’artigiano

La lezione di un grande architetto nell’ambito del Modernismo Catalano, tra sapienza fattuale della manualità e nuovi sistemi costruttivi, in mostra a Roma nel Chiostro del Bramante

L

a mostra su Antoni Gaudí e il Modernismo Catalano, allestita a Roma nello spazio espositivo del Chiostro del Bramante nel febbraio scorso, oltre a richiamare l’attenzione su un protagonista dell’architettura moderna, rimanda ad una serie di problemi, che restano a tutt’oggi aperti. Gaudí opera tra la seconda metà del sec. XIX e i primi decenni del XX a Barcellona, vivace città in espansione economica ed edilizia, nell’ambito del Movimento Modernista, che si collega a quello dell’Art Nouveau, attivo nel resto d’Europa, dove assume differenti definizioni (Liberty, Jugendstil, Secessione). Il tratto comune è la concezione dell’architettura come unificatrice di tutte le arti. Il riferimento primario alla natura si accompagna allo spirito internazionalista come rispecchiamento della cultura cosmopolita dell’epoca. Il Modernismo Catalano oppone al cosmopolitismo, che peraltro non nega, un radicamento nella tradizione locale. Ricollegandosi ai precedenti di Arts and Crafts di William Morris, trova ispirazione operativa nell’ ascendenza medievale, nello svolgimento dal gotico fino al barocco, che consente di frangere la linea retta per conseguire superfici ondulate, con pieni e vuoti che danno un forte senso di ariosità. Si tratta di ascendenze culturali che, razionalizzate, implicano l’utilizzo e l’apporto dell’artigianato. In questo modo, si entra nel campo della tradizione non intesa come citazione e come replica di modelli del passato, ma quale matrice fattuale da reinterpretare alla luce delle nuove

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istanze e delle possibilità offerte dai nuovi sistemi costruttivi, dei quali Gaudí si mostra bene informato. Si trattava, quindi, di proporre una specificità, un’autenticità, che, mentre valorizzava il patrimonio di sapienza fattuale della manualità posseduta dagli artigiani locali, era in grado di apportare un arricchimento all’orizzonte operativo internazionale. Secondo Gaudí la tradizione doveva intendersi non soltanto come un iter di procedure operative, come tipologia consacrata dal tempo, ma anche come riconoscimento del tessuto spirituale, dell’incidenza del vissuto e dell’interiorizzazione del particolare genius loci. Operazione che non poteva non comportare un impatto simbolico. Per fare alcuni esempi: il Mediterraneo contiene il concetto di luce che si manifesta con la policromia dei frammenti ceramici e vetrosi; il movimento delle onde marine si riflette nella linea

sinusoidale degli edifici e degli oggetti di arredamento; il particolare mondo vegetale del Sud si fissa nel ferro battuto in una molteplicità di motivi con al centro le foglie di palma dei cancelli; ricorrono immagini zoomorfe, come quella del drago, emblema e completamento ergonomico in alcuni oggetti d’uso. L’impegno gaudiano è quello di una espressività che implica la conoscenza e la padronanza di diversi fattori: in primo luogo dei materiali la cui resa, sostenuta da una intuizione di base, viene verificata sul campo. Al tempo operavano sul territorio diversi artigiani (falegnami, ceramisti, fabbri, gessisti, muratori), ai quali veniva affidata l’esecuzione di lavori che l’architetto molto spesso aveva soltanto schizzato: questo implica una presenza continua dell’autore, che non soltanto indica il procedimento esecutivo, ma, a volte, opera in prima persona, in un continuo colloquio e scambio di pareri con i collaboratori. Si profila così un organismo che rinvia alla bottega medievale, poiché l’oggetto (sedie, poltrone, panche, sedili in pietra, lampioni, ringhiere, cancelli, ecc.), ma anche più estensivamente la costruzione, sono il frutto di un farsi momento per momento con le modifiche e gli aggiustamenti in corso d’opera, in modo da rendere tattile la morbidezza, la rugosità, la levigatezza dei manufatti, dei quali si mette a nudo la struttura interna affidata alla sapienza e alla manualità artigianale, alla ripetizione intelligente in grado di migliorare il prodotto. In sintesi, si può affermare che il procedimento si basava sulla rapidità immaginativa,

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Artigianato 55  

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